Dedicato a mio Fratello, la persona più straordinaria del mondo, del Mio Mondo.
Brooklyn seppe della della morte dei suoi genitori un pomeriggio di estate caldo e afoso, vide un uomo vestito di tutto punto avvicinarsi e iniziare a bussare ininterrottamente alla porta di casa sua, così aprì affiancata da suo fratello Rowen.
"Desidera?" Fece Rowen.
"Sono spiacente, ma temo di avere brutte notizie per voi." Disse l'uomo squadrandoli dalla testa ai piedi. Brooklyn stava stretta stretta alla maglia del fratello, come per paura che quell'uomo potesse portarla via.
Rowen alzò il sopracciglio aspettando che l'individuo parlasse, così, quello, fece un respiro profondo, si sistemò la cravatta e parlò:"I vostri genitori sono morti questo pomeriggio in un incidente stradale." Si fermò, aspettando una loro reazione, ma rimasero fermi, Brooklyn si tenne ancora più stretta al fratello, poi, dopo qualche secondo corse in camera sua, sbattendo la porta alle sue spalle.
"Klyn!" Esclamò il fratello, correndo verso la camera di sua sorella e lasciando l'uomo lì, da solo, che senza nessun permesso, entrò nella loro dimora.
"Klyn apri la porta!" Disse Rowen sbattendo violentemente i pugni sulla sua porta.
Ma lei rimase lì, a piangere nel cuscino, finché le lacrime finirono, poi si limitò a dondolarsi avanti e indietro, accarezzando nervosamente il cuscino peloso che le aveva regalato la mamma.
La mamma. Lei, la donna che l'aveva messa al mondo, che l'aveva amata, cullata, aiutata, e poi...e poi c'era suo padre, fino ad allora, il suo migliore amico.
E lì, nel silenzio della sua stanza, Brooklyn, o come era solito chiamarla suo fratello, Klyn, ricordò di tutte le volte in cui suo padre la prendeva in braccio e la faceva girare, e a lei sembrava di volare, di poter toccare il cielo.
Forse un giorno ci sarebbe riuscita, ricordò quando suo padre le disse:"Se solo potessi, ti regalerei delle ali per volare". Proprio come lui, a Klyn piaceva immaginarsi nel cielo, un giorno, sfrecciare veloce tra le nuvole, ma non con gli aerei, elicotteri o robe così. Poter volare da sola, così, senza nessuna protezione, senza nessun bisogno di istruzioni d'uso, come Peter Pan, e lei sapeva bene che era impossibile, eppure le piaceva immaginarsi libera e leggera come una libellula.
A scuola aveva tanti amici, era la 'popolare', così la chiamavamo, nessuno osava non portarle rispetto, era una vera e propria Dea.
Eppure, dal giorno della morte dei genitori, da quel giorno, tutto quello che si era costruita, la sua immagine, la sua maschera, tutta la sua messa in scena, crollò, come fecero le cose più celebri del mondo, ad esempio, le Torri Gemelle.
Così solide, alte, quasi indistruttibili, e poi crollarono, come se niente fosse, o il Titanic, 'la nave inaffondabile', e poi? E poi fu inghiottita dal mare.
Tutte quelle cose, che sembrano così imponenti, che neanche un uragano sembrerebbe potesse distruggerle, eppure...eppure finisce sempre allo stesso modo.
Crollano. Fragili. Come. Foglie.
Klyn era una ragazza abbastanza dolce, 'con i piedi per terra' dicevano i grandi, gli adulti, ma loro non sapevano niente di lei, e lei, divenne ancora più sfuggente di quanto non lo era già.
'A volte un po' troppo riservata' dicevano altri, ma a lei, ciò che dicevano gli altri, non gliene importava più.
Se prima era dolce e allegra, sempre nella sua riservatezza, adesso era asociale e sempre, costantemente arrabbiata con il mondo intero, per non parlare della sua sfacciataggine.
Erano passati ormai due anni dalla morte dei suoi, lei aveva sedici anni, mentre il fratello venti.
Si era sempre presa cura di lei, cercando di non farle mancare niente, ma Klyn, da quel fatidico giorno, chiuse a chiave i sentimenti e iniziò a fare come le pareva.
'La vita è la mia, tu stanne fuori' diceva a chiunque si mettesse in mezzo al suo cammino.
Era diventata così fredda, sfuggente e così pungente in ogni sua risposta, ma Rowen sapeva, in cuor suo, che era rimasto ancora del buono nel cuore della sorella, la sua amata sorellina, e lui non si sarebbe arreso, mai.
La mattina, prima di andare a scuola, nemmeno salutava più, non ringraziava quando le veniva presentato un piatto a tavola e non guardavo in faccia il fratello, ma lui sopportava, sempre e comunque, rimaneva lì, aspettando un cambiamento, o progettandone uno.
"Io esco." Disse Brooklyn, prendendo le chiavi della macchina e quelle di casa. Detto questo chiuse la porta alle sue spalle e iniziò a camminare verso la sua auto.
Inserì la marcia e partì, abbassando interamente il finestrino e lasciando che il vento le facesse svolazzare i capelli rossi e lisci. Si mise un po' di rossetto rosso, che risaltava sulla sua pelle pallida e sorrise per un attimo soddisfatta, poi tornò seria.
Non si sa come mai, ma la sua popolarità era rimasta, si, tutto era cambiato, tranne quello; non stava più con nessuno, se non con Ada e Rosie, le uniche che avevano cercato di aiutarla.
Quando la invitavano ad una festa, lei non accettava mai, e se non andava lei, allora non andava nessuno. Accettava solo alle feste di Ada o Rosie, che la 'supplicavano in ginocchio'. Odiava le feste in ogni loro forma, le sembravano inutili, perdite di tempo e sopratutto, Klyn le chiamava 'il covo dei deficienti'.
Arrivata, spense la macchina e uscì, ficcando le chiavi nello zaino rosso che teneva sempre in macchina, non si curava di mettervi i libri, poiché quelli, li lasciava sempre a scuola, senza mai svolgere un solo compito.
"Ma buongiorno Broo." Disse Rosie raggiungendola, affiancata da Ada.
Klyn si limitò a farle un cenno con la testa, poi iniziò a camminare verso l'entrata.
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𝐼𝑜 𝐻𝑜 𝑇𝑒, 𝐹𝑟𝑎𝑡𝑒𝑙𝑙𝑜
Разное"𝑌𝑜𝑢'𝑟𝑒 𝑎𝑙𝑙 𝐼 𝐻𝑎𝑣𝑒..." Era un legame troppo forte per essere spezzato, di quelli che neanche la morte potrebbe distruggere. Brooklyn abita sola con suo fratello maggiore Rowen da ormai due anni, da quando i loro genitori sono morti in...
