Two ghosts

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L'aveva rifatto.
Era scappato.
L'ennesimo fallimento.
Questa volta peró, faceva piú male.

Perché? Perché sono cosí?

Continuava a torturarsi, la testa gli scoppiava.

Perché? Perché?

Gridava nella sua stessa mente.
Inveiva contro se stesso, e nemmeno volendo si abbandonó alle lacrime.
Si sentiva solo, perso, aveva paura.

No, Eliott non poteva aver... paura.

Non provava questo sentimento da anni, non era più quella persona.
Quando era piccolo era il suo pane quotidiano.

Aveva costantemente paura di perdere tutto ciò che aveva e amava.

Pas peur. Pas peur.

***

*12 anni prima*

<< Papà! >> urlò Eliott lanciandosi al collo dell'uomo, abbracciandolo con tutta la sua forza.
Il padre, ancora sull'uscio della porta, lo accolse con un enorme sorriso e gli accarezzò i soffici capelli biondo cenere.
<< Che bello tornare a casa, sei cresciuto un sacco, Eli! >> esclamò felice, scostandolo da sé e guardandolo per un attimo fisso nei suoi occhietti grigi.

<< Mi sei mancato, amore mio >> disse, stringendolo forte a sé ancora una volta.

Il bambino sorrise, non vedeva il papà da una settimana, ma a lui sembravano passati mesi.
Il suo sorriso era più luminoso del sole, quando tornava a casa era sempre una festa per il piccolo, uno dei momenti più belli di sempre.

Era sempre la stessa scena: sentiva il padre girare la chiave nella serratura della porta d'ingresso, e qualsiasi cosa stesse facendo veniva trascusata per poter correre ad abbracciarlo.

<< Papà! >>

Due sillabe che dette nel modo giusto trasmettevano tutto l'amore che quello scricciolo potesse mai provare nelle piccole dimensioni del suo cuore.

Purtroppo non era lo stesso quando il papà doveva andarsene.
C'erano lacrime, urla, disperazione e molte suppliche.

<< Ti prego papà, non andare. Resta qui con me. Perché non vuoi restare con me? >>

Si sentiva un problema, si sentiva sbagliato.
Forse il padre faceva bene a lasciarlo sempre andare, non valeva la pena amare una persona come lui. Poteva aver di meglio.

***

Nessuno potrà mai amarti. Sei un giocattolo rotto, privo di valore. Non meriti di essere amato, e poi, con tutto il ghiaccio che hai intorno al cuore, non ci riusciresti nemmeno volendo.

Credeva a tutto ciò che i suoi pensieri gli stavano suggerendo.
Non meritava di essere amato, e sinceramente, non lo desiderava nemmeno.
Che senso ha esser amati se quella persona può portarti via la felicità da un momento all'altro, voltarti le spalle e non tornare più? Perché sentirsi dipendenti da qualcun altro?

Meglio non provare niente.
Meglio con compromettersi.
Meglio proteggersi.
Meglio stare da solo.

Negli anni aveva imparato a fare quello che il padre gli aveva fatto provare per quasi tutta la sua vita.
Aveva iniziato a chiudere in faccia la porta del proprio cuore ai sentimenti. Li lasciava fuori, al freddo, li guardava gelare e bruciare vivi.
Poi il ciclo ricominciava, ancora ed ancora.

Si era "dimenticato" di avere un padre per poter vivere la sua vita e non in funzione della sua mancanza.
Preferiva far finta di nulla, andare avanti come se tutto facesse parte di una vita normale, come se appartenesse ad una famiglia normale, anche senza sentirsi nemmeno per un secondo cosí "normale".

Voleva esser forte.
Presto quel dolce e fragile angioletto diventò un ragazzo di ghiaccio, che si rifugiava nella sua testa e nei suoi testi.
Tutti lo scansavano, era considerato strano, eppure ciò che scriveva piaceva, e non poco.
Vinse per due anni di fila il premio letterario del suo liceo e decise di studiare Lettere all'università, peccato che finí per accartocciare quel sogno di carta e buttarlo via.

Troppo fragile, troppo effimero.

Sapeva che studiare qualcosa che amava e si sentiva bravo a fare, l'avrebbe inevitabilmente portato a provare dei sentimenti.
Non poteva permetterselo, era troppo pericoloso.

No. No. No. No.

Decise di non continuare gli studi, era molto meglio dar sfogo ai suoi pensieri su carta e pubblicarli. Tanto piacevano, tutto ciò che il suo turbinio di pensieri produceva, veniva amato da mezzo mondo. Il suo pubblico.
I suoi libri di poesie venivano tradotti in sei o sette lingue ogni anno, ne andava fiero.
A volte veniva fermato per strada, riconosciuto, complimentato per le sue opere.

Se solo sapessero...

Tutte le parole che componevano i suoi manoscritti erano i macigni che si portava dietro ogni giorno.
Parole con un certo peso, almeno per lui.

L'idillio ed il successo non durarono molto, passato qualche anno anche quelle parole diventarono confuse, sconnesse, Eliott aveva perso la mano.
Si sentiva come sospeso nel suo stesso corpo, non percepiva più il terreno sotto i piedi.

Pian piano la coltre di ghiaccio si fece più spessa, forte, dura.

Ma, pochi minuti prima, aveva cominciato a cedere.

<< Eliott! >>

La tempesta di pensieri si fermó per un attimo.
Quella voce gli era familiare, eppure del tutto sconociuta.
Le corde del suo cuore vibrarono al sentire quel suono, ma perché?
Il battito acceleró.

Si giró di scatto, ma non c'era nessuno.
Si guardò intorno ancora una volta, ma niente.
L'aveva immaginato? La sua mente poteva fare questo e molto altro, quindi era plausibile.

Una goccia di pioggia gli bagnò il viso, e si maledí per non aver portato con sé un ombrello.
Qualche passo dopo, la pioggia cominciò a danzare più velocemente, ed il ragazzo inizió a bagnarsi, imprecando ogni metro di piú.

<< Eliott! >>

Ancora questa maledetta voce!
Basta, lasciami in pace.
Zitta. Zitta. Zitta.

Chiuse gli occhi di riflesso.
Si portò le mani alle tempie e si abbandonò ad un grido.
Riaprì gli occhi e vide qualcuno.

Forse quella voce aveva davvero un volto.
Il volto di Lucas.

Era tutto bagnato, ansimava, forse aveva corso per inseguire Eliott.
Non poteva lasciarlo fuggire un'altra volta.

Lui lo guardó senza dire nulla, a pochi metri di distanza.
Lo vide prendere il suo quadernino e scrivere qualcosa, che si affrettó a fargli leggere pochi secondi dopo, annullando la distanza fra di loro.

Non sei piú da solo.

Lucas sorrise, per poi afferrargli il collo e costringerlo ad abbassarsi per lasciarsi baciare.

Quel bacio era bollente, Eliott sentí le labbra bruciare per un attimo, ma se quelle erano le fiamme dell'Inferno, avrebbe preferito farsi ardere vivo che smettere di baciarlo.

Si staccó per un attimo, giusto per guardalo negli occhi, lucidi come la pioggia che correva sui loro corpi.

<< Lucas, io...

penso di amarti >>

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