8 - La morte dopo la morte

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Levin si avvicina al bordo del lago e nota subito quanto scura e opaca sia l'acqua, con un livello di visibilità molto basso, rendendo difficile vedere più di pochi centimetri sotto la superficie.
Si guarda intorno e nota solo qualche cespuglio di canne sulla sponda.
«Posso farcela... – sussurra mentre si toglie la maglietta e i sandali – Anche lei ce l'ha fatta. Io non le sono inferiore».
Prima di togliersi i pantaloncini si sofferma a osservare il movimento dell'acqua. La sua sagoma chiara e limpida nonostante l'oscurità dell'acqua, le squame azzurre sembrano quasi brillare e risplendere sulla superficie bagnata.

Qualche secolo fa, nella terra della regione infernale Zelus, vi erano due anime gemelle.
I due si erano trovati e innamorati dopo la morte, perciò non gli era concesso ufficialmente di stare insieme, ma nessuno investigava al riguardo quindi bastava tenere segreta la propria relazione e non si veniva puniti.
Purtroppo questa relazione, andando avanti col tempo, si deteriorava lentamente.
Lui credeva di avere bisogno di ostentare la loro relazione, per marcarla come sua.
Lei, invece, si sentiva oppressa e la valvola di sfogo personale dell'amato.
Malgrado tutto, non si lasciarono. Continuarono ad amarsi, nonostante l'odio e le urla.
Un giorno come tanti in cui passavano il tempo a litigare, lei per un impeto d'ira lo spinse nel lago Mendacium. L'uomo urlò, prima di sprofondare nelle acque scure del lago.
Appena la donna prese coscienza della sua azione, si tuffò senza esitazione. Pensava di doverlo aiutare poiché lui non sapeva nuotare, ma non sapeva che non era quello il vero problema.
La donna cercò di tirarlo fuori da lì, ma ogni qualvolta che afferrava il suo polso, lui si liberava dalla sua presa. Il lago stava manipolando il suo odio per lei, facendolo pesare più dell'amore che provava nei suoi confronti. Però quelle acque scure e malvagie non riuscivano a insinuarsi nella mente della donna, e questo perché lei era troppo concentrata nel cercare di salvare la sua anima gemella. Non riusciva a sentire la voce dell'acqua oscura perché nella sua testa vi era solo posto per l'amato.
Quando stava per afferrare la mano dell'uomo, lui si era lasciato abbracciare completamente dall'acqua maledetta del lago, abbandonando l'amata a soffrire le pene dell'Inferno da sola.

Prende un bel respiro e si tuffa nel lago. Non appena entra in contatto con l'acqua si rende conto di quanto sia diversa al tatto, e come se fosse viva cerca di trattenerlo. Sente l'acqua mostrargli varie cose nella sua mente, tentando di manipolare i suoi pensieri e desideri, di fargli pensare ciò che vuole veramente e di indurlo ad affogarsi nelle sue profondità.
Il demone scuote violentemente la testa e rifiuta qualsiasi contatto mentale con l'acqua, spingendosi sempre più nel fondo del lago maledetto.

  Il demone scuote violentemente la testa e rifiuta qualsiasi contatto mentale con l'acqua, spingendosi sempre più nel fondo del lago maledetto

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«Siamo arrivati» esclama Satana, fermandosi e guardando l'entrata della città.
«Devo ritornare sul tuo braccio».
Ultio inarca un sopracciglio: «Perché?».
«L'angioletto non deve sapere che sono venuto con te» dice il demone avvicinandosi al braccio del giovane. Quest'ultimo si porta il braccio dietro la schiena e lo guarda con poca convinzione: «Aspetta!».
Il demone inarca un sopracciglio e lo guarda confuso: «Cosa?».
«Cosa le dico?».
«Cosa dovresti dirle secondo te?» sbuffa il demone di tutta risposta, spazientito dal giovane. Gli stava seriamente chiedendo cosa dire a quell'angelo? Cominciava a dubitare della paternità di Amon.
«Non lo so. Per questo chiedo a te».
Satana sospira e lo guarda con aria annoiata.
«Menti. Sei un demone no? È l'abc per noi» risponde con tono seccato. Non pensava di dover mai dire a un demone di mentire.
«Va bene, ma non dovrebbe sapere che un titano è entrato nel Limbo e non c'era un guardiano al suo posto?» chiede con incertezza. Sapeva che Satana avrebbe preferito nasconderle quell'informazione e che lui aveva promesso al titano di non rivelare a Dio che aveva abbandonato il suo posto di guardia al pianeta, ma era una cosa troppo grave da tenersi per loro. Devono fare rapporto sia ai principi dell'Inferno che a Dio.
«Se l'angioletto fa domande, tu dille solamente che ti hanno ospitato per la notte e all'alba sei partito per arrivare qui» dice prima di sospirare sonoramente.
«Ma-» stava per controbattere ma il demone gli afferra la gola con una mano, tirandolo vicino al suo viso.
«Siamo intesi?» dice con voce autoritaria, stringendo con forza il collo del giovane. Quest'ultimo lo guarda con rabbia e confusione, ma annuisce. Sa che è inutile controbattere o discutere con Satana, uno dei primi demoni nato dalle prime emozioni negative di Lilith.
Satana lascia la presa sul suo collo e gli tira su la manica del braccio.
«Questa notte, quando l'angioletto dorme, allontanati da lei che parleremo».
Ultio annuisce nuovamente e il demone gli sorride, per poi trasformarsi in un serpente e strisciare sul suo braccio, tramutandosi poi in un tatuaggio. Il giovane copre il braccio con la manica ed entra nella città.
Dove diamine era quell'angelo?
Il giovane demone si addentra dentro la città, cominciando a cercare Mirta.

La Dimora dei MortiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora