Nove

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Stiles prende un profondo respiro: è lunedì, sono le tre e mezza ed è d’accordo con Breaden per vedersi prima dell'arrivo dei bambini. Si sente un po' un infame ma sa che è la cosa migliore da fare. Suona il campanello di villa Hale e il cancello si apre. Entra in cucina e si sorprende di trovarci Derek a braccia conserte. Si sente anche un po' in imbarazzo e non sa bene cosa dire. “Pensavo ci fosse Breaden.”

“So che volevi parlare con lei ma penso che tu debba farlo con me. Cosa succede, Stiles?”

Stiles si sforza di sorridere. “Non posso più continuare a fare il babysitter qua, mi dispiace. Non ci riesco.”

“È per lo studio? Ti abbiamo fatto fare troppe ore, vero?”

“No, non è per questo.”

“E allora perché?”

Stiles abbassa lo sguardo incapace di sostenere quello di Derek. “È meglio se la chiudiamo qua. E non ci riesco se continuo a vederti.”

“È colpa mia? Ho fatto qualcosa di sbagliato?”

Il cuore di Stiles fa una capriola davanti a quell’atteggiamento. “No, Der. Sei stato perfetto. Troppo. Ed è questo il problema” risponde sperando che capisca.

Derek gli si avvicina e gli mette un dito sotto al mento facendogli alzare il viso. “Mi dispiace, Stiles. Non volevo ferirti.”

“Lo so. Non è colpa tua. Sono io ad essere sbagliato.”

“Non vedo nulla di sbagliato in te. Sei perfetto così.”

Stiles vorrebbe davvero credergli ma se così fosse non si troverebbero in quella situazione. Fa un minuscolo sorriso. “Grazie ma non devi cercare di farmi stare meglio. Passerà.”

“Sono serio e lo sai. Credo anche di avertelo dimostrato.”

Le immagini dei momenti passati assieme passano nella mente di Stiles che sente gli occhi intimidirsi. Derek gli asciuga una lacrima con il pollice. Stiles resta impigliato nel suo sguardo e quel poco di razionalità che gli è rimasta se ne va. Si sporge facendo scontrare le loro labbra in un bacio che diventa immediatamente famelico e disperato. Stiles si aggrappa alle spalle di Derek che lo alza portandolo fino alla camera da letto. Lo lascia cadere sul materasso per poi sovrastarlo con il suo corpo. Si sfregano tra di loro senza smettere di baciarsi. “Ti voglio, piccolo. Ho bisogno di averti.”

Derek lo sta fissando negli occhi e Stiles ci legge dentro il suo stesso desiderio, quello che legge ormai da due mesi. Anche lui lo vuole, vuole sentirsi suo, essere suo.  Derek gli infila una mano sotto la maglietta, Stiles sente quella mano sul fianco, il calore e i baci di Derek che si spostano sul collo. Stiles geme me gli occhi gli si riempiono di nuovo di lacrime. Li strizza forte, mentre dà un morso sulla spalla di Derek, come se stesse trattenendo dall’urlare, come quando provi un forte dolore.
“Rosso” sussurra contro la spalla di Derek, ingoiando un singhiozzo, mentre le lacrime scorrono.

Derek si alza di scatto, le mani puntate sul letto ai lati della sua testa e lo fissa.
Stiles pensa che l’espressione che appare sul volto di Derek non la dimenticherà facilmente. Sembra deluso, amareggiato, forse anche spaventato e… ferito.
Solo che è come un lampo, quel dolore viene sostituito da un sorriso. Sorride mentre gli bacia la fronte e poi si sposta, sedendosi al suo fianco. “D’accordo, baby. Scusa.”

Stiles si sente ancora peggio perché Derek sembra non capire, perche sembra non sentire, perché si sta scusando e nemmeno sa per cosa. Anche se Stiles sa che non è colpa sua se si è innamorato di lui. Si asciuga in fretta gli occhi, si alza e si sistema i vestiti come può. “Passo a salutare i bambini quando c’è Breaden.”

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