Twins Rock

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- Capitolo scritto da Devil/Chiara -


Il ragazzo si era appena seduto al bancone, quando il barista si avvicinò a lui, con un ampio sorriso.

«Ehi Shinichi! Immagino prendi il solito...»

«Sì, Genji. Uno Sherry con ghiaccio.» rispose il ragazzo, tirando fuori dalla sua cartella scolastica un blocco note e una matita.

«Un'altro testo?» chiese il barista poggiando il bicchiere contenente l'alcolico roseo vicino al ragazzo.

«Sì, l'altro era penoso e l'ho buttato.» fece lui, scarabocchiando qualche parola a caso sul foglio.

Rabbia. Rock. Solo te. Anima venduta.

«Sono sicuro ti verrà una buona idea. Potresti farti venire in mente qualcosa da lui.» gli suggerì il barman, indicando con il pollice un ragazzo che era appena salito sul palco assieme a una band.

Si voltò incuriosito verso il palco e, mentre sorseggiava il suo alcolico, si godette quella che lui aveva sempre definito musica.

«È bravo!» disse Shinichi quando ebbero finito.

«Già, eppure nessuno sembra notarlo. A quanto pare un cantante rock, da solo non può fare successo, soprattutto se è diciassettenne.»

«Ma scusa, quella non è la sua band?» chiese il ragazzo stupito.

«Assolutamente no. Suona con loro solo perché il cantante della band si è ammalato e dato che lui è il nipote di un mio amico, gli ho proposto di cantare qui per qualche sera con loro.»

«Hai detto che ha diciassette anni?»

«Sì, la tua stessa età. Se non sbaglio frequenta una delle due scuole di Tokyo del tuo progetto.»

Il ragazzo si voltò di nuovo verso il palco. Era strano, ma gli sembrava quasi di aver trovato un gemello perduto. Da come si muoveva, da come dimostrava il suo amore per la musica, dalla sua grinta nel cantare, quel ragazzo sul palco gli ricordava lui. Il suo rapporto col microfono che teneva in mano era identico al suo quando suonava la chitarra. Inoltre, quel ragazzo gli somigliava in modo impressionante. Forse solo i capelli, più chiari e con un taglio diverso. Ma per il resto, sia per i lineamenti del viso, che per gli occhi erano identici.


Shinichi però non poteva sapere, che la vita del ragazzo era completamente diversa dalla sua.

«Ehi, sfigato!» qualcuno passò spintonandolo e la cartella cadde a terra aprendosi e versando tutti i libri per terra, tra l'ilarità della gente che gli stava attorno.

Il ragazzo sbuffò e si chinò a raccogliere tutto. Gli mancava solo un libro, ma qualcuno lo raccolse al posto suo.

«Kaito, perché ti fai trattare così?» domandò porgendogli l'ultimo libro.

Lui alzò lo sguardo e la vide. I capelli castani che le arrivavano appena alle spalle, gli occhi blu e quel viso dolce.

«Perché non si meritano neanche la mia rabbia, Aoko.»

«Sì, ma non è giusto. Loro fanno i bulli e tu non gli dici mai niente.» protestò lei con aria imbronciata, mentre lui, nel vedere quel viso, scoppiò a ridere.

«Che c'è da ridere?» chiese lei.

«Niente, niente... Dai su, andiamo a lezione. Prima che il prof ci faccia un'altra strigliata come quella di ieri.»

Arrivarono fortunatamente in orario e si sedettero ai loro posti.

La lezione iniziò, ma ben presto Kaito, un po' per la stanchezza, un po' per il tardo orario in cui era andato a letto il giorno prima e un po' per la noia incontrollabile durante le lezioni, si addormentò, cadendo nel mondo dei sogni.

Quel momento di riposo però, durò per poco.

«Signor Kuroba!! Se vuole dormire durante la mia lezione, può anche uscire!!» urlò il professore, mentre Aoko che era di fianco a lui lo scuoteva leggermente per svegliarlo. Tra le risate di tutti i compagni di classe il ragazzo alzò il volto stropicciandosi gli occhi e ritrovandosi a pochi centimetri dal professore.

«Che succede?» domandò, mentre le risate aumentavano.

«Ora basta!! Vada fuori!!»

Il ragazzo sbuffò innervosito e uscì dalla classe, chiudendosi la porta alle spalle. Poi si sedette per terra vicino alla porta, un po' scocciato.

Non passò molto che qualcuno uscì, da qualche classe più in là.

«Ehi Kuroba... Di nuovo fuori? Vuoi battere il record?»

«Lasciami in pace Hakuba...»

Il ragazzo sogghignò e si allontanò, andando verso i bagni.

Rock TeitanWhere stories live. Discover now