5.

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Stavi sognando ad occhi aperti
Meglio se mi avverti
Meglio se lo eviti, lo dicono gli esperti
Meglio se mi lasci stare subito e non ti affezioni
Non ho idea di come funzioni.


È strano il fatto che da quando lavoro qui non mi sia mai capitato di trovare qualcuno al mare dopo la mezzanotte, mai un giorno in cui io sia arrivato sulla spiaggia e abbia trovato qualcuno impegnato a fissare quella che sembrava essere una parete nera dopo la riva.

Mai un giorno fino ad oggi, perché appena metto i piedi sulla sabbia noto la stessa schiena vista al ristorante qualche ora prima. Sei seduto nello stesso punto in cui mi hai trovato ieri sera ed hai la testa inclinata, illuminata solamente dal lampione di fianco a me.

Cosa ci fai qui, Simone?

Cosa ci fai in spiaggia a fissare il buio?

Muovo qualche passo verso di te e basta questo per farti girare nella mia direzione, vedo i tuoi occhi di nuovo neri e non riesco a capire a questo punto se la causa è la luce o i pensieri che salgono quando nessuno ti vede.

Chi sei davvero quando nessuno ti vede, Simò?

Troppe domande alla quale vorrei dare una risposta ma che per ora rimangono a fare compagnia agli altri mille pensieri nella mia testa.

«vieni sempre qua?» mi chiedi, annuisco.
«te perché stai a fissá er vuoto?» mi avvicino sedendomi poco distante da te e ti guardo mentre inclini nuovamente la testa e sorridi.
«dovresti saperlo meglio di me, no? È il rumore, non è quello che vedi»
«il rumore?» chiedo anche se so benissimo cosa significa, voglio sapere la tua visione è uguale alla mia perché prima o poi riuscirò a capirti, Simone.
«che vedi davanti a te, Manuel?»
«nero» rispondo, osservando aldilà delle poche onde che si infrangono sulla riva.
«e invece che senti?»
«il mare» rispondo in maniera ovvia, tu annuisci disegnando forme astratte sulla sabbia.
«non vedere qualcosa non significa che quel qualcosa non ci sia» dici.

Non so se quell'affermazione è rivolta a me o a te stesso, ma la pronunci fissando i tuoi stessi movimenti sulla sabbia ed io vorrei punzecchiarti come ho fatto fino ad ora, ma più ti guardo e più sembri simile a me in questo momento.

Mi sfugge dai denti questa frase che forse avrei dovuto tenere per me, cerco di trattenerla ma è più veloce lei della mia forza di volontà.

«ma te chi sei, Simò?» i tuoi occhi si incrociano con i miei, assottigliati come se servisse a leggerti più a fondo. «sei lo stronzo che me porta quasi all'esasperazione o sei quello che me parla del mare?» chiedo mentre tu rimani in silenzio. «sei bianco o nero, Simò?» sussurro.

La tua mano smette di muoversi sulla sabbia e si posa cautamente sul tuo ginocchio mentre i tuoi occhi non si slegano nemmeno per un istante dai miei.

«te invece? Sei lo stronzo che mi porta all'esasperazione o sei quello che viene a fissare il vuoto ogni sera?» continui a guardarmi negli occhi e tutto quello che vedo è uno specchio. «sei bianco o nero, Manuel?» un sorriso leggero compare sul mio volto.
«nero» dico con fermezza, annuisci ma sembri comunque rifletterci un po'.
«e io per te sono bianco o nero?» sorridi perché in fondo la risposta già la sai.
«bianco»
«perchè siamo opposti, giusto?» dici.

Annuisco sorridendo e tu sbuffi una risata, puntando lo sguardo sulla sabbia. Sembri quasi non essere d'accordo e mi chiedo il perché visto che la differenza tra di noi sembra abbastanza evidente.

«e perché? Perché io sono ricco e tu no?» ti guardo mentre alzi nuovamente la testa verso di me, i tuoi occhi ora brillano un po'.
«non è solo questo»
«a me pare che oltre a quello non ci sia altro, mi pare che veniamo tutt'e due in riva al mare all'una di notte a pensare ai cazzi nostri fissando il buio»

Nero sbiadito. | SimuelDove le storie prendono vita. Scoprilo ora