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Dalle vetrate del treno lo sporco dell'aria e la nebbiolina grigiastra, non si riesce comunque a nascondere la stazione che si trova al di fuori: le scritte segnaletiche di qualche binario, le persone sedute sulle panchine in ferro e i bambini stanchi accoccolati alle madri, i viaggiatori con le valigie dietro che spostano lo sguardo un po' ovunque. Il quadro dal vetro, con quella rifinitura metallica che stona, viene fuori lo stesso, anche se con qualche piccola differenza o sfocatura a dire il vero.
Le luci giallognole in stazione sono già state accese, segno che ci si sta preparando alla fine di un'altra giornata di spostamenti per chi salirà, timbrerà il biglietto o si dimenticherà di scendere alla fermata, addormentandosi. Le luci sono accese, nonostante manchi ancora un po' prima che il buio inghiotta completamente il cielo. Simone, sta per ripartire dopo una giornata passata a segnare tutte le tappe che lo hanno portato da Roma a Firenze, dopo quaranta minuti di ritardo per il viaggio di andata e per presentarsi al suo colloquio di lavoro.
Al suo nuovo, quello che spera diventi il suo lavoro. E l'ansia lo aveva mangiato già dalla sera precedente. Sì, perché dopo un diploma scientifico e circa sei anni dentro un ufficio, lamentele, ritardi, noia, stanchezza e senso di insoddisfazione, Simone aveva deciso finalmente di dare una svolta alla sua vita, alle cose, al cambiamento che tanto lo spaventa. A circa 25 anni Simone, aveva appena sfogliato una nuova pagina della sua vita, senza volersi guardare indietro. Spera che il colloquio sia andato bene, nonostante la corsa e gli altri candidati prima di lui. Simone pensa, seduto su quel treno, che otterrà quel lavoro che tanto desidera, nel campo dell'arte, dentro un museo. Perché lo merita, più di ogni cosa. E perché è da quando ha capito che rimanere fisso e immobile ad ammirare le varie opere, sculture, dopo il liceo, che la bellezza risiede tutta intorno ai suoi occhi e non vede l'ora di essere guardata, scoperta, studiata. E perché anche dopo i suoi studi e fatica, il suo posto non era quello di rimanere di certo inchiodato a una sedia da ufficio per ben dieci ore filate o a compilare pratiche che non ricorderà nemmeno più.
Quel lavoro d'ufficio, era iniziato per Simone dall'esigenza e voglia di fare esperienza. Così per riempire le sue giornate, così per darsi un'autonomia, anche dopo che una crisi pandemica aveva scombussolato le cose, di colpo, arrestando il movimento non solo della sua, ma della vita di tutti.
Vita, che se non fosse stata per i suoi affetti famigliari, era rimasta ferma per sei anni o meglio, aveva mantenuto le apparenze per Simone, di ciò che poteva essere mantenuto. Quello che il corso della vita gli aveva permesso di lasciare e quello che invece, si era lasciato sfuggire. O si era perso di vista.
Simone aveva quindi, da quel momento che lo vedeva uscire vittorioso e con una laurea, desiderato respirare e vivere d'arte quasi ogni giorno.
Quello di presentarsi al colloquio era quindi un tuffo nel vuoto e così, spinto da suo padre Dante e Floriana, da sua nonna, dalla sua amica Laura, forse anche da Manuel inconsapevolmente che Simone aveva deciso di compiere quel passo.