Steve pov
Sono nella stanza di Nicol da qualche minuto e nessuno di noi ha ancora proferito parola, stiamo ammirando il panorama di fronte a noi.
<<Sei rimasta, alla fine c'hai ripensato>>
Le dico per rompere l'attimo di silenzio
<<Si, tanto anche restando qui non sarei mancata a nessuno, in fondo non ho amici oltre agli agenti che lavorano con me.>>
Mi risponde senza distogliere lo sguardo fisso davanti a lei. A quella frase rimango abbastanza sbalordito.
"Cioè, com'è possibile che non abbia amici oltre alle persone con cui lavora e che una ragazza bella come lei non abbia nemmeno un ragazzo." Mi domando sbigottito
Passano altri minuti di silenzio prima che io prenda nuovamente parola
<<Vieni a cena? Ha cucinato Wanda è brava, fa il cibo un po' piccante ma è buono>>
Le chiedo mentre mi alzo porgendole una mano ma senza distogliere lo sguardo dai suoi lineamenti perfetti.
<<Certo>>
Finalmente mi guarda anche lei e senza esitare afferra la mia mano. Forse si alza con un po' troppa spinta perché finisce per sbattere contro il mio petto e la vedo arrossire violentemente quando si accorge che la sto guardando con dolcezza ed interesse.
Nicol pov
Afferro la mano del Capitano ma alzandomi con troppa spinta gli finisco addosso. Penso che abbia notato il mio imbarazzo dato che sento le guance andare a fuoco.
Ci osserviamo per qualche secondo e noto il suo sguardo posarsi sulle mie labbra mentre un brivido mi percorre la schiena, quando una voce maschile ci interrompe
<<Ok piccioncini mi dispiace interromoere questo momento così romantico ma stiamo tutti aspettando voi e Clint se non mangia ora penso che addenterà il tavolo. Quindi andiamo>
Ci dice Tony mettendo una mano sulla mia schiena e una sulla spalla di Steve spingendoci fuori dalla mia camera.
Passiamo tutta la cena a parlare del più e del meno successivamente ci rechiamo tutti nella sala accanto dove ci accomodiamo sui lunghi divani sparsi attorno ad un tavolino centrale.
<<Bene ragazzi adesso giochiamo ad obbligo o verità>>
Afferma Natasha accavallando le gambe
<<Ma Nat è un gioco da bambini>>
Le rispondo sperando nell'appoggio degli altri che però non ricevo. Li guardo abbastanza stranita e delusa, pensavo che mi avrebbero dato ragione.
<<Dai vedrai che ti piacerà>>
Mi volge la parola questa volta Rhodey
Sembrano tutti divertirsi e passano svariati minuti a farsi domande stupide e perverse quando si sente un rumore provenire da fuori. Dal giardino della base si vede un fascio di luce provenire dal cielo quando esso cessa si vede una figura molto alta e muscolosa.
Quando usciamo lo vediamo avanzare verso di noi.
<<Thor sei tornato giusto in tempo>> dice Tony dandogli una pacca sull'armatura regale che indossa. Thor saluta con lo sguardo tutti i partecipanti e avanzando verso di me mi dice
<<Piacere signorina, non penso che ci abbiano ancora presentato. Io sono Thor, il Dio del tuono, figlio di Odino nonché erede al trono di Asgard>>
Si rivolge a me baciandomi il dorso della mano. Direi che nuovamente sento il mio viso andare a fuoco.
<<Il piacere è mio>>
Dico facendo un piccolo inchino alla divinità nordica che ho di fronte.
<<Si bene adesso torniamo dentro Point Break>>
Dice Tony cercando di spingere avanti dalle spalle Thor, fallendo miseramente dato che quest'ultimo non si sposta nemmeno di un millimetro.
Siamo tutti seduti ai posti precedenti con un ospite in più a continuare quel gioco.
<<Thor, quanti anni hai?>>
Gli chiedo dato che è il mio turno e non ho idea di cos'altro chiedere.
<<Ho 1500 anni signorina ma in età midgardiana dovrei averne all'incirca 30>>
Dice sfoggiando un meraviglioso sorriso a trentadue denti.
Successivamente rimango abbastanza taciturna ad ascoltare domande e risposte degli altri e chiedendomi come possano amare un gioco così idiota.
<<Domani inizierai gli allenamenti con i poteri>>
Mi avverte Stark prima di congedarci tutti.
Sono sdraiata per terra con un M60 tra le mani, sto guardando nel mirino alla ricerca di nemici quando sento qualcuno afferrarmi per la gamba e legarmi sia i polsi che le caviglie. Non mi trovo più nella foresta, adesso sono in una stanza illuminata da qualche buco nel muro. Sento un rumore stridulo di una porta alle mie spalle e da essa ne esce un uomo. Sarà stato alto più o meno un metro e ottanta, portava dei vestiti eleganti neri con una cravatta e dei guanti in pelle.
Si avvicinò a me con vari coltelli e sciabole ed iniziò a mostrare le lame sfilandole dal fodero che le conteneva.
<<Non ti faremo niente se ci dici come baipassare la base>>
Mi dice con un accento tedesco l'uomo mentre sfregava i due coltelli che aveva in mano.
<<Non credere che tu mi faccia paura. Il mio lavoro oltre che a proteggere il mio paese è quello di non aprire bocca su informazioni private della base di noi militari>>
Gli dico osservando le lame
<<Oh ok ci divertiremo un po' allora. Pensavo che avresti scelto la via più semplice ma a quanto pare dovrò tirartele fuori io le parole di bocca>>
Afferma marcando le ultime parole.
Detto questo inizia a passare la lama calcandola sul mio fianco sinistro che precedentemente aveva scoperto e io trattendo a stento i gemiti di dolore, non avrei parlato per nessuna ragione al mondo. Continuava ad affondare la lama nella mia carne con un sorriso soddisfatto.
Stanco di non ricevere informazioni né udire urla di dolore afferra la sciabola dietro di lui e mi trafigge lo stomaco.
Mi sveglio cadendo dal letto ancora avvolta fra le lenzuola. Sono matida di sudore, sto tremando e il mio battito cardiaco non vuole rallentare. Guardo la sveglia e sono le 4:00 in punto. Cerco di alzarmi senza perdere l'equilibrio e mi dirigo verso il bagno. Mi risciaquo il viso appoggiando successivamente il palmo destro sul lavandino e guardandomi nello specchio prima di alzarmi la maglietta sul fianco sinistro e vedendo il regalo che mi aveva lasciato quel bastardo. Me lo ricordo bene quel giorno, e me lo ricorda anche la cicatrice lunga almeno cinque centimetri che mi ha lasciato il suo coltello ma della trafizione della sciabola fortunatamente non ce n'era traccia dato che non era mai avvenuto.
Decido di scendere e andare in cucina a prendere qualcosa da bere ma quando arrivo vedo che c'è già qualcun'altro.
<<Sveglio anche tu?>>
Chiedo a Steve che sta bevendo un bicchiere di succo di frutta.
<<Come al solito! Tu perché sei sveglia?>>
Mi chiede sedendosi e spostando la sedia accanto alla sua per farmi accomodare. Prendo un caffè e mi siedo.
<<Solo ricordi di una missione finita male>>
Dico mentre alzo la maglietta mostrandogli la cicatrice
<<Come te la sei fatta?>>
Chiede sfiorandomi la pelle, cosa che mi provoca brividi per tutto il corpo.
<<Un bastardo tedesco equipaggiato con dei coltelli. Non gli ho dato le informazioni che voleva e questo è ciò che mi sono procurata oltre a qualche livido ormai scomparso>>
Rispondo mentre lui mi guarda negli occhi
<<Linguaggio>>
Mi dice spontaneo. Rimango per un'attimo con le sopracciglia aggrottate non capendo a cosa si riferisse ma poi scoppio in una risata.
<<Lo dici tutte le volte che qualcuno dice una parolaccia?>>
Gli domando riprendendomi
<<Si, cioè, non lo faccio apposta è una cosa spontanea....diciamo>>
Mi risponde mentre si gratta imbarazzato il retro della nuca
Dopo qualche minuto gli afferro la mano e lo trascino in palestra ignorando le sue domande su dove stessimo andando. Gli lancio delle fasce che lui si lega attorno alle mani ed iniziamo a combattere senza soffermarci su cosa indossassimo visto che eravamo entrambi in pigiama.
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Ecco anche Thor. Spero che vi sia piaciuto questo capitolo
<3
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Together ~Steve Rogers~
Science-FictionNicol Collins è una ragazza di 25 anni, è stata un militare come i suoi genitori dove hanno perso la vita ma successivamente si è unita allo S.H.I.E.L.D. pensando di non trovare mai l'amore ma con l'aiuto della sua amica Natasha questa sua convinzio...
