Would've, Could've, Should've

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Come ogni mattina da quando ne ha memoria, da quando era solo un bambino capace di allacciarsi le scarpe da solo, Manuel si alza ed inizia la sua giornata.

Il rito che si protrae e sempre uguale a sé stesso.

Rimuovere le lenzuola e se fa freddo anche il piumone. In questo frangente è settembre e non è ancora questo il caso.

I piedi che si agitano sul fondo del materasso cercando spasmodicamente di non disperdere il calore e di destarsi per affrontare i primi passi della giornata.

Si tira a sedere, attento a non tirare la solita testata al legno del soppalco e sporge le gambe, si tira un paio di schiaffi sulle guance, si pulisce le cispe formatosi durante la notte negli angoli degli occhi interni e si tira leggermente i capelli per rimuoverli dalla fronte.

La prima cosa da fare come al solito e una scrosciante pisciata.

La notte nonostante lo stimolo lo assalga nel sonno è troppo pigro e troppo preoccupato di non riuscire a riaddormentarsi per lasciare il letto.

E poi segue il corridoio verso la cucina e si prodiga nel recuperare i pezzi della moka per due persone, lui e Anita, sua mamma, dallo scolo sopra il lavello e gira la manopola per aprire il gas posta dietro il frigorifero.

L'odore del caffè che borbottando come lui accorre ad uscire lo fa sorridere sempre, lo riporta alla vita.

Scalda in un pentolino il latte e una volta versato nella sua tazza della banda Bassotti, si caccia al setaccio del muesli per rimuovere l'uvetta che vi è mischiata nella confezione.

Odia l'uvetta.

Però ama il panettone.

Ogni volta a Natale vorrebbe che ci fosse qualcuno a mangiare quella che scarta dalla sua fetta ma non succede mai, ogni volta viene gettata via e sprecata.

Una volta ripuliti gli utensili utilizzati si fionda in bagno e scruta il suo riflesso allo specchio.

Nota le occhiaie marcate ancor prima di passarvi le dita sopra per sentirne i solchi.

Il suo terzo anno, di nuovo, sarebbe iniziato tra un'ora e lui sembra essere già provato dall'esperienza.

Il problema è che in quegli occhi vede sempre l'uomo che non lo ha visto crescere, che non l'ha cresciuto.

La paura e il dubbio continuo di assomigliargli senza saperlo. Di poter inconsciamente incrociare il suo volto camminando per le strade di Roma e di essere riconosciuto da un uomo che non ha nessun diritto di sapere come è fatto e chi è diventato.

Un ragazzo che crede di badare a sua madre e che per la quantità di tempo spesa a riparare auto usate si è fatto bocciare come uno struzzo l'anno scolastico passato.

I suoi errori sono i suoi e quella grande incognita all'origine della sua esistenza non ha e non avrà mai il diritto di giudicare.

"And if I was a child, did it matter

If you got to wash your hands?"

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Simone quel portone spesso lo supera con agganciata la mano rigida e legnosa a quella della sua ragazza.

Non è spensierato e spontaneo quel contatto.

Lo sente e lo ha capito da un po'.

Ma Laura è l'unica persona che sa gli sarà sempre accanto, ed è forse per quella sicurezza che accetta di buon grado un disagio tanto sconosciuto e grande che gli imprime lo sterno.

Nella cartella i libri già presenti nonostante di ore di lezioni consumate non se ne conti una.

Il perfezionismo è l'unica parte di sé che per lui ha un senso, una raison d'être, come direbbe sua nonna.

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