Lasció cadere la vecchia serranda di ferro di peso, non aveva la forza di accompagnarla fino a chiuderla del tutto.
Era arrivato finalmente l'orario di chiusura, aveva finito il turno.
Non aveva mai desiderato cosí tanto di tornare a casa.
Si sentiva completamente svuotato, non stava cosí da molto tempo, figuriamoci per un "estraneo".
Quel ragazzo gli era entrato sotto pelle, nel cuore, piú di quanto pensasse o volesse.
Aveva bisogno di disintossicarsene all'instante.
Il ragazzo occhi ghiaccio non si sarebbe fatto vedere per un po', sicuramente, questo lo avrebbe aiutato a dimenticare. Decisamente.
Alla fine non si conoscevano, non avevano ricordi insieme, Lucas si sentiva già piú tranquillo e leggero: era convinto che lo avrebbe dimenticato molto presto.
Si lasció cullare dal lieve ululato del vento che si era alzato quella sera.
Ancora una volta si era vestito troppo leggero per la temperatura che stava facendo a Parigi in quei giorni, cosí si strinse fra le spalle ed accelleró il passo.
La sua mente cominció a vagare, il suo pensiero arrivó presto allo sguardo del ragazzo occhi ghiaccio.
Lasciami in pace.
Supplicó. Stava chiedendo alla sua stessa mente di reprimere quei pensieri? O stava chiedendo ad Eliott di uscire dalla sua testa?
Lo odiava, in quel momento avrebbe voluto dargli uno schiaffo, se solo l'avesse avuto davanti.
Giró l'angolo e si scontró con qualcuno, alzó gli occhi da terra per guardare chi fosse, scoprendo un ragazzo e gli chiese subito scusa.
Per un attimo Lucas speró che fosse Eliott, ma no. Era un ragazzo moro e riccio, con dei caldi occhi nocciola.
Questo gli sorrise e poi continuó ad andare per la sua strada.
Lucas sospiró, si sentiva cosí stupido ad aver sperato d'incontrarlo.
Davvero, lasciami stare.
Lasciami andare.
Arrivó al ponte vicino casa sua, ci salí e poco dopo ne scese nuovamente le scale.
Si abbandonó, per un attimo, alla melodia che produceva il fiume che scorreva sotto di lui, era cosí rilassante.
D'estate ci passava le ore lí, quella vista lo calmava incredibilmente. Era meravigliosa.
Di notte era decisamente suggestiva, quasi da lasciar senza fiato.
Era cosí perso nell'ammirare il paesaggio che si scontró contro l'ennesima persona, questa volta peró perse l'equilibrio per l'impatto e cadde all'indietro, sbattendo forte la testa.
<< Lucas? Lucas, stai bene? >> gli chiese qualcuno, preoccupato, afferrandolo per il braccio, aiutandolo a mettersi seduto.
Si toccó la nuca con la mano destra e massaggió leggermente la zona dolorante con i polpastrelli.
Aveva ancora il capo chino, gli occhi semi chiusi per la fitta che sentiva.
Gli fischiarono le orecchie per un attimo.
Tornó alla realtá scrollando il capo e facendo un profondo respiro: doveva smetterla di essere cosí sbadato, accidenti.
Avrebbe finito per scontarsi contro ogni parigino continuando cosí.
Con la coda dell'occhio vide una mano penzolante, che gli offriva un aiuto per rialzarsi.
L'afferró e si tiró su, ritrovandosi davanti ad Eliott.
Déjà-vu.
Lucas sussultó.
Dopo qualche secondo, senza dire nulla, decise di tornare comunque sulla strada di casa.
Riprese a camminare senza voltarsi.
Eliott lo lasció andare.
Ci vollero svariati secondi prima che si decidesse a seguirlo.
<< Lucas >> gridó da lontano.
Lui si fermó, senza girarsi verso Eliott.
In pochi passi il ragazzo occhi ghiaccio lo raggiunse, mettendosi davanti a lui.
Lo guardó fisso negli occhi: in quel momento sembravano scuri come l'acqua del fiume che scorreva poco lontano da loro.
<< Mi dispiace >> disse, con un'espressione enigmatica sul viso.
Lucas interruppe il contatto visivo, non riusciva ad essere impassibile se lo guardava negli occhi.
Non voleva cedere: qualsiasi cosa avrebbe detto, da quel momento in poi, non l'avrebbe perdonato comunque.
<< Sono un casino. La mia vita è un casino, il mio lavoro è un casino, le mie emozioni sono un casino >> si giustificó.
Lucas non sembrava capire.
Prese il disegno dalla tasca e glielo mostró, voleva capire a cosa facesse riferimento.
Indicó l'orsetto lavatore, aggrottó le sopracciglia ed alzó le spalle, sperando che Eliott capisse la sua domanda e si spiegasse.
<< È proprio quello ti ho appena detto. Sono un casino. Non voglio toglierti quel meraviglioso sorriso che ti ritrovi, non voglio spegnere la fiamma che arde nei tuoi occhi, ed avermi nella tua vita lo farebbe. Non voglio farti soffrire. Ho sbagliato, ho sbagliato tutto fin dall'inizio, non dovevo parlarti, non devo attirarti verso di me, ho ceduto ai miei sentimenti e mi son lasciato trasportare. Sapevo che l'istinto mi avrebbe portato solo guai, ed ho finito per ferire te. Mi dispiace Lucas, puoi perdonarmi? >> chiese, con gli occhi supplicanti, quasi sull'orlo del pianto.
Abbassó lo sguardo, aveva tutto il diritto di odiarlo, di non rispondergli o di ignorarlo, di andarsene.
Ma non lo fece.
Lucas fece un passo verso di lui, gli prese la mano e l'accarezzó dolcemente.
Per un attimo intrecció le dita con le sue.
Odiava vederlo cosí.
Non conosceva quel ragazzo, ma riusciva subito a capire quando una persona era oppressa dai suoi demoni, e per lui era sicuramente cosí. Non meritava di sentirsi cosí.
Eliott si fece sfuggire una lacrima, che asciugó in un lampo, sperando che Lucas non se ne fosse accorto.
Questo prese il suo quadernino e scrisse per un po', facendo due o tre pause: stava cercando le parole giuste da rivolgergli.
<< Di che cosa stai parlando, Eliott? >> scrisse, optando per una domanda piú diretta.
Aveva bisogno di chiarezza, quel ragazzo lo confondeva sempre di piú.
Eliott lesse e rimase fermo per qualche istante.
Alzó la mano destra lentamente e la posizionó sotto il mento di Lucas, alzandolo dolcemente, in modo da costringerlo a guardarlo dritto negli occhi.
Le loro labbra distavano pochi centimetri le une dalle altre, e fu quello il momento in cui Lucas realizzó quanto Eliott fosse molto piú alto di lui.
Il ragazzo occhi ghiaccio lo osservó, aveva le pupille dilatate, il respiro accelerato, il suo corpo era completamente paralizzato.
Il tocco di Eliott sembrava bruciarlo con la sua freddezza, tanto che Lucas schiuse leggermente le labbra per realizzare di non esser veramente paralizzato.
Eliott si avvicinó lentamente a lui e Lucas chiuse d'istinto gli occhi.
Non successe nulla, sentí solo il vento sulle sue labbra bagnate.
Riaprí gli occhi.
Si guardó intorno, confuso.
Di Eliott non c'era traccia.
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Ice Eyes
FanfictionIn un universo parallelo, dove Lucas n. 28169 è un ragazzo muto ed Eliott n.193710 è uno scrittore
