"Oh, no no don't leave me lonely now"
2
Oggi è il secondo giorno di lavoro per Cameron, e, non so per quale strano motivo, sono eccitata al pensiero di ritrovarmi a tinteggiare la biblioteca con lui. Le lezioni sono più noiose del solito, e, quando arriva l'ora di pranzo, alla mensa vado quasi a sbattere contro un ragazzo che non ricordo di aver mai visto in giro, ma i suoi occhi mi rimangono impressi. Azzurro ghiaccio. Quando finalmente trovo il tavolo che condivido con le mie amiche, mi ci avvicino, e noto subito che manca Leslie, ma subito dopo la vedo avvicinarsi con un ragazzo con cui mi ero scontrata, e, dopo aver preso da mangiare, si avvicinano entrambi al tavolo. ‹Ciao ragazze, lui è Nash, mio cugino. Si è trasferito qui dal North Carolina.› ci saluta mentre si siede. Anche Nash ci saluta con un gesto della mano e un sorriso timido. Dopo aver ricambiato il saluto, ognuna di noi si presenta. ‹Ciao Nash, io sono Clarissa, Clary per gli amici.› dice sorridendogli la bionda seduta proprio accanto a lui. ‹Io sono Molly.› dice la ragazza dai capelli azzurri seduta a capo tavola. ‹Charlie.› dico alzando la mano e agitandola leggermente. ‹Ehm, io sono Beatrice, ma puoi chiamarmi Bea.› dice la rossa seduta accanto a me. Noto che è nervosa, dal momento che è molto timida, così per distogliere l'attenzione di Nash, gli chiedo ‹Conosci già qualcuno qui in città?› e inizio a sorseggiare dalla bottiglietta d'acqua che avevo preso poco prima. ‹Si, un ragazzo che ho conosciuto l'estate scorsa quando sono venuto per l'estate. Non so se lo conoscete, si chiama Cameron Dallas.› al sentire le sue parole quasi mi strozzo, così inizio a tossire e, quando riesco di nuovo a respirare dico ‹Ah, sì, è il ragazzo nuovo che è venuto a lavorare in fattoria.›. Non sto ad ascoltare il resto della conversazione, ma mi metto ad osservare il nuovo arrivato. I capelli sono castani, con qualche ciocca bionda sul ciuffo alzato. Gli occhi sono azzurro ghiaccio, e la pupilla e il contorno dell'iride sono così scuri a confronto che sembra siano disegnati a matita. Ogni volta che sorride compare una fossetta sulla guancia destra. Insomma, il genere di ragazzo che definiresti bello. Dopo aver fatto questa lenta osservazione, mi volto e noto che anche Beatrice sta fissando Nash, così le tiro un calcio sotto il tavolo per attirare la sua attenzione e, quando si gira guardandomi in cagnesco, le faccio l'occhiolino, a cui lei risponde con un'occhiata che, se fosse stata un'arma, mi avrebbe uccisa. Al suono della campanella ci alziamo per svuotare i vassoi e poi ci dirigiamo nelle varie classi.
Quando finalmente torno a casa, noto che, appeso al frigorifero, c'è un biglietto, scritto con una calligrafia ordinata e piena di svolazzi, che dice:
"Io e papà siamo usciti. Sul tavolo ci dovrebbero essere delle carte che ha portato Steve. Portale nell'ufficio di papà. Mamma"
Mi volto e come previsto da mia madre, sul tavolo della cucina c'è una piccola pila di fogli, che per lo più sono ricevute di ordini e altre di queste cose. Li sfoglio con non curanza, ma appena arrivata nello studio, l'ultimo foglio attira la mia attenzione. È una serie di dati anagrafici, e il suo proprietario è Cameron Dallas. Sul foglio c'è scritto che il suo compleanno è l'otto settembre, e, guardando sul cellulare noto che proprio oggi è otto. Sotto la data però, noto anche l'ora, e vedo che è tardissimo, quindi mi precipito nella mia camera per studiare. Dopo due ore di studio intensivo finalmente ho finito, così mi cambio, prendo barattoli e pennelli e mi dirigo verso la mia piccola biblioteca, dove trovo Cameron che mi aspetta seduto sull'erba con la schiena appoggiata al muro e una gamba piegata. ‹È da molto che aspetti?› chiedo con un tono di scuse ‹Da non molto.› dice sorridendo, molto probabilmente per non farmi sentire in colpa, dal momento che il suo turno inizia alle quattro del pomeriggio e adesso sono le sei. Dopo aver posato i barattoli su un'asse sistemata a mo' di tavolo, mi tasto le tasche e non sento il cellulare ‹Cazzo! Ho dimenticato il cellulare in cucina. Vado e torno.› dico allontanandomi, mentre Cameron cerca di aprire un barattolo, non prestando molta attenzione.
Mentre mi dirigo verso casa mi complimento con me stessa per le mie grandi doti di attrice. Sul tavolo ad aspettarmi c'è un muffin con sopra una candelina per Cameron, e il mio telefono. Nascondo il muffin dietro la schiena e torno da Cameron, che quando mi vede alza il pennello, come per farmi capire che non si è mosso da lì e poi si gira. Colgo l'occasione per accendere la candelina e poi gli tocco la spalla, alzo il muffin e gli dico ‹Buon compleanno!› sorridendogli ampiamente. Inizialmente mi guarda spaesato, ma poi mi sorride, allora gli dico ‹Dai, esprimi un desiderio!› agitando leggermente il muffin in modo da non far spegnere la candelina. Dopo che la soffia, mi sporgo per abbracciarlo e dargli un bacio sulla guancia, poi gli consegno il muffin affinché lo mangi.
I giorni passano velocemente, e quasi venti giorni dopo abbiamo finito di dipingere l'esterno del fabbricato, che, anche se è piccolo, richiede molto lavoro. L'interno però è un macello. Ovunque sono sparsi assi di legno che diventeranno mensole, barattoli di pittura, pennelli e tavoli ricavati da scatoloni e altre assi. Ho deciso di portare un piccolo stereo per ascoltare la musica, e mi muovo seguendo il ritmo di Maps, dei Maroon 5, dando l'impressione di qualcuno in preda alle convulsioni, più che una ragazza che sta ballando. Accanto a me c'è Cameron, che sorride sommessamente ogni volta che alza lo sguardo e mi vede dimenarmi. Fuori il tempo non è granché, all'orizzonte s'intravedono dei nuvoloni di pioggia, e mi ritrovo a pensare che quest'anno l'inverno probabilmente arriverà prima del solito, anche se è ancora settembre.
Sto ancora ballando quando, a causa di un movimento brusco mi avvicino troppo al tavolo di fortuna che abbiamo costruito, e il mio fianco colpisce con un chiodo che non siamo riusciti a togliere, e l'impatto mi provoca un forte gemito di dolore. Sento un'imprecazione e, alzando lo sguardo vedo Cameron ricoperto di pittura azzurra, e capisco di avergli versato io quella pittura addosso, involontariamente, quando il mio fianco ha urtato con l'asse. Credo che Cameron abbia notato la mia posizione, perché mi chiede ‹Ehi, tutto okay?› ancora con una smorfia di dolore, mi sollevo e annuisco. Sposto una mano dal punto dolorante e noto che una striscia rossa mi attraversa il palmo. Non sapendo che fare guardo Cameron allarmata, tanto che lui mi si avvicina sollevandomi la maglietta quel poco che basta per vedere, da quanto capisco dalla sua espressione, quella che è una brutta ferita. Insiste nel volermi portare in ospedale, ma anche se credo che non sia necessario, dal su sguardo allarmato e dal suo tono di voce fermo, decido di acconsentire alla sua proposta. Decido però di chiudere i barattoli e di prepararmi una borsa con un cambio. Dopo quello che a causa del dolore sembra un'eternità, entriamo in casa dalla porta di servizio in cucina. Prendo uno strofinaccio pulito dalla cucina e me lo premo sul taglio, che effettivamente ha iniziato a sanguinare più di prima. Solo adesso mi rendo conto di quanto sporca sia la maglietta di Cameron, così gli spiego dove si trova la camera di mio fratello Theo, dal momento che Jim, il mio secondo fratello, ha una corporatura più esile, mentre io nel frattempo metto in una borsa il portafoglio, una tuta e altre cose che potrebbero essermi utili. Quando torno in cucina c'è già Cameron che mi aspetta, ma, quando stiamo per varcare la porta il telefono di casa inizia a squillare, così per non fare molta strada, prendo il cordless all'entrata. ‹Pronto?› dico automaticamente, e dall'altro capo a rispondermi è mia madre ‹Tesoro, non torneremo a casa sta notte.› dice con la voce rotta dal pianto ‹Come mai?› lei però, invece di rispondere alla mia domanda, continua a piangere, facendomi preoccupare. ‹Mamma, che succede?› le chiedo. ‹Si tratta di Jim...› inizia, e in quel momento un tuono squarcia il silenzio intorno a me ‹È morto.› dice. Non so cosa dice dopo, perché ho lasciato cadere la cornetta e ho iniziato a correre, sotto lo sguardo allibito di Cameron.
____________________________________________________
Ecco il secondo capitolo.
Spero vi piaccia, e mi piacerebbe sapere cosa ne pensate, quindi spero che lasciate qualche commento c:
Pubblicherò il prossimo capitolo a tre voti e/o commenti.
Marta 🌸
STAI LEGGENDO
Magnificent || Cameron Dallas
FanfictionTutti sognano di incontrare il loro grande amore in giro per strada, in biblioteca, o che magari gli versi addosso il caffè. Io il mio lo incontrai nel giardino di una casa del mio quartiere a Chino Hills. O meglio, lo trovai svenuto sul parato avvo...
