Capitolo 7

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<<Io non ho una sorella!>> le urlo per farmi sentire mentre continuo a combattere.
<<16 luglio 1992 a Brooklyn. Samantha Madison (Johnson) Collins e James Benjamin Collins erano i nomi delle persone che mi hanno dato la vita. Solo che quel mostro che doveva essere mia madre non mi volle tenere, aveva sedici anni, troppo giovane per avere una figlia. Mi hanno lasciata in ospedale, hanno fatto svariati test su di me e successivamente mi hanno spedita in Russia. Lì sono stata presa in affidamento da una famiglia gentilissima, che mi ha amata dal primo giorno. I tuoi genitori avevano anche scelto il nome, Hope Diana Collins ma questo non è il mio vero nome perché io non sono figlia loro. Io sono figlia della famiglia Zamolòdchikova, percui io sono Екатерина Астра Замолодчикова (Ekaterina Astra Zamolòdchikova)>> disse tutto d'un fiato con il suo marcato accento russo mentre noi continuavamo a combattere.
<<Sono cresciuta, mi sono rimboccata le maniche tutta la vita per ottenere qualcosa, invece tu vivevi la vita della figlia perfetta. Sai in America qualunque cosa è più facile da ottenere diversamente che in Russia, ho scoperto i miei poteri all'età di sette anni ed ho dovuto imparare da sola ad usarli.>> dice mentre inizia ad allontanarsi da noi per salire sul suo jet/navicella.
<<Thor mi serve un passaggio>> dico attraverso l'auricolare e successivamente vola verso di me afferrandomi per una mano e lasciandomi proprio sopra Ekaterina.
<<Mia madre non era un mostro!>> urlo mentre le salto addosso.
Gli altri continuano a combattere contro quegli esseri mentre io combatto contro Ekaterina. Lei è molto più brava di me, infatti, se fino ad un attimo fa io ero sopra di lei adesso la situazione s'è ribaltata. Lei mi tiene ferme le gambe mentre, pugno dopo pugno mi colpisce in pieno viso, io cerco di proteggermi con le braccia fino a che non riesco a scansarla da me. Mi rialzo a fatica e ricominciamo lo scontro, ad un certo punto prende una corda dalla sua tuta e con uno scatto fulmineo me la lega alle mani, poi con un'altra corda ma questa volta magnetica mi lega le caviglie iniziando a farmi barcollare e successivamente si presenta dietro di me mentre cerco di liberare le mani e mi mette una corda attorno alla gola. Io cerco di fermare la stretta afferrandola per l'estremità che si presenta sopra alla mia gola e cerco di tirarla verso l'esterno.
<<Mentre crescevo ho condotto delle ricerche aiutata dai miei genitori che erano molto bravi a hackerare server e che mi hanno aiutato a scoprire informazioni sulle persone che mi avevano abbandonato, e....guarda un po'! Avevano avuto un'altra figlia: TU! Nicol Alexandra Collins, ma tu non sei stata abbandonata, no anzi, hai intrapreso la stessa carriera dei genitori e ti andava a gonfie vele. Ero così invidiosa di te, sentivo una rabbia inimmaginabile, io ti odiavo e ti odio tutt'ora>> spiega mentre stringe la corda attorno al mio collo. Sono riuscita ad allentare di poco la presa che la cinghia aveva sui miei polsi cosicché io riesca ad afferrare meglio l'altra.
<<N-on de-vi fare tutto c-iò, t-ti pos-so aiu-tare>> commento boccheggiando in cerca di ossigeno.
<<NO! Tu hai avuto tutto quello che a me è stato tolto, l'affetto mancante è stato rimpiazzato da un'altra famiglia e non lo rimpiango anche perché sono le uniche vere persone che tengono a me ma volevo a tutti i costi che tu soffrissi così io->> non fa in tempo a finire la frase che un fascio di luce la colpisce e Iron man mi raggiunge.
<<Ce la fai ad alzarti?>> mi chiede Tony prendendomi sottobraccio ed io annuisco. Nel frattempo Ekaterina è scappata e con sé il suo esercito. Sento che le mie gambe sono come gelatina e cerco di aggrapparmi meglio a Tony, lui capendo che non sarei riuscita a camminare ancora per molto mi prende a mo di sposa e mi porta in volo fino alla base.

<<Bruce puoi curarle le ferite?>> domanda Tony mentre mi posa su un lettino del laboratorio.
<<Oh mio Dio! C-certo>> risponde Bruce mentre prende l'occorrente per medicarmi.
<<Brucerà abbastanza sui tagli>>
<<Tranquillo, ho subito di peggio>> lo avviso accennando un sorriso.
Mi disinfetta i tagli, mi fa applicare una crema che dovrebbe alleviare il rossore e successivamente mi reco in camera mia.
Ho fatto una doccia e adesso sono alla ricerca di un film quando sento bussare.
<<Avanti>> affermo selezionando il film
<<Scusa non volevo disturbarti>> dice Steve mentre stava richiudendo la porta dopo aver notato la TV.
<<No, no aspetta Steve>> dico mentre mi alzo di corsa dal letto.
<<Vieni>> lo incito a tornare.
<<Volevo vedere come stai, per via delle ferite>>
<<Oh, niente di grave, ho solo molti lividi, qualche taglio e un po' di rossore a causa delle corde>> dissi facendolo sedere accanto a me.
<<Ti va di vedere qualcosa insieme?>> gli chiesi con una sicurezza che sbigottì anche me.
<<Certo>> mi rispose con quello smagliante sorriso che ogni volta mi scioglie come un gelato sotto il sole d'estate. Mi ricompogno e dopo aver scelto il film lo faccio partire.
Porca miseria! È bellissimo, quel ciuffetto biondo che gli ricade sulla fronte, s'è fatto crescere un po' i capelli nell'ultimo periodo e questa cosa mi fa impazzire. Ha il profumo di dopobarba che riempie la mia stanza, segno che s'è appena rasato. La maglietta azzurra che, tanto per cambiare, gli è così aderente che ad ogni respiro gli si intravedono gli addominali che sembrano scolpiti nella pietra e quei maledetti pantaloni di tuta grigia che lui indossa innocentemente, senza immaginare che alla sola vista ogni ragazza perde i sensi....ma cosa sto pensando?! È solo e soltanto un collega di lavoro.
Finito il film ceniamo e restiamo a parlare del più e del meno fino a sera tardi.

Together ~Steve Rogers~Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora