"Langa! Fermati un'attimo! Non sono veloce quanto te!"
Continuava a camminare.
"Langa! Fermati ti prego!"
Non gli dava retta.
"Langa voglio parale con te!"
Lo ignorava.
...
Reki si svegliò di colpo nel bel mezzo della notte. Il respiro era affannato e la fronte, come le mani, era bagnata dalle goccioline di sudore. Gridò spaventato per diverse volte, sperando che qualcuno spalancasse quella maledetta porta chiusa davanti a lui. Ma era come se le sue corde vocali fossero state tagliate da una forbice, o da un coltello affilato.
Tossì, si strinse il cuscino al petto e chiuse gli occhi ancora tremante. Scese qualche lacrima. Si morse il labbro fino a far uscire quel sangue, che, anche se amaro, non dispiace a nessuno. Ingoiava ciò che aveva fatto fuoriuscire, un po' per disinfettare la crepatura del labbro con la saliva; un po' perché quella sensazione di bruciore lo confortava e lo faceva calmare, chiudeva gli occhi e trovava sollievo.
Questo metodo un po' bizzarro, lo aveva imparato da bambino: quando le voci o le ombre si facevano fin troppo pesanti, inopportune, invadenti si faceva del male inconsciamente.
Il labbro inferiore era il più usato per questa tortura. Ogni volta che i denti incontravano la pelle rosea, lasciavano un segno che veniva cicatrizzato con tempo; Reki odiava quelle cicatrici.
Non le voleva avere.
Chi mai le vorrebbe? Nessuno. Sono come delle crepe sul muro, si possono nascondere con i quadri ma ci saranno per sempre. Per nasconderle, di solito usava il burro cacao. Lo usava prevalentemente in estate, d'inverno usava la scusa delle freddo così da passare inosservato dalla maggior parte dei suoi cognati.
Il rosso si alzò dal materasso sommerso dal buio, prese il cellulare e attivò la torcia. Si mise in ginocchioni sul pavimento e guardò guardò fra il distacco che c'è fra la sbarra di ferro e le gelide piastrelle di marmo. Controllò da tutte le direzioni possibili e immaginabili. L'ansia lo soffocava, il solo pensiero di rivedere un'anormalità nella sua vita lo spaventava a morte. Il cuore del suo petto non faceva altro che battere e il respiro era diventato così soffocante da essere insopportabile.
Nella stanza era calato un silenzio fittizio all'improvviso, le sue orecchie iniziarono a fischiare, facendolo isolare dal mondo di prepotenza. Era come poter vedere i fatti dall'esterno.
"Fratellone...." Si girò violentemente verso la porta adesso aperta. "..Non puntarmi la luce in faccia!"
La bambina si coprì gli occhi accecati dal fascio artificiale.
"Perché sei ancora sveglio? Sono le tre del mattina vai a dormire..." il maggiore accennò un lieve sorriso e si mise seduto sul pavimento.
"Questo vale anche per te"
"Guarda che io stavo dormento! Sei tu e il tuo baccano che mi avete svegliata!" Mise il broncio.
"Okay...okay come vuoi, ora vado a dormire, notte"
"Notte!" e l'uscio si chiuse nuovamente.
Chissà se Langa è sveglio .
Pensò.
Ho il suo numero....magari mi può fare compagnia.
Si rimise sulla mobile superficie, appoggiò la testa al cuscino e aprì i messaggi di whatsapp. La luce blu ricadeva sul suo viso, e l'immagine profilo del ragazzo gli lasciava un tenero sorriso. La osservò per secondi, minuti, di certo non ore, ma non vi trovò mai il coraggio di scrivergli. Aveva paura. Ma di cosa? Qualcuno, o meglio, qualcosa glielo impediva. Aprire la chat e digitare quattro semplici lettere era troppo difficile, forse rischioso per ciò che avrebbe potuto scoprire. Quindi preferiva di non sapere, di restare nell'ignoto, nell'ombra; se voleva poteva scrivergli lui, non doveva per forza fare il primo passo.
Il bigliettino ce l'aveva ancora, era sul comodino piegato in due, dentro un barattolo.
"Cosa mai ci avrà trovato in quel foglio?" si chiedeva la madre dopo una scenata del figlio. Lo stava per buttare.
"Ma è bianco..."
"Non dire scemenze! Lo dici solo perché per te è solo carta!" urlò quella volta.
"Ma veramente... non c'è scritto niente, guarda"
"Va via!" continuò "Vattene da qui!" gli tirò il un barattolo contro. La donna si ritrasse spaventata. Non lo riconobbe. Era impazzito.
Un mare di vetro trasparente separava il genitore dal figlio in lacrime, ormai spaventato da se stesso.
"Va via!" Continuò ad urlare, ma questa volta per il suo bene. "Va...via..."
Guardava sempre quella foto che sembrava perfetta, che sembrava parlare. Nell'immagine c'era lui e altre due persone piuttosto grandi per essere suoi amici o suoi fratello; anche perché era figlio unico. Uno di loro era un po' sfocato, si poteva capire che la figura desiderata fosse un maschio, un uomo...ma non vi si potevano capire i diversi lineamenti del volto o del corpo, che sembrava apparentemente robusto. L'altra, alla destra del ragazzo, invece era una donna; Reki la etichettò come la Madre, dato che era identica alla descrizione che tempo fa Langa gli fece. Gli aveva chiesto pure com'era fatto il padre, ma la figura gli era confusa e poco chiara, come quella dell'immagine.
Passò così a sorridere, come una donzella, davanti al cellulare finché il sonno non prese il sopravvento e le palpebre, ormai pesanti, iniziarono a chiudersi da sole.
Ragazzo sconosciuto
Ragazzo taciturno
Ragazzo angelo
Ragazzo immaginario
Spazio me
Bene, finalmente il nuovo capitolo!
Come vi sembra?
Ho già iniziato a scrivere il prossimo, non sarà come gli altri :)
Sayonara
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Mio: Per sempre
FanfictionL'amore è come un velo trasparente: fine e delicato. Può cambiare ogni secondo, forma e colore, suono e profumo. Reki questo non lo sa, non sa che l'amore è imprevedibile, che può cambiare da un momento all'altro. Non lo sa perché finora non ha a...
