L'oltretomba è diversa da come viene rappresentata nel mondo dei vivi. Dio governa e comanda in ogni dove, ma solo nel Limbo la sua autorità non ha alcun effetto. Un luogo che non ha né inizio né fine, è infinito e vi albergano delle anime buone, ma...
«Che cosa ti tormenta?» chiede con voce calda Ashera, l'albero spirituale, facendo cadere delle foglie sul capo della donna dalla carnagione scura per attirarne l'attenzione. «Non sono sicura che sia pronta» sussurra togliendosi le foglie dalla testa. Comincia a esaminarle una ad una. Ogni foglia di Ashera è diversa, uno dei tanti motivi per cui è così speciale e importante. Chissà come avrebbe fatto senza la sua presenza? Probabilmente non avrebbe creato un bel nulla. «E perché dici questo? L'avete addestrata, no?». «E se finisse come l'ultima volta?» chiede la donna, appoggiando la nuca al tronco dell'albero parlante. Socchiude gli occhi e miliardi di ricordi le tormentano la mente. «Non deve. Ci serve». «Lo so, ma...» e si interrompe. Incurva la schiena e si prende il volto tra le mani. «Ormai è tardi per avere ripensamenti».
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«Elijah... stai morendo?» mormora Hektor. Abbasso lo sguardo sui due fratelli e ridacchio. «È già morto, non può morire un'altra volta» lo rassicuro e lui comincia a scuotere il fratello. «Allora perché perde sangue? E perché ha l'aspetto di qualcuno che sta morendo?» mi guarda con il panico nello sguardo. Sospiro e mi siedo per terra, accanto a lui. «Vedila così: siete in un mondo in cui l'unico modo in cui potete "morire" è venire assorbiti da un demone o uno spirito maligno» comincio a spiegare. «Come minacciava di fare quel coso quando eravamo sulle scale?» domanda e io annuisco. «Attualmente Elijah non sta morendo, sta solo "guarendo". Voi siete anime, non avete un corpo. Quindi ciò che ha ferito è il vostro essere, ma niente di "mortale"» indico la ferita sul petto di Elijah, che stava già cominciando a rimarginarsi lentamente. Di solito ci mettono di meno questo tipo di ferite... dev'essere tanto profonda. Hektor tira un sospiro di sollievo e io sorrido, gli accarezzo la schiena per confortarlo. Dev'essere dura accettare di essere morti e queste "nuove regole" del mondo in cui sono stati catapultati, senza essere degnati di alcun tipo di spiegazione dei guardiani. Ora che ci penso, come diamine hanno fatto ad entrare degli spiriti maligni e un demone? «Se n'è andato?» chiede in un mormorio una voce dietro di noi. È l'uomo che ci aveva ospitato. Mi alzo in piedi e mi avvicino all'uomo. «Sì». «Tornerà?». «Non credo, ma non posso dirlo con certezza» mi siedo accanto a lui sul divano. «Le andrebbe di spiegarmi cos'è successo?» e lui gira il capo verso di me, scrutandomi con i suoi occhi anormali e spaventati. Alza la manica della maglia e mi mostra un taglio. «Il vostro amico farà la mia fine» sussurra e comincia a ridacchiare. Hektor si volta verso di lui e lo guarda spaventato. «Cosa significa?» mi chiede e sospiro. «Credo stia impazzendo» sibilo a denti stretti. Quando era successo? Prima o dopo che eravamo arrivati noi? «Oh voi dite? – e punta lo sguardo su Hektor – Penso sia l'effetto del veleno di quel demone». Lo guardo disorientata. Veleno? Di cosa sta parlando? I demoni non iniettano veleno. E se fosse così, dubito che un demone di basso rango possa averne. «Mai sentito di un demone, di basso rango poi, iniettare veleno alle proprie vittime. Il loro obiettivo è assorbirle, non avvelenarle per renderle incommestibili» commento e questo fa scoppiare dell'ilarità nell'uomo. Cosa c'è di così tanto divertente? «È in corso una rivoluzione. La rivoluzione di Senza Volto» dice fra una risata e l'altra. Trasalisco e mi alzo in piedi. «Hektor, dobbiamo andare via». Lui annuisce e fa alzare in piedi Elijah, cercando di raggiungere la porta il più velocemente possibile. «Non vi farò del male. Non è di mio interesse» dice con sguardo sornione. «Non ha più importanza» sussurro prima di varcare la porta dopo i due fratelli. «Dove andiamo?» mi chiede Hektor mentre lo aiuto a trasportare il rosso. «Andiamo a dormire ai confini della città, dove inizia il bosco. Lì saremo al sicuro».