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Sembrava felice di restare solo, di passeggiare per quella strada senza qualcuno accanto.  Sembrava felice di  parlare con Nessuno, con l'aria. 
Qualche minuto prima stava uscendo dal gelataio, aveva due coni: uno al cioccolato e crema, l'altro alla nocciola e pistacchio. Il proprietario non si domandò per chi fosse il secondo cono, ma con chi stesse parlando il ragazzo entusiasta -era un pensiero fisso nella sua mente. Attendeva una risposta che poi diceva a voce, come se L'Altro fosse troppo timido per parlare. 
L'uomo lo salutò dubitante mentre varcava la soglia del negozio, per poi iniziare a servire il cliente successivo. 
"Che strano ragazzo..."  disse guardando la figura che piano piano scompariva. 
"E' un giovane, lascialo divertire...lascialo vivere come meglio crede. Non portargli via tutto ciò che ha." Ribatté il vecchio di mezz'età che stava cercando alcuni spiccioli nel portafoglio.  
"E cosa gli dovrei portare via? Sono solo un venditore di coni e coppette." 
Il cliente sorrise e mise sulla superficie cristallina  i tre euro. 
"Fragola, menta e Mascarpone" Dice poi divertito. 
Il vecchio fa come ordinato.
"E comunque, loro due insieme sono davvero carini" 
"Chi?" 
"I due ragazzi di prima." 
"Temo di non capire..." 
"Perché non vuoi capire." 
Il venditore rimase a bocca aperta da quella risposta insensata. L'uomo si voltò e uscì dal negozio contento del suo acquisto. Lo vide allontanarsi solo, senza moglie e senza figli; solo com'era il fulvo anche se adesso aveva dei dubbi.  
L'uomo di mezz'età aveva i capelli che gli cadevano raccolti sulla spalla da una semplice cosa bassa, capelli lisci e castani sporchi a causa del sudore del casco. Possedeva una moto nera dalle strisce rosse, da quanto  era lucida ci si poteva specchiare; teneva molto alla pulizia degli oggetti a lui cari. Arrivava a casa, si toglieva il cappotto di pelle che appendeva al terzo appendiabiti; si guardava allo specchio  per sistemarsi quel pizzetti sul volto magro. Toglieva i guanti e li posava su una mensola che teneva vicino alla porta del bagno, dove poi entrava per lavarsi le mani: sapone, risciacquo. Sapone, risciacquo. Sapone, risciacquo. 
Azione ripetuta tre volte. 
Il numero Tre era  la base della sua vita, era come il sole per la terra e l'acqua per ogni essere vivente. Contava fino a 3 prima di alzarsi dal  letto; 3 biscotti inzuppati nel caffè,  3 capi di abbigliamento; 3 paia di scarpe; tre volte la chiave doveva girare nella serratura e per tre volte doveva bussare prima di entrare: non una di più, non una di meno;  e se mai capitava lo faceva per nove volte.
Era entrato in altre due gelaterie prima di quella, prima di attendere allo strano show. 
La porta si aprì e il tintinnio del campanello risuonò in quel locale.
"Due coni grazie" Disse il rosso che sembrava essere un ragazzo simpatico e vivace. "Tu come lo vuoi? (...) Uno alla nocciola e pistacchio, mentre l'altro crema e cioccolato. E' il mio preferito! (...) Mi puoi dare i tuoi soldi? Io li ho dimenticati" 
Si mise una mano dietro la nuca coperta dalle varie ciocche tinte. Mai aveva visto un rosso così acceso e potente. 
Prese il portafoglio che aveva in tasca e posò sulla vetrina 5 euro. Menomale che non aveva soldi pensò. 
Se ne andò via salutando e stringendo la mano all'aria. 
Strano.
Ma sorrise vedendolo così spensierato, così fuori dal mondo.
Non sempre la verità è una cosa buona. 

Viveva da solo, non era sposato, non aveva figli né animali da compagnia. Entrava nel monolocale e compiva sempre le solite e noiose azioni: avere una famiglia sarebbe stato troppo complicato. In passato l'uomo aveva avuto diverse fidanzate da ogni tipo di carattere e da ogni tipo di carnagione, non faceva distinzioni. Ma non andava mai oltre i tre anni di relazione. Provò a stare anche con un uomo, convinto che il problema fossero le ragazze, ma solo l'idea di baciare l'altro li provocava nausea. 
Solo allora aprì gli occhi. Era pazzo. Sono pazzo. 

Il riflesso dello specchio ormai non lo riconosceva più, non si vedeva più come l'uomo di sempre. I chili diminuirono e le ossa  iniziavano a essere evidenti; era lievemente sotto peso, non soffriva di anoressia o bulimia...doveva solo mantenere tutto sotto controllo.  
Il numero 3 iniziò a invaderlo anche in sonno, non lo faceva dormire e quando si svegliava era sudato come l'olio di lanterna. 
"DOC." Disse un giorno il dottore che vedeva. Lui lo guardò storto. "Disturbo Ossessivo Compulsivo." 
Ancora non capiva. 
"Tranquillo si può curare o adagiare nel tempo. Devi solo collaborare." 
E così fece. Dopo solo pochi mesi le calorie della pasta iniziarono a non essere più 30 o 33,  il suo viso tornò di bell'aspetto e le costole non si vedevano più. 
Si era messo sui libri a quarant'anni e aveva scelto un'università per diventare psicoterapeuta. Ha la laurea da 4 anni e vede ogni suo paziente uscire dal suo studio sorridendo. 
E' la mia gioia più grande diceva agli amici e alla fidanzata incinta.
"Vorrei visitarlo" i pensieri presero voce ricordando quei suoi strani movimenti "Mi sembra una persona interessante." 
"Chi?" Domandò una donna sulla quarantina. Capelli lunghi neri coprivano il seno abbondante causato dal bimbo che portava in ventre. Il viso era affilato e lo sguardo tagliente come quello di una gatta. Voce soffice, tranquilla e delicata come quella di una mamma. 
"Un ragazzo che ho visto oggi in gelateria." Rispose poggiando le labbra sulla bocca della bottiglia di soda. 
"Lo hai adocchiato quindi. Lo hai osservato e psicanalizzato come fai con i tuoi pazienti...Perché?" Sapeva che era contraria a questo suo atteggiamento. Doveva solo spicanalizzare coloro che avrebbero voluto, che poi avrebbero pagato per sentirsi meglio. 
"Stava parlando con qualcuno" Disse freddo. 
"Non ci vedo niente di male." Un gioco di botta e risposta. 
"Ti sbagli." 
"Perché? Che c'è di male nel parlare con qualcuno?" 
"Faceva delle domande e si rispondeva da solo, come se l'altro gli avesse dato risposta."
"Magari è sordo-muto... che ne sai." 
"Non lo è, ci sente benissimo."
"Allora non ti allarmare, stava solo parlando con qualcuno, no?" 
"No. Non stava parlando con nessuno."
Il gioco finì con un lungo silenzio da parte di entrambi. L'uomo guardava dritto, un filo d'erba del prato sotto casa era più lungo di altri. Gli dava noia. La donna lo guardava perplessa con la sua bevanda ancora fresca in mano. La leggera brezza faceva ondeggiare le foglie  sugli alberi creando un lieve fruscio di sottofondo, il volo degli uccelli, l'aria pulita.
"Cosa pensi di fare?" E' la donna a parlare, a rompere quella sfera di cristallo. 
"Aspettare." Rispose "Solo aspettare." 





A questo capitolo ho fatto un casino di modifiche, l'ho riletto ma è possibile che ci siano errori grammaticali e chiedo scusa in anticipo. 
Il protagonista di questo capitolo me lo sono immaginato un figo da pauraaaa -non sto scherzando- 

Cosa ne pensate di questo capitolo? 


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⏰ Ultimo aggiornamento: Jun 27, 2021 ⏰

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