una stanza bianca

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<Preparati per un altro test> dichiara una delle guardie affacciandosi dalla piccola apertura nella porta, queste sono le parole che sento ogni ora. È mattina? Sera? Notta fonda? Non ne ho idea, in questa struttura non ci sono finestre, solo muri bianchi. Lunghe pareti bianche che portano a stanze di quello stesso colore monotono. Non so da quanto non chiudo occhio, sono continuamente soggetta ad esami o prove per testare la forza del mio quirk, mi impiantano farmaci di ogni tipo per vedere come il mio corpo reagisce, mi stanno trasformando in un esperimento.

Tuttavia questa non è la cosa che mi tormenta di più, è il non sapere come stanno i miei amici. L'unica cosa che so è che quando ho attraversato quella dannata porta ho sentito uno sparo e dietro di me c'era Shoto. Non so se sia vivo, tantomeno gli altri e questa cosa mi sta facendo impazzire.

Entro in bagno e mi guardo allo specchio, la mia pelle ha assunto un colorito pallido, le occhiaie profonde e i miei occhi sono completamente privi di vita. Indosso una maxi-maglia bianca, arriva poco sopra le ginocchia, anche perché non ho altri vestiti, cercai di far assumere ai miei capelli una forma decente.

Esco dalla stanza e la guardia mi stava aspettando è dotata di un giubbotto anti-proiettili e un fucile a scariche elettriche

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Esco dalla stanza e la guardia mi stava aspettando è dotata di un giubbotto anti-proiettili e un fucile a scariche elettriche. <Perché perdi tempo a prepararti?> chiede sbuffando <magari un giorno di questi mi porti a cena fuori> rispondo <non riesci a rispondere senza usare il sarcasmo?> <e tu non riesci a fare domande senza stupidità?> come risposta mi colpisce con il calcio dell'arma sulla spalla. <Me lo sono meritato> commento continuando a camminare. <Dovremmo dipingere questo posto> propongo guardando le pareti <mi da un senso di freddezza> aggiungo <magari...un bel blu? Sì, come il vestito con cui mi avete rapita> la guardia non mi degna neanche di uno sguardo <oppure giallo...> <vuoi essere colpita di nuovo?> mi interrompe l'uomo <no> rispondo guardando altrove. <Posso chiamarti Bob?> <essere insopportabile non ti farà uscire di qui> mi informa <ci ho provato> affermo alzando le spalle, <dove stiamo andando?> domando capendo che quella non era la strada per la sala dei test <alla mensa> risponde <perché?> <hanno detto che devi mangiare, altrimenti non avrai le forze necessarie> <non ho fame> <e io non voglio sentirti> <se mi lasci andare tu non mi sentiresti e io non mangerei> a questa proposta l'uomo mi lancia un'occhiataccia <scherzavo> aggiungo alzando le mani. Raggiungiamo la mensa <perché non c'è nessuno?> chiedo sedendomi <sei in isolamento> risponde la guardia <ieri mattina ho visto un ragazzo> affermo <se ne è andato> <perché?> <ha finito il suo lavoro qui> alzo gli occhi al cielo, sembra di parlare con una macchina.

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