8. ILLUMINAZIONE

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Un inquieto silenzio dominò le bocche dei compagni fino a quando Samantha non decise di infrangerlo: -E va bene; proprio perché ho una grande stima di te, Federico, vorrei sapere adesso quali sono queste coincidenze che tutti noi non abbiamo notato.- Disse incrociando le braccia.

- Ok, e grazie per la fiducia, Samy. Allora, il punto è questo.. -cominciò lui pulendo via dalla lente sinistra la fastidiosa impronta, forse ottenuta nell'intenso e impetuoso abbraccio che si erano scambiati poco prima, con un lembo della sua polo -ognuno di noi è fatto in un certo modo, voglio dire, con un proprio carattere: timido, esuberante..

-Rompi**glioni..- aggiunse Jessica, inserendosi nella stessa cantilena di Federico e indicando spudoratamente Filippo.

-Anche.. –si schiarì la voce per l'imbarazzo e, passandole il termine con la bozza di un sorriso, si affrettò a spostarle l'attenzione su contenuti più attinenti - Quello che intendo veramente dire è che ciascuno ha una pulsione originale verso la vita; non la sentite?

-Che ci siano persone che vedono sempre il bicchiere mezzo pieno mentre per altre è sempre vuoto, non è una novità.. Bada alla scoperta!- replicò Samantha in tono di sfida.

-No, no! -dimenò più volte la testa con insofferenza- non riesco a spiegarmi bene.. è qualcosa di molto più profondo. Prendete me,- disse con più decisione- di fronte a qualsiasi situazione non agisco d'impulso, piuttosto mi prendo del tempo per indagare le cause ed eventuali elementi attenuanti. Insomma, la ricerca è il motore del mio vivere e, per questo, penso che il luogo dove ci troviamo ora fosse destinato a me dal principio o, addirittura, che l'abbia creato io.

-Scusa Fede, - interruppe Diego- ma tu stai delirando..

-Provate allora a riconsiderare tutti i mondi che finora abbiamo visitato e dove a turno siamo stati i protagonisti; sarebbe davvero folle pensarli come una manifestazione della nostra spinta emotiva di base?

Nonostante la sua prospettiva risuonasse alquanto folle, grazie al suo immutato carisma i compagni pensarono di concedergli almeno il beneficio del dubbio. Raccolsero perciò l'invito a ripercorrere con la mente le loro singolari esperienze.

Ripensando alla sala degli specchi, Bianca, stretta nelle spalle, lo sguardo chino e mesto sui propri piedi, rivide il suo atteggiamento di fronte alla vita. Ossessivamente preoccupata di tutto, tormentata da fantasie negative e con un cuore incapace di coltivare la speranza perché abitato, molto spesso, dalla disperazione: questa era lei. Ne era consapevole e pur sentendo intimamente la necessità di cambiare, l'esperienza le aveva insegnato che l'energia di cui dispone resta sempre imbrigliata nella rabbia verso se stessa. Il non luogo dell'Inferno è dove più spesso lei fa ritorno, anche se qualche volta, stimolata da un buon consiglio, era riuscita ad evitarlo.

Jessica, mordendosi il labbro inferiore e grattandosi qua e là, un po' dietro il collo o sull'addome come avesse l'orticaria, riesaminò la sua Avidità di base, diventata così evidente durante la loro permanenza sulla terra dei piaceri e delle golosità. Proprio là, in un mondo fantastico e surreale, si era resa conto di possedere un cuore insaziabile; uno di quelli che dall'interno logora e nega la libertà di sostare soddisfatta su qualunque cosa.

Una crepa, un piccolo dubbio, sul suo sfarzoso modo di vivere avrebbe potuto indirizzarla verso la quiete dell'anima; tuttavia, una vita senza desideri sarebbe diventata per lei troppo insignificante. Così, pur intuendo che non c'è libertà in un'esistenza dominata dai desideri, si chiedeva con quale tipo di vita avrebbe potuto soffrire di meno.

Diego, seduto ai piedi delle scale, già sapeva di essere prigioniero di quel battito animale che spesso lo aveva guidato nelle scelte e nelle interazioni difficili. Approfittando di questa calma, cominciò a rielaborare la sua avventura nella foresta cercando di dare un senso ai suoi fallimenti.

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