9. FILANTROPIA

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L'odore pungente di detergenti e disinfettanti andò a solleticare il sottilissimo naso: il pizzicore gironzolava incontrollato per le cavità nasali, portando a contrarre e allungare i piccolissimi muscoli facciali di bocca e sopracciglia fino alla genesi dell'ultima e decisiva smorfia esplosiva.

-Salute!- replicò qualcuno.

-Chi devo ringraziare?-domandò Valerio in quel buio alquanto seccante; poco dopo inciampò goffamente su qualcosa sul pavimento e, reggendosi al muro per non cadere, urtò per caso l'interruttore.

-Bianca?! – la mente non credeva ai suoi occhi- Che ci fai qui!- sbottò con preoccupato stupore.

-In breve, potrei dire che mi hai portato via con te!- rispose lei con un candido sorriso- Ho semplicemente afferrato il lembo della tua camicia fuori dai jeans, e ora -sollevando gli avambracci e posizionando i palmi delle mani come due piatti di una bilancia- ..eccomi qua!

-Non avresti dovuto! –quella collera imprevista fece indietreggiare Bianca di un passo- Ora è tutto più complicato!- si lamentò sbuffando- Mi sentivo tranquillo perché ti credevo al sicuro– con le mani incrociate sulla nuca e i gomiti che strizzavano le tempie accennò nervosamente qualche passo (avanti, indietro e ancora avanti) per poi voltarsi di scatto verso di lei- ..e adesso?-lo sguardo terrorizzato avrebbe voluto scaricare su di lei tutto il peso di quel terrore.

Quella sua strana furia confuse Bianca a tal punto da farle pensare che fosse posseduto dal Diavolo; poi, nel verde acqua delle iridi riuscì a intravedere una limpida emozione di amore che la incoraggiò a sussurrargli frasi suadenti.

-Adesso siamo insieme; credo che sia una cosa bella.. - i grandi occhi scuri e tremanti d'amore si compiacquero di vedere Valerio calmarsi- questo gioco mi ha stancata, sai? Le probabilità di uscirne vivi, poi, sono tutte svanite; perciò la cosa più importante per me ora è sapere se tutto quello che mi hai detto nella stanza degli specchi è vero.

-Certo che sì! Mi piace tutto di te: perfino quelli che tu chiami difetti, per me non sono altro che i tuoi tratti distintivi. –le guance di entrambi arrossirono –Ma non trovavo mai il coraggio per dirtelo.

-Adesso però lo hai fatto.

E lo aveva fatto così bene che il suo ventre cominciò a sfarfallare così forte da farle credere di volare. Un istante dopo, Valerio la tirò a sé in un abbraccio squisitamente romantico, e la prospettiva mutò: Bianca era lì con lui e di questo ne era ovviamente felice; prendersela con lei sarebbe stato inutile. Così, con sguardo nuovo, decise: -Andiamo a scoprire cosa c'è là fuori. Per favore, stammi sempre incollata!

-Ci puoi giurare!- gli promise ridendo.

La porta apriva su di un corridoio che Valerio credette di riconoscere. Cautamente tirò fuori solo la testa per sbirciare al di là: a sinistra si andava verso la terrazza e a destra si raggiungeva il punto di ascolto.

-Ok, so dove siamo! –disse sottovoce girandosi verso Bianca- Mi raccomando, appoggia tutto ciò che dirò.

Con passo svelto si diressero al bancone. La signora all'accoglienza salutò Valerio con un bel sorriso.

-Buon pomeriggio Teresa, -Bianca lo fulminò con lo sguardo, stupita- come sta oggi il Professor Olinto?

-Come al solito, ma dopo la tua visita sai anche tu che starà meglio, vero?-la donna dal sorriso paffuto e il corpo generoso allungò lo sguardo su Bianca- Questa è una tua amica?

-Sì, vorrei presentarla ad Olinto..

-Fai bene, Valerio, un po' di novità interromperà la monotonia dei suoi giorni. Andate pure, ragazzi.

Le Dimore del CuoreLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora