Sei mesi prima (o poco più)
Si vedono bene le stelle, quella sera.
Simone è sdraiato al di sopra di una coperta di pile blu che gli apporta forse troppo calore – ma non fa niente – a bordo della piscina da poco rimessa a nuovo, nel giardino della villetta Balestra.
Le luci artificiali all'interno di quella grande vasca sono l'unica illuminazione presente tutt'attorno e immagina sia a causa di ciò che riesce a scorgere chiaramente ogni costellazione in cielo.
Crede sia uno degli aspetti positivi di vivere fuori città, lontano dal caos, immersi nel silenzio, riempito soltanto dai versi dei grilli.
Tiene gli occhi puntati verso l'alto, una gamba piegata, l'altra lasciata distesa; ha appoggiato una mano sulla pancia ed è la stessa che si alza e abbassa a ritmo del respiro.
«Oh, dobbiamo ricomprà la liquirizia, questa è l'ultima». Manuel raggiunge il compagno, reggendo un barattolo di vetro col coperchio di sughero, contenente, appunto, bastoncini di liquirizia – ce ne sono almeno venti dentro, ma non sono mai abbastanza.
Simone gli rivolge uno sguardo distratto; la propria attenzione torna presto focalizzata sul cielo.
A ciò, Manuel non ci bada molto. Piuttosto, gli si sistema accanto. Posa il barattolo in equilibrio tra di loro e si sdraia, imitando la posizione dell'altro ragazzo. Osserva per un breve istante il suo profilo, notando i tratti che sforza di rilassare, però lo sa che è teso, che è davvero tutto il contrario di quanto vuole mostrare.
Perché ormai ha imparato a leggerlo, a capire cosa prova soltanto dal linguaggio del corpo senza bisogno di proferire parola; è consapevole del fatto che sia agitato, in tensione, dal modo in cui la sua mandibola è contratta, dalle palpebre che si abbassano e alzano più veloci del normale e dal petto che sussulta di tanto in tanto.
In simili occasioni, vorrebbe soltanto toccarlo, accarezzarlo, finché non passa ogni cosa. Spesso funziona: creare un minuscolo contatto tra di loro per riuscire a calmarlo.
Non frena tutto – sarebbe impossibile - ma aiuta.
Quindi Manuel lo fa in maniera impercettibile, a farlo risultare un gesto apparentemente involontario, quello di allungare una mano e posarla sulla sua coscia.
Simone se ne accorge senza neppure abbassare lo sguardo e lo ringrazia silenziosamente.
«Ci pensi che nello spazio ci sono un'infinità di pianeti di cui non sappiamo assolutamente niente?» esclama, ad un tratto, col naso all'insù.
Manuel non guarda il cielo: lo sguardo lo ha puntato sul compagno – che è una vista migliore, ma non glielo dice quasi mai. «Che?» borbotta.
A Simone sfugge una risata, priva d'entusiasmo. «I pianeti» ripete. «Nel senso - boh, noi siamo qui sulla Terra, conosciamo quelli del sistema solare, ma non ci siamo mai spinti oltre. Cioè magari a - che so, anni luce da qui c'è un pianeta esattamente come la Terra dove un altro Simone sta facendo esattamente questo discorso». Fa una breve pausa e le labbra gli si curvano in un mezzo sorriso, stanco. «Ci sono pure i wormhole».
«I worm-cosa?».
«Wormhole» ripete. «Sono tipo - dei buchi neri, più o meno. Li hanno definiti scorciatoie, delle volte. In realtà scientificamente manco sono stati provati, però accelerano il concetto di spazio e tempo. Nel senso che se ci dovessi cadere dentro, potresti - viaggiare in ogni angolo dell'universo nel giro di pochi secondi. È una cosa figa».
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Armor
Fanfiction«Ma la felicità è un concetto relativo, Manuel. Non sono io la tua. Prima di incontrarmi lo sei stato e dopo avermi perso, lo sarai di nuovo. Funziona così. Per quanto ci aggrappiamo all'idea che possa dipendere unicamente da una sola persona, la re...
