(puoi saltare questa parte se non ti interessa)

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Mi tolse il telefono, mi alzò le mani e io lì, che piangevo disperata non pensando a quello che sarebbe stato di me e i miei genitori, ma di quello che sarebbe potuto cambiare fra te e me.
Riuscì a scriverti dal pc, attraverso Instagram, ti spiegai quello che era successo nella maniera più veloce possibile, anche se avrei voluto restare a parlare con te fino a tardi, come facevamo sempre. Mentre ti scrivevo vedevo le mie lacrime cadere sulla tastiera e a terra, piangevo in silenzio, non facendomi sentire da mio padre per paura di essere nuovamente picchiata e urlata addosso.
In quei momenti mi venivano in mente tutti i giorni passati insieme; tutti i bei momenti che mi scorrevano in testa come un film, come se li stessi rivivendo in quel momento...ma tutto ciò mi faceva piangere ancora di più perché realizzavo che i miei genitori mi stavano togliendo ciò che mi faceva essere più felice, cioè tu, la mia ragazza.
Tu ti preoccupasti ma io cercai di farti calmare scrivendoti che era tutto okay, ma nel frattempo singhiozzavo. Non volevo perderti, non volevo nemmeno che tu mi vedessi come una "bambina" che veniva punita così duramente perché era fidanzata con un'altra persona.
Passavano i giorni e non ci sentimmo più; l'unica cosa positiva era che ci vedevamo fuori scuola e che potevamo comunicare con i cellulari di Yasmine o di Federica. Solo che, come se non bastasse, scoprì di avere la varicella (e sì, so che fa ridere) e per questo non ci vedemmo per due settimane.

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