Reki andò in camera sua chiudendosi la porta alle spalle e sdraiandosi violentemente nel letto. Si mise a stella, a pancia in su mentre guardava il soffitto bianco dal quale pendeva una lampada che, nelle giornate buie, illuminava la stanza.
Non era tanto grande, lo spazio era sufficiente per almeno due persone. Ma vi dormiva da solo, anche perché aveva bisogno della sua privacy. La più piccola aveva una stanza a se, con le pareti rosa e con tanti giocattoli che Reki reputava inutili. Un armadio occupava tutta la parete davanti alla porta scorrevole bianca, dove attaccati c'erano disegni che chiameremo scarabocchi per l'età troppo infantile.
Alla sinistra del letto a una piazza, c'erano foto dei due fratelli da piccoli; la cornice inquadrava un momento ormai permanente del tempo che faceva sorridere ogni volta la madre quando andava a sistemare. Era una camera semplice, senza ombra di una decorazione personale o poster di gente famosa.
Al contrario, quella del maggiore aveva molto carattere.
Il letto a una piazza e mezza occupava lo spazio sopra un piccolo soppalco vicino alla finestra; i muri erano piene di immagini di band e cantanti poco conosciuti, di cui nessuno sapeva l'esistenza. I colori che predominavano erano il rosso e il nero delle varie felpa che teneva sulla sedia della scrivania. Non era un amante dell'ordine, il caos era il suo habitat naturale.
La scrivania era solita piena di libri o quaderni per disegnare, i lapis sporchi e consumati erano prova di quanto amasse quell'hobby.
Il letto in cui si tuffò, e in cui ora era sdraiato, era disfatto. La maggior parte della coperta grigia toccava il pavimento che a malapena si riusciva a intravedere. La donna non aveva più messo piede nella camera del rosso, aveva paura che sotto quella pila di fogli e vestiti puliti si trovasse un cadavere. Ogni volta che glielo sentiva dire iniziava a ridere.
"Se fossi un'assassino avrei già ammazzato mia sorella" diceva quando non la sopportava più.
Il rapporto fra i due era strano, complicato e forse anche contorto. Non avevano gli stessi interessi per via dei diversi anni d'età, non si parlavano molto e non passavano molto tempo insieme. Se la minore gli chiedeva qualcosa, quest'ultimo rispondeva che era occupato e che ci avrebbe pensato dopo.
Eppure era il primo a cercarla a volte. Quando non la trovava in giro per casa era difficile sopportarlo e stargli attorno; quando aveva bisogno di fare i compiti era il primo che l'aiutava (a parte quando giocava alla play). La portava dove voleva lei andare, gli comprava quasi tutto ciò che chiedeva...però era distaccato. La trattava con freddezza e quando sorrideva non glielo faceva notare, altre volte, invece, una risata era difficile da nascondere.
"Fratellone sai che sei più bello quando sorridi?"
Reki a quel punto la guardava intenerito, per poi osservare un punto impreciso davanti a sé.
"Non lo so...è che non voglio sprecare sorrisi"
"In che senso?" domandava incuriosita.
"Nel senso che non sempre un sorriso serve...a volte basta il momento in se." continuava lui.
"Capito...ma potresti pure non nascondere i sorrisi, tanto so che sorridi di nascosto!"
Reki rimaneva allibito ogni volta, e ogni volta accennava un ghigno per poi andare nel suo covo dove poteva esprimere tutto ciò che sentiva, provava. Rabbia, tristezza, frustrazione, amore, felicità. Lì nessuno poteva giudicarlo.
E pensare che aveva paura di rivedere quelle ombre di notte. E aveva paura che tutto fosse solo frutto della sua immaginazione, come lo erano le voci che ogni tanto sentiva e con cui parlava serenamente. E aveva paura della notte profonda perché sarebbe potuto partire tutto d'accapo, e lui non voleva rivivere l'inferno che aveva passato anni prima.
Però sapeva che non c'era nulla, che le allucinazioni si erano fermate e che i mostri non lo perseguitavano più, ma se un giorno avesse scoperto che sua sorella non fosse altro che frutto del suo subconscio, il mondo gli sarebbe crollato in un colpo solo.
L'unica persona di cui non aveva paura, con cui poteva ridere senza venir giudicato era Langa, il ragazzo che ancora doveva scoprire del tutto. Perché si, erano amici ma non sapeva quasi nulla di lui.
E così guardava il soffitto bianco con una lampada che illuminava la stanza nelle giornate più buie e pensava a lui. Ai suoi occhi, al suo sorriso, al suo modo di parlare. Pensava anche al momento del loro primo incontro, stravagante e per niente romantico.
"Reki posso entrare?" Chiese la madre dall'altro capo della porta interrompendo i diversi pensieri.
"Si mamma..."
"La sistemerai un giorno questa stanza?" Chiese. Il fulvo alzò occhi al cielo. "Su, su scherzo..."
"Cosa c'è? Ho fatto qualcosa?"
"No niente, stranamente...Ti va di parlarmi di questo ragazzo?" Disse sottovoce
"Di langa?" La guardò interrogativo. L'adulta annuì. Fece un sorriso e le guance si tinsero leggermente di un colore roseo e iniziò a raccontare del suo principe azzurro.
Lui non lo aveva ancora capito però, non aveva ancora compreso i sentimenti verso quest'ultimo, e il cuore che batteva al suo pensiero gli sembrava una reazione del tutto naturale.
Ma la madre lo aveva già capito, lo aveva compreso dai suoi occhi che sembravano brillare ogni volta che pronunciava il suo nome. Ma non voleva dirglielo, non voleva spaventarlo...Anche perché a 16 anni non si sa per certo cosa sia l'amore.
"E' pazzesco! Ha gli occhi color del cielo, un sorriso che ti mette a tuo agio...poi, ha una voce delicata. Ti guarda e capisci subito che non ti tradirà mai, che starà con te per sempre. Poi non è noioso, non ti giudica e ascolta i tuoi pareri... E' più alto di me di due centimetri e mi tratta come un bambino a causa del mio carattere fin troppo estroverso, empatico e sensibile. Sa tantissime cose e non mi stanco mai di ascoltarlo... Lo ascolterei per sempre, in loop!
Lo voglio sempre vedere, voglio passare ogni secondo con lui, a divertirmi e a fare cazzate. A osservare le stelle e non capire più nulla di quello che dice, per poi scoppiare in una grassa risata sincera. Fra le sue braccia mi sento al sicuro, protetto e stabile...
Mamma tu hai mai avuto una persona che ti facesse sentire così?"
La donna guardò il figlio, sospirò, chiuse gli occhi e li riaprì sorridendo.
"Si l'ho conosciuto anche io, e lo conosco tutt'ora"
"E chi è?"
"Non te lo dico, ci arriverai più in là" Reki fece una smorfia di disappunto "Sono contenta che tu abbia trovato una persona da amare."
"Si, lo sono anche io."
Spazio autore
Bene, il capitolo è servito e personalmente lo adoreggio XD
Lasciate una stellina per supportare e scrivetemi cosa ne pensate :))))
Per chi mi conosce dalla Kagehina sa che mi piace molto interagire coi lettori XD
Sayonaraaaaaaaaaaaa
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Mio: Per sempre
FanfictionL'amore è come un velo trasparente: fine e delicato. Può cambiare ogni secondo, forma e colore, suono e profumo. Reki questo non lo sa, non sa che l'amore è imprevedibile, che può cambiare da un momento all'altro. Non lo sa perché finora non ha a...
