11. UNA FAMIGLIA

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Il provvidenziale e compassionevole progetto del Game Master stava per concludersi.

Conoscendo l'intima natura di quei ragazzi, prigionieri delle loro condotte predominanti e restii a dare risposte contrarie alla radicata tendenza di base, decise di benedirli del suo amore cosmico. Pensò quindi che soltanto un percorso epifanico, dove la vita avrebbe disvelato i suoi meccanismi più profondi, li avrebbe dotati degli strumenti necessari per gestire al meglio le loro esistenze.

Per quanto terrificante potesse essere stato, Lui sapeva che conoscersi intimamente, senza montature e dissimulazioni, sarebbe stato il passo decisivo per il loro cambiamento; e ora che anche gli stessi ragazzi si erano resi conto di quanto gli eventi, e le sofferenze accluse, avessero lavorato nei loro cuori come una medicina, si sentì soddisfatto.

Confidando che il peggio fosse ormai passato, il gruppo avanzò coraggiosamente verso quelle sagome che lentamente si stavano avvicinando, nonostante la luce abbagliante dei quarzi, tutti intorno nella caverna, ne ostacolasse l'esatto riconoscimento.

E malgrado Bianca e Valerio risultassero ancora scomparsi, nessuno dei compagni abbandonò la speranza di ripoterli abbracciare.

La stessa fiducia risiedeva nel cuore di Valerio che, profondamente determinato a salvare i suoi amici, si convinse di averli visti in fondo alla lunghissima scalinata di quarzo ialino.

Il forte desiderio di ritrovarli, combinato alla sua immaginazione, lo aveva indotto a gridare 'li vedo!', senza poter ancora verificare che quei movimenti là dentro appartenessero ad un gruppo di pipistrelli, a malapena raggiunti dalla luce dei lampioni della piazza.

Bauletto a tracolla, Bianca lo seguì fiduciosa (lui diceva di averli visti e questo le bastava); le sneakers nere con ampi lacci di raso e le perline sul lato esterno scesero, adagio, un gradone dopo l'altro. Quando la scala terminò ebbe un tentennamento, prima di proseguire su di un suolo piano, ma decisamente umido e scivoloso.

Era molto scuro là dentro eppure, come accade alla sera con la luce crepuscolare, qualcosa dai contorni incerti si rese visibile.

-Wow, Valerio! Ti ricordi quando con la scuola andammo alle Grotte di Frasassi?-disse lei.

-Certo che mi ricordo! Perciò non ti fidare del terreno e controlla bene dove metti i piedi!

I numerosi stalagmiti che si ergevano dal basso e le stalattiti pendenti dal soffitto riaccesero in loro il ricordo della bellissima grotta carsica marchigiana. Nell'ovattato silenzio, ritmato solo dallo stillicidio di gocce della roccia disciolta, Bianca e Valerio si tennero per mano.

A lui piacque molto prendersi cura della sua amata e lei si sentì finalmente importante e straordinariamente apprezzata.

-C'è troppa quiete.. non dovremmo sentire già i ragazzi?

-Forse non possono parlare..-le rispose Valerio con la prima cosa che gli passò per la mente, tacendo intenzionalmente sulla colonia di pipistrelli appena vista sul soffitto.

-Che dici! Pensi che possano avergli fatto del male?

Dopo averla rassicurata Valerio non parlò più, e con occhio vigile andò scrutando i contorni delle pareti chiedendosi che fine avessero fatto i suoi amici. Bianca aveva ragione; sarebbero dovuti essere proprio là, ma preferì tenere per sé la sua preoccupazione.

Andarono avanti e avanti ancora e quando il buio sembrò infittirsi, qualche passo dopo, un certo barlume fu loro di incoraggiamento.

Le pareti rocciose erano mutate: rivestite di sottilissimi e bianchissimi cristalli, replicavano la struttura dei coralli marini. Il terreno si popolava via via di bellissimi cluster di quarzo ialino, sempre più numerosi e più grandi.

Le Dimore del CuoreDove le storie prendono vita. Scoprilo ora