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Klyn non desiderò mai di morire, non per davvero...il gesto di alcune settimane prima era solo un disperato bisogno di pace.
Pace che lei non provava da troppo tempo, la pace che lei collocava negli abbracci di chi amava, nei sorrisi di una famiglia unita e felice, la ritrovava in tutto ciò che lei non possedeva.
Pace. Una sola parola, ma infiniti significati.
Per Klyn il significato di pace era uno: ritrovare se stessa.

La pace, Joe, la ritrovava solo negli occhi rumorosi di sua madre, perché lei, nonostante tutto, non si era mai arresa.
Non riusciva a trovare pace in sua sorella, che ogni sera, senza farsi sentire, piangeva la sua vita troppo breve.
Non la trovava di certo in suo padre, che insultava Beth, sua sorella, per ciò che, a causa sua, li avrebbe aspettati, che malediceva Rachel, sua madre, per avergli dato dei figli così problematici.
Quando il ragazzo guardava sua madre, un senso piacevole gli pervadeva il corpo, lui sapeva che qualunque cosa fosse successa, lei sarebbe rimasta lì, per tenergli la mano.

Ethan trovava pace solamente nella musica.
Non c'era niente che gli desse più serenità della musica nelle orecchie, mentre lui scivolava piano piano via dal mondo.
Era come chiudere gli occhi sott'acqua, una dimensione non propriamente umana, un qualcosa di esterno a tutto ciò che lo circondava.
Era identico a tutte quelle vecchie trame dei libri chiusi in cantina, dove i protagonisti scoprono un mondo nuovo, a volte magico, dove vivono lontano da ciò che gli fa soffrire.
Il "mondo magico", per Ethan, era la musica.

Rowen provava pace solo quando ingeriva quelle piccole pasticche verdi, che allo stesso tempo gli lasciavano un vuoto nella testa.
Aveva sempre seguito gli ordini del medico, con precisione aveva sempre preso il giusto numero di pastiglie, sapendo che una in più avrebbe potuto provocare il disastro, eppure quella volta, quell'unica volta, stava così male che voleva solo scomparire, voleva cadere in un sonno profondo e al suo risveglio ritrovare mamma e papà al suo fianco, ritrovare la Klyn sorridente di sempre.
Voleva la sua famiglia.
Se n'erano andati troppo presto, e lui non era ancora pronto.

In coma, Rowen, riusciva a sentire tutte quelle voci che parlavano animatamente, gli sembrarono quelle di Joe, Ethan, e un'altra persona, che, seppur molto famigliare, non riuscì a distinguere, ma Klyn? Dov'era la sua sorellina?
Cercava tra i suoi ricordi l'ultima volta che la vide, ma neppure quello riusciva a rimembrare, così, arreso all'idea di essere stato abbandonato, si lasciò cullare dalle risate degli altri, con sottofondo il pianto silenzioso della sua mente.

Klyn ritornò dentro all'edificio grigio come il cielo di quel pomeriggio.
Quando rientrò nella 'camera' del fratello, vide assieme ai due ragazzi seduti sulle poltroncine poste di fianco al lettino, l'ultima persona che pensava di incontrare.
"Beth, che ci fa qui?" Chiese andandole incontro e cercando di sorriderle un poco.
"Ho saputo tutto, mi spiace tanto Lyn." Disse la sorella di Joe, intenta nel consolare la ragazza.
"Anche a me." Sussurrò lei, abbassando il capo, all'oscuro della cruda verità che Beth portava con sé.
"Hey,-disse Beth-sono sicura che ce la farà, lui è forte quanto determinato."
Guardò Rowen per un momento, e mille ricordi vennero a galla.

Rowen e Beth, fin dai tempi delle medie, stavano molto insieme, si potevano definire migliori amici.
Si passavano solo un anno di differenza, ma nonostante questo, Rowen cercava sempre di proteggerla come fosse qualcosa di troppo fragile e vulnerabile.
Lei ricordava di quanto, a volte, potesse essere cocciuto, testardo, ma anche arrendevole in certe circostanze, ad esempio quando lei gli metteva su il broncio.
Dopo aver scoperto della sua malattia, Beth si chiuse in se stessa, e per paura di essere rigettata anche da lui, fece di tutto per evitarlo, per allontanarlo.
Eppure ora, mentre lo guardava con gli occhi chiusi, il viso rilassato, e quel macchinario che segnava ogni battito del suo cuore, si pentì, e si sentì tremendamente sciocca.
Si pentì di non essere stata accanto a Rowen, si pentì di averlo allontanato, lei aveva bisogno di lui quanto lui ne aveva di lei.
Si sentì sciocca per aver pensato che lui l'avrebbe rifiutata.
Calde lacrime iniziarono a scorrere lungo il suo viso, ed insieme ad esse, tristi righe nere iniziarono a cospargerle il viso.
Si strofinò entrambi gli occhi con le mani, ma il mascara unito alle lacrime si sparse ancora di più, facendola sembrare un panda.
Si voltò verso la porta dell'uscita, si scusò, salutò il fratello e gli altri, e poi, mentre camminava veloce nei corridoi del St. John, sussurrò:"Ti voglio bene, Papochka."
E tra quel trambusto generale, riuscì quasi a sentire Rowen risponderle:"Anche io, Devochka."
Così sorrise malinconica, al ricordo di lui che, mentre lei piangeva, l'abbracciava senza fare troppe domande, senza troppe paranoie, senza pregiudizi, solo loro, a scappare da qualcosa di troppo grande per entrambi.

Klyn si stiracchiò sulla sedia posta vicino alla porta, sbadigliando rumorosamente.
"Ho sonno." Disse con la voce impastata nel sonno.
Ethan si alzò e fece sedere Klyn sulla poltrona che sicuramente era più comoda della vecchia sedia in legno si cui si era seduta poco prima.
"Grazie." Disse la ragazza, prima di cadere in un sonno profondo.
Dopo circa una mezz'ora, Joe disse:"Io devo andare, ci pensi tu?"
L'amico annuì e salutò il ragazzo che, con passo felpato, uscì dalla stanza.

Ethan guardò Klyn, così indifesa, così 'piccola' confronto a tutto ciò che doveva, giorno dopo giorno, affrontare.
E si sentì in colpa...per tutti quegli anni si era limitato a pensarla, senza però mai fare niente.
Ora era lì, in quella stanza così piena di rimorsi, vuota di certezze, e non sapeva che fare.
Piccole lacrime iniziarono a scendere sul suo viso e lui non fece niente per fermarle.
"Perché piangi?" Klyn lo guardò per poi richiudere gli occhi, con la voce era ancora mista alla stanchezza, però il suo tono di voce era diverso dal suo solito...era dolce.
Lui non rispose alla sua domanda:"Dovresti dormire."
Lei insistette:"Ethan, perché stai piangendo?"
Lui sospirò:"Per tante cose."
"Lo sai che se vuoi io sono qui, vero?"
"Questo dovrei dirlo io a te." Disse ridendo un poco.
"Farò finta che tu l'abbia detto." Rispose lei, sorridendo, ancora con gli occhi chiusi.
"Buona notte Lyn."
"Buonanotte."
E così entrambi, con il cuore un po' più leggero, si abbandonarono alle grinfie delle tenebre, addormentandosi.

Joe, nella sua stanza colorata, di addormentò con un'espressione indecifrabile sul viso, mentre mille preoccupazioni iniziarono ad assalirlo.
Quella notte lo aspettavano, nascosti sotto al letto, dentro gli armadi, sotto alle coperte, mille incubi.
Prima di chiudere gli occhi però, ringraziò il cielo di avergli regalato qualcuno che lo facesse sentire a casa.

Beth era chiusa nella sua stanza, abbracciata al suo cuscino celeste, mentre piangeva in silenzio.
Il senso di vuoto che provava ogni volta che pensava al fatto che da lì a poco sarebbe morta, aumentava sempre di più, era come una voragine dentro di lei.
Quando sarebbe morta, avrebbe voluto che fosse primavera, Aprile più precisamente, così che ad accoglierla non fosse un clima gelido, neppure uno troppo caldo, e che non fossero le giornate grigie come non mai.
Mentre ci pensava scosse la testa, pensando al fatto che doveva godersi ciò che le rimaneva, respirare fino all'ultimo il significato di vita, berne fino all'ultima goccia.
Rowen avrebbe voluto questo per lei, Joe voleva questo, la sua mamma desiderava questo, e anche lei, nel profondo, avrebbe voluto farlo.
Così si asciugò le lacrime, guardò le stelle, si mise a letto, e sorridendo, si addormentò.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Oct 10, 2021 ⏰

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