4 - Nix e Armoth

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Ultio impiegò circa cinque ore ad attraversare il deserto e a raggiungere il primo paesino vicino. Addentrandosi scoprì due cose: il villaggio si chiamava Nix – e distava poco da Ezekiel – e gli abitanti avevano una nauseante gentilezza verso il prossimo.
Non appena mise piede in quel paesino microscopico, ogni abitante che incrociava si preoccupava per lui, riempiendolo di attenzioni sgradite - poi scoprì che sarebbe potuto passare per il bosco che si trovava a sud rispetto a dov'era arrivato lui, invece che per il deserto che si trovava a nord; ne fu molto irritato poiché non era molto bravo a orientarsi, e sperava che l'angelo avesse un briciolo di orientamento di più di lui o questa missione sarebbe stata un fiasco totale -. Le loro domande e gesti premurosi gli facevano venire i conati di vomito. Non concepiva come qualcuno potesse essere così idiota per mostrare gentilezza agli sconosciuti.
Ma non se ne lamentò troppo, poiché gli offrirono vitto e alloggio per quella notte. Nella testa gli balenò l'idea che forse doveva cercare di raggiungere Ezekiel prima di Mirta, ma il suo stomaco e i suoi piedi lo dissuasero senza alcuna difficoltà.

Entrò nella casa e ringraziò brevemente la donna per l'ospitalità. Non era molto abituato con i ringraziamenti, ma decise di comportarsi come una qualsiasi insulsa anima del Limbo. Una semplice anima, per evitare di sembrare strano o dare troppo nell'occhio. Non doveva comportarsi come Ultio, il secondogenito del Principe Infernale Amon, demone del peccato capitale dell'Ira - se fosse stato all'Inferno avrebbe semplicemente revocato la proprietà a quelle anime e le avrebbe bandite da quel luogo, perché lui è il figlio di Amon e può fare qualsiasi cosa, ma a Nix lui doveva essere una modesta e gentile anima che vagava per il Limbo -.
«Oh di nulla, caro! Non si vedono facce nuove qui intorno» disse la donna paffuta, con un sorriso accogliente sulle labbra. Gli diede le spalle e strillò con voce stridula: «Zuccherino, stanotte ospiteremo un giovanotto! Vieni a conoscerlo!».
Ultio si coprì l'orecchio sinistro, cercando di smorzare la voce della donna – a detta sua aveva una voce da chihuahua –.
Un uomo di bassa statura ed esile fece il suo ingresso nella stanza rustica e, non appena l'uomo incontrò lo sguardo con Ultio, fece un sorriso talmente forzato che pure la donna se ne accorse. Si avvicinò e tese la mano al giovane.
«Salve, come mai da queste parti? Non mi risulta sia una città nota ai nomadi. Aspetta, sei un nomade? O forse ti sei semplicemente perso?».
Ultio scrutò l'uomo con molta perplessità. Da dove venivano tutte quelle domande? Nessuno degli altri cittadini gli hanno fatto questo quarto grado su chi fosse. Avrebbe dovuto rispondere?
Ultio strinse la mano all'uomo e rispose: «Non sono un nomade e non mi sono perso». Nonostante Ultio stava parlando, l'uomo non lo guardò neanche per sbaglio negli occhi. La sua attenzione era rivolta unicamente al tatuaggio sul suo braccio. Il giovane lo notò e in quel momento pensò una cosa che lo confuse: lo sguardo di quell'uomo gli ricordava molto quello del principe dell'avarizia, Mammona.
«Caro, non fargli il quarto grado! – esclamò la donna con un risolino orrendo, cercando di andare in soccorso del giovane demone – Non ti sei nemmeno presentato!» E a quelle parole l'uomo lasciò la mano del ragazzo, e quest'ultimo coprì il tatuaggio con la manica della maglia. Sentiva una sensazione strana riguardo all'uomo, ma decise di ignorarla. Dopotutto l'indomani mattina sarebbe partito per Ezekiel e si sarebbe dimenticato della sua microscopica esistenza.
«Hai ragione cara, come sempre – disse l'esile uomo, rivolgendosi alla moglie – mi chiamo Karsan. Io e Aza siamo sposati da qualche anno» Ultio annuì, fingendosi interessato alla loro storia d'amore post mortem.
«Quando eravamo in vita non ci conoscevamo. Io non sono mai stato sposato prima d'ora, mentre Aza ha qualche matrimonio alle spalle» cominciò a raccontare l'uomo, per poi essere subito interrotto dalla moglie: «Per l'esattezza tre matrimoni e tre divorzi».
E il demone ne capì il motivo. Non era una cattiva persona, lo sentiva, ma gli sembrava molto patetica e credulona, una che potevi abbindolare e manipolare senza alcuno sforzo.
«Grazie per la precisazione, cara – l'uomo appoggiò un braccio sulle spalle della moglie e le diede un bacio sulla nuca – Inoltre nessuno dei due ha avuto figli in vita, quindi non eravamo legati a nessun'altro se non a qualche conoscente o parente già morto. Ci siamo incontrati proprio in questo paesino, e sempre qui ci siamo innamorati e poi sposati».
La donna sorrise felice al marito e gli diede un bacio a stampo sulle labbra.
«Tu, invece? Stai andando a incontrare qualche parente?» chiese l'uomo, osservando minuziosamente Ultio.
Quest'ultimo se ne accorse e il suo sesto senso lo avvertiva che qualcosa non andava in quell'uomo. Soprattutto nel modo in cui lo guardava.
«No» rispose a caso, senza riflettere troppo su che storia raccontare.
«Beh ma se non stai andando a trovare nessuno, perché stai viaggiando?» chiese l'uomo con sospetto.
«Mi piace girare in giro».
«Come i nomadi?».
«Sì esatto».
«Ma hai detto di non esserlo».
«Esatto anche questo».
«E quindi che cosa sei?».
In quel preciso istante Ultio si rese conto di aver fatto un casino.
«Boh non mi identifico. Sono ancora troppo giovane per sapere se voglio essere un nomade oppure no» disse la prima cosa che gli passò per la testa, sperando che abboccasse e accantonasse l'argomento.
«Oh quindi stai sperimentando!» intervenne la donna con la sua voce stridula.
«Sì, sì, esatto. Lei sì che capisce subito al volo» e la donna rise.
L'uomo si sedette su una poltrona beige e fece cenno al giovane di sedersi sul divano accanto alla poltrona. E così fece.
«Dimmi, da quanto sei morto?».
«Non ne tengo più il conto» rispose mentre osservava lo spazio circostante. Il pavimento in parquet, sopra al camino – che si trovava alle spalle dell'uomo – vi erano sono molteplici candele, tra la poltrona e il divano v'era un tavolino in legno, mentre ai muri c'erano appese varie foto dove vi erano raffigurati la coppia in varie pose, ma nella stessa situazione. Molto strano, pensò il demone.
«Scommetto che avrai viaggiato molto, visitato molteplici città. Parlacene un po', noi siamo sempre rimasti qui. Ci farebbe piacere, vero cara?» e ora l'uomo rivolse il suo sguardo alla moglie, incoraggiandolo a parlare.
Ultio si guardò intorno scocciato e pensò a un modo per sviare la conversazione da qualche altra parte. Quella era la prima città che vedeva in vita sua, il massimo che poteva raccontargli – che fosse vicino alla verità – era come si viveva all'Inferno. Ma ovviamente non avrebbe toccato l'argomento.
«Tesoro, teniamoci i suoi racconti per cena! Ora lasciamolo visitare un po' il villaggio, così che potrà raccontarne qualcosa a qualche altro nomade. Sarebbe bellissimo se altri nomadi venissero qui, così tante persone che girano questo Limbo infinito! Chissà cos'avranno sentito o visto in giro» disse la donna con occhi sognanti, già presa a immaginarsi come sarebbe Nix se pullulasse di nomadi provenienti da ogni dove.
A Ultio salì il dubbio che la donna non fosse realmente soddisfatta della sua vita in quel paesino, ma scacciò il pensiero perché dopotutto non erano affari suoi.
«Hai ragione, teniamoci il bello per dopo, davanti a un bel piatto caldo» concordò l'uomo, guardando l'orologio a pendolo. Strano, pensò Ultio, non si era nemmeno accorto della presenza di quell'oggetto inutile – perché la presenza di un orologio all'interno del Limbo era una visione alquanto strana e inutile, ma dopotutto chi era lui per giudicare l'arredamento di questa coppia? Nessuno, anche se stava morendo dalla voglia di fargli notare quanto facesse schifo l'arredo –.
«Perfetto. Io comincio a cucinare – disse per poi voltarsi verso il giovane – tu se vuoi farti dei giretti qui intorno» E Ultio accettò senza esitazione. Aveva bisogno di uscire da quella casa, ma soprattutto di sfuggire dallo sguardo ambiguo dell'uomo.
«Ah, mi sono dimenticata di avvisarti che oltre a noi due, c'è una giovane morta da poco. Vive qui con noi finché non saprà cosa fare e dove andare. Speriamo che i tuoi racconti la ispirino a viaggiare, sarebbe bellissimo!» esclamò la donna, alzandosi dal divano e dirigendosi fuori dalla stanza. Ultio ebbe l'impressione che stesse parlando più per sé stessa che per la ragazza, ma non disse nulla.
«Io torno a leggere, tu va pure a gironzolare in giro. – disse l'uomo prendendo un libricino dalla tasca e aprendolo dove vi era un pezzetto di carta, che fungeva da segnalibro – Poi voglio un resoconto di Nix!».
«Certamente» si alzò dal divano e si avvicinò all'uscita frettolosamente.
«Ci conto!» gli urlò dietro l'uomo mentre Ultio si richiuse la porta alle spalle. Fece un sospiro e si stropicciò gli occhi.
In quel momento avrebbe tanto voluto combattere contro qualche demone o chiunque altro, invece di passare il suo tempo in quella casa. Quell'uomo non gli piaceva, emanava delle vibrazioni strane – e di solito un demone non sbaglia mai su questo tipo di impressioni –, ma come abbiamo detto prima, lui se ne andrà via il giorno seguente, non sarà un problema sopportarlo per una sera e salutarlo l'indomani. Si sistemò lo zaino in spalla e cominciò a girovagare per la città, annoiato e stanco di quella situazione.

La Dimora dei MortiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora