8.

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Che tu lo voglia oppure no
L'amore nasce in autonomia.

Il risveglio quella mattina me lo ero immaginato leggermente diverso la sera prima, pensavo di aprire gli occhi con calma e trovarti vicino a me che dormivi, pensavo e speravo di poterti guardare un po' in silenzio prima che aprissi gli occhi e cominciasse la giornata. Sicuramente non pensavo di svegliarmi con il bussare incessante alla porta e tu che balzi fuori dal letto correndo verso di essa.

Ti guardo stringere gli occhi e massaggiarti una tempia prima di mettere una mano sulla maniglia ed infilare la testa nello spiraglio appena creato.

«non ti sei svegliato?»

La voce di tuo padre arriva anche a me che mi sistemo a pancia in su poggiando il palmo della mano sul lato del letto occupato da te fino a poco fa, muovo le dita sentendo ancora le lenzuola tiepide e giro la testa per sentire il tuo odore sul cuscino al mio fianco.

«no, non vengo a fare colazione»

Chiudo gli occhi ascoltando il tono roco che hai di prima mattina e penso che sia un peccato averlo sentito per la prima volta senza che fosse rivolto a me. Non so nemmeno come ci sono arrivato a pensare queste cose, ma il solo pensiero che la prima parola della tua giornata sia rivolta a me fa bruciare l'aria nei miei polmoni.

Sono talmente concentrato ad ipotizzare uno scenario simile da non rendermi conto del tuo ritorno finché non sento il materasso piegarsi sotto la mia mano. La lascio scivolare verso di me per farti posto ed apro gli occhi per incontrare i tuoi a poca distanza.

«non devi andare a lavoro?» scuoto la testa.
«oggi riposo» rispondo girandomi nella tua stessa posizione, lascio salire la mano sul materasso solo per raggiungere la tua all'altezza del petto e sfiorarla piano. 
«fuori piove» il tuo tono di voce è più basso per non rompere quella calma che domina la stanza ed io incastro le dita tra le tue fermando i miei movimenti per potermi dedicare solo ed unicamente ai tuoi occhi enormi.
«non puoi andá ar mare» alzi le spalle.
«mi fa male la testa, non ci sarei andato comunque»

Sorrido ripensando a ieri sera e nel farlo mi viene automatico abbassare gli occhi sulle tue labbra, più lontane rispetto a qualche ora prima, ma sempre troppo vicine per riuscire a mantenere un po' di lucidità.

«forse ti dovresti fare una doccia» dico.
«pure te, c'hai sta camicia da 24 ore» rido abbassando lo sguardo sulla camicia ormai completamente sgualcita e in buona parte per mezzo delle tue mani.
«io me la faccio in camera mia» rispondo, ti guardo mentre mordi l'interno della guancia prima di aprire la bocca ed esitare per qualche istante.
«che fai oggi?» scuoto la testa per risponderti che non ne ho idea e tu riprendi parola subito dopo. «puoi restare qua se vuoi, ho un asciugamano in più, piove e camera tua è lontana, hai detto» soffi con calma per poi mettere su un sorriso beffardo. «sai, per comodità»

Non riesco a trattenere il sorriso che si fa largo sul mio viso, specchio del tuo che lascia spuntare anche le fossette. Credo che ormai, mentre ti tengo la mano sdraiato sul tuo letto, un certo livello di intimità si sia superato, quindi sfilo le dita dalla tua stretta solo per premere il pollice su quell'incavo creato sulla tua guancia.

È un tocco leggero che basta a farti arrossire ed io vorrei davvero staccare gli occhi dal tuo volto, allontanarmi da te e riprendere la vita monotona di prima priva di quel bruciore allo stomaco o della tachicardia costante, ma l'unica cosa che riesco a fare è studiare ogni centimetro della tua pelle in silenzio.

«sei bianco, Simò»
«sará il post sbronza» sbuffo una risata scuotendo la testa e tu improvvisamente sembri capire il senso di quella frase. «ne sei sicuro?» chiedi allora, annuisco strusciando la testa sul cuscino per poi incastrare di nuovo le dita con le tue. «e allora perché stai qua?»
«perché non so più sicuro che il bianco e il nero non se possano mischiá»

Nero sbiadito. | SimuelDove le storie prendono vita. Scoprilo ora