LUCITH: IL PRINCIPE DELL'ABISSO

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Il sesto giorno l'uomo fu creato da colui che chiamano Dio a propria immagine e somiglianza: Adamo, il primo uomo nonché padre del genere umano. Da un osso del piede Dio gli concesse compagnia, una donna, un essere uguale e opposto ad Adamo, il cui nome era Lilith. Il figlio di Dio volle primeggiare e sottomettere la donna poiché note le sue origini. Lilith però rifiutò la sua sottomissione e decise di lasciare la Perfezione, abbandonando per sempre il giardino chiamato Eden. Adamo fu disperato a causa dell'accaduto e Dio, sentendo la tristezza nell'animo del figlio, mandò tre angeli alla ricerca di Lilith: Senoy, Sansenoy e Semangelof. Lilith fu trovata dai tre angeli segugi e le fu concesso il ritorno nell'Eden. Ella rifiutò di ritornare dall'uomo da cui era fuggita perciò Dio la condannò e la rese una creatura della notte, un demone il cui grembo maledetto non avrebbe mai generato alcun figlio vivo. Adamo, oramai affranto e rassegnato, viveva in solitudine da anni, e Dio in cuor suo capì di dover rimediare. Un sonno profondo colpì Adamo e Dio da un pezzo della sua costola creò la donna al pari dell'uomo, indispensabile per la procreazione umana, il suo nome era Eva. Ma un albero vi era nell'Eden, il cui frutto avrebbe portato morte e sofferenza dando origine al peccato, l'albero del bene e del male. I figli di Dio furono avvertiti di non trarre nutrimento da quest'albero ma una serpe dall'umana voce si ergeva attorno al fusto di quell'albero peccaminoso che, attirando l'attenzione di Eva, spinta dalla curiosità, convinse la donna a mangiarne il frutto e a darne anche ad Adamo, la serpe promise ai due che se si fossero mai cibati da quel frutto avrebbero così conosciuto il bene e il male. Una volta morso, il peccato si generò sulla Terra, Adamo ed Eva furono costretti a fuggire dalle terre perfette dell'Eden e avrebbero conosciuto la sofferenza. Fu data loro la conoscenza della fatica, del dolore, della malizia e la morte: dalla polvere ebbero vita e polvere sarebbero ritornati in un circolo eterno di vita e morte dando origine a una stirpe debole e mortale, imperfetta e sensibile, fino alla fine dei tempi.
Se da un lato l'uomo andò in contro alla sua stessa rovina, Lilith si invaghì dell'angelo il quale un tempo fu il più lucente e potente del regno dei cieli, Lucifero, un uomo così apparentemente perfetto tale che lo stesso Adamo non avrebbe mai retto il confronto. Egli si presentava erto con due grandi cicatrici sulla schiena, nei pressi di un'enorme voragine, la stessa che generò l'impatto di Lucifero quando divenne Caduto. In lui ella trovò amore e venerazione, fu la prima volta che sentì la sua importanza negli occhi di quell'essere maligno. Con il seme di quest'ultimo generò dei figli che, come predetto, nacquero già morti. Disperazione, rabbia e tristezza colmarono il cuore della creatura che un tempo fu donna ma Lucifero non smise mai di generare con lei. Un piano era nella mente diabolica dell'angelo che, una volta raggiunto un numero infinito di prole morta, li riportò in vita sottoforma di demoni dando vita a 666 legioni di demoni che fuse in un unico essere che chiamò Lucith in onore della loro unione eterna. Questo essere si presentava come un angelo oscuro, enorme in dimensioni e di una malvagità inconcepibile: ogni piuma delle sue ali nere conteneva i sette peccati capitali provati dal Diavolo stesso. In questa creazione Lucifero mise un potere maligno inimmaginabile tanto che la morte stessa temeva il solo sguardo di tale essere. Questa fu una sfida lanciata a Dio il quale sentendosi offeso chiuse quella voragine nascondendo a tutto il mondo gli abomini generati dal Diavolo e dalla sua sposa. L'ambizione in Lucith cresceva ogni giorno sempre di più e il senso di invidia nei confronti di Dio era sempre più forte così come la rabbia e la vendetta che egli sentiva, eclissato nel profondo delle radici della Terra. Un giorno Lucifero chiese al figlio di dimostrare di essere degno dell'inferno, Lucith, folle concentrato di energia maligna strappò l'occhio sinistro dalla testa del padre e scavando nel proprio petto incastonò l'occhio del maligno sul proprio cuore. I suoi occhi divennero neri come l'oscurità, le sue mani erano lame ricurve intrise di dolore e di sofferenza e la sua bocca un enorme voragine in grado di inghiottire qualsiasi cosa gli si parasse davanti. Si diresse così in superficie distruggendo l'occultamento divino e si recò nell'Eden distruggendo ogni cosa al suo interno. Una volta terminato iniziò ad ascendere divorando qualsiasi cosa trovasse tra cielo e terra, migliaia di angeli furono travolti e inghiottiti dalla furia dell'angelo nero che riferendo le proprie parole all'occhio del padre impresso nel petto pronunciò: "GUARDAMI OH PADRE, GUARDA COME PORTO CIÒ CHE MI FU IMPRESSO DA TE AL MOMENTO DELLA MIA CREAZIONE. OH PADRE VEDRAI LA MIA ASCESA AL TRONO DEI CIELI". Con una velocità mai esistita iniziò ad ascendere toccando l'occhio del Creatore stesso ferendo la pupilla di Dio. E tali furono le parole che il divino sentì subito dopo essere stato toccato: "GUARDAMI OH PADRE, COME PUÒ UN DIO ESSERE FERITO? PADRE GUARDAMI SPODESTARE IL PADRE TUO DAL TRONO CELESTE". L'universo si fermò per un secondo e un boato fu udito da ogni singola creatura ultraterrena. Legioni infinite di demoni esultavano l'ascesa di Lucith ma tra tutti Lucifero rimase in silenzio, impassibile davanti a tale atto mentre un alone di energia negativa ricoprì il mondo. In quel giorno Caino, figlio diretto di Adamo uccise suo fratello Abele. Una fortissima luce proveniente dal cielo scagliò il figlio del Caduto sulla Terra segnando per egli lo stesso destino del padre. Una luce celeste pervase l'intera voragine così come tutto l'inferno uccidendo il Diavolo per tale blasfemia. Lucith fu reso cieco e le sue ali furono divise in tantissime piume nere e furono disperse per l'intero mondo poiché Dio stesso non riuscì a distruggerle e nemmeno a occultare la voragine. Era incredibile come il Maligno in Lucith superava il Bene in Dio. La voragine prese il nome di Abisso e non fu mai richiuso, governato da una sola legge: "Finché giace qui dormiente l'angelo oscuro, chiunque entri non potrà mai fare ritorno dall'Abisso".

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