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"Ma abbi cura di quello che sei, va bene?"

Klyn distolse lo sguardo dopo pochi secondi, abbassando il capo.
"Ma dimmi, tu...ci tieni ancora a me?"
Quella domanda la spiazzò, non sapeva cosa dire, non aveva idea di come reagire, tutto questo la stava distruggendo piano piano.
"Io...-balbettò Klyn, ormai arresa-Sì...certo, certo che tengo ancora a te, Ethan." Disse con gli occhi lucidi.
Il ragazzo aprì leggermente la bocca per lo stupore, poi, senza dire niente, l'abbracciò:"Ti voglio bene Klyn."
Lei singhiozzò:"Anche io."

Non lo aveva mai ammesso. Non aveva mai ammesso di volere bene a qualcuno, né a suo fratello, né a quelle che considerava le sue "migliori amiche", né a Joe, ma con Ethan era diverso, sentiva di aver bisogno di lui, dei suoi abbracci, dei suoi occhi.
Ora, non fraintendetemi, Klyn non era innamorata di Ethan, come non lo era di nessun altro, eppure sentiva che quel ragazzo aveva un posto molto speciale nel suo cuore, non che Joe o Rowen non l'avessero, ma l'unico a cui si sentiva di poter rivelare il suo vero lato, era proprio lui.
Non seppe mai il motivo, era così e basta.

"E se...se non si sveglierà più?" Tremò Klyn, ancora stretta nell'abbraccio dell'amico.
Lui la strinse più forte:"Rowen è forte, Klyn."
Questo fu tutto ciò che disse.

Sì, perché Ethan non sapeva cosa sarebbe successo, non sapeva se Rowen sarebbe rimasto in coma per il resto della sua vita, se sarebbe morto da lì a qualche giorno, se si sarebbe svegliato, lui non sapeva, non poteva sapere.
Però di una cosa era certo: Rowen era forte.

"Si, hai ragione." Disse Klyn, rimettendosi a sedere e asciugandosi le lacrime.
"Klyn..." La richiamò Ethan.
Lei si voltò nella sua direzione:"Mh?"
"Qualsiasi cosa succederà, ricorda che io ci sarò, okay?"
"Okay." Sussurrò lei, tornando a guardare il fratello.
Passarono ore a ricordare quando erano bambini, a raccontarsi di cose accadute, il tutto accompagnato dalle risate di Jojo, che era miracolosamente ricomparso.
È vero, loro ridevano, ma nel cuore di ognuno c'era qualcosa che faceva male, tanto male.

Klyn soffriva per il fratello, sentendosi in colpa, capendo troppo tardi che avrebbe dovuto essere migliore per lui, Ethan soffriva per Klyn, che stava affrontando una tempesta dopo l'altra, e Joe, Joe forse, nell'insieme, era quello che stava soffrendo più di tutti.
Sapeva che da lì a poco sua sorella sarebbe morta, malata terminale al fegato, sapeva anche che a breve i suoi si sarebbero separati, che lui sarebbe stato affidato al padre, la persona che meno sopportava, in più soffriva nel vedere Klyn così giù di morale, si sentiva così impotente davanti a tutte quelle cose.
Eppure sorrideva, una delle poche cose in cui riusciva bene...lui sorrideva, faceva credere che tutto andasse bene, che niente lo stesso realmente toccando da vicino.
Quante volte gli altri pensarono che Jojo fosse solo un ragazzo fortunato, da tutti i punti di vista, ma si sbagliavano, la sua famiglia non era perfetta, la sua vita non era facile, eppure lui cercava gli aspetti positivi in tutto quel macello, e la cosa più sorprendente, era il fatto che riusciva a trovarli.

Dopo un po' di tempo, il telefono di Klyn squillò, rivelando il numero di Mary.
La ragazza prese un bel respiro, chiuse gli occhi e rispose con tono calmo:"Pronto?"
"Si può sapere dove sei?!-sbraitò la donna-È da due ore che ti stiamo aspettando sotto casa!"
Lei cercò con tutta se stessa di mantenere la calma, di non innervosirsi.
Se rispondo a tono, pensò Klyn, non riuscirò mai nel mio intento.
"Mi spiace molto, non volevo farvi aspettare...purtroppo Rowen ha avuto un "incidente", ora è in ospedale, in...coma."
Silenzio.
"Volevo chiederle se, per favore, potrei rimanere qui un altro po'. Se vuole può venire a controllare lei stessa, non sto mentendo. Si tratta di mio fratello, la prego." Disse con voce supplicante.
"Oh cara,-disse Mary con tono più gentile-mi dispiace molto.
Non ce n'è bisogno, ti credo...sei tante cose Klyn, ma una bugiarda non credo proprio. 
Puoi stare una settimana, poi dovrai tornare.
La sera mi aspetto sempre una tua telefonata, mi raccomando.
Se riusciamo passeremo, nei prossimi giorni.
Ora devo lasciarti, riprenditi."
Detto questo la donna terminò la chiamata, lasciando Klyn senza parole, che piano, posò il telefono su una mensola lì vicino e sussurrò un "grazie" quasi impercettibile.
"Tutto bene?" Chiese Joe.
Klyn fece una smorfia:"Così si può dire."
Guardò il fratello, poi chinò il capo.
"Lo sai che non hai colpa, vero?" Chiese Joe.
Lei ridacchiò ironica:"Si, certo, non ho colpa...quando mai."
Detto questo uscì dalla stanza, per poi dirigersi all'esterno dell'edificio, in cerca d'aria.
La pioggia quella sera cadeva insistente, bagnando le cose, le persone, i pensieri, cercando di spazzare via tutto il marcio dal cuore della gente.
E Klyn, allargando le braccia e rivolgendo la faccia al cielo, sorrise.
Sorrise perché ormai non le rimaneva nient'altro da fare, sorrise perché era da troppo che non lo faceva, sorrise perché amava farlo, anche se lo aveva negato per anni.
Sorrise perché i suoi genitori avrebbero voluto vedere solo questo, perché suo fratello non aspettava altro.
Sorrise per riempire tutto quello che le mancava.
Sorrise, e per la prima volta dopo tanto tempo, si sentì libera, si sentì bene.

Sorridere. Klyn, quando era una bambina, sorrideva spesso, quasi sempre in realtà.
Questo perché il suo piccolo mondo era, per così dire, perfetto, niente dolore, dei buoni amici, una famiglia che le voleva molto bene...aveva tutto ciò di cui aveva bisogno.
Amava sorridere ai passanti per esempio, che, inteneriti dal suo dolce faccino, sorridevano a loro volta.
Amava sorridere alla sua mamma, al suo papà, al suo fratellone e così via.
E tutti amavano il suo sorriso, però poi, piano piano, la maggior parte delle persone se ne dimenticò e cancellarono ogni traccia della vecchia Klyn dalla loro mente.
Quasi tutti, tranne loro, tranne Rowen, tranne Joe, tranne Ethan.
Loro si ricordavano bene della bambina sorridente che giocava in cortile, si ricordavano di tutte le risate, delle dolci parole, della gentilezza di Brooklyn.
Ma d'altronde, come dimenticare?

𝐼𝑜 𝐻𝑜 𝑇𝑒, 𝐹𝑟𝑎𝑡𝑒𝑙𝑙𝑜Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora