*Nota autrice*
Questo è il mio capitolo preferito, ci tengo particolarmente e spero possa piacervi. Siamo ormai agli sgoccioli della storia e sto già sviluppando un'idea per un'altra Sterek. Potrebbe interessarvi? La leggereste? Ho in mente anche una Thiam, ma credo di scriverla più in là. Aspetto vostre notizie. Grazie per l'attenzione e per dedicare del tempo a me e alla storia.
Buona lettura
Stiles, sin da bambino, non aveva mai avuto il sonno pesante. La notte era il momento in cui suo padre si lasciava dominare dall'alcool e lui doveva sempre fermarlo o controllarlo, finché non si addormentava tra le lacrime, perciò era diventato ancor più sensibile ad ogni piccolo rumore.
Quella notte, il suo sonno fu interrotto da un pianto, seguito da un urlo disperato. Stiles balzò in piedi, spalancando gli occhi, i lamenti provenivano dalla stanza di Derek. Era consapevole di dover bussare e rispettare la privacy del ragazzo, ma decise di ignorare le formalità, entrando nella camera. L'uomo era in un groviglio di coperte, mentre si agitava nel sonno, il volto una maschera di dolore e il sudore ad imperlargli la fronte. Una parola lasciava quelle labbra come una litania, ripetendosi in loop. "Mamma". Bastò quella semplice parola ad immobilizzare Stiles per alcuni secondi, poi si avvicinò al ragazzo e iniziò a chiamarlo dolcemente.
Quando Derek spalancò gli occhi, il più giovane posò le sue mani sulle guance del maggiore, incatenando i loro sguardi. Verde smeraldo, lucido per le lacrime, nell'ambra oscurata da un velo di preoccupazione.
«E' tutto okay, Der»
«Stiles»
A lui bastò il tono disperato di Derek, bastò quella silenziosa richiesta di aiuto e lo sguardo implorante, bastò così poco per avvolgere le sue braccia attorno al collo del più grande.
«Sono qui, Der, sono qui»
Derek si beò di quel contatto così estraneo, ma allo stesso tempo così familiare. Stiles iniziò a muovere la sua mano disegnando figure astratte sulla schiena del ragazzo, mentre si concentrava sul profumo mascolino di Derek e sul suo respiro che pian piano tornava regolare.
«Ti va di restare?»
Stiles annuì, sistemandosi nel posto accanto al suo. Derek lo osservò attentamente, cercando di nascondere il suo imbarazzo, poi si focalizzò sul soffitto, vedendo il più giovane fare lo stesso.
«Ti andrebbe di parlarne?»
«Preferirei di no»
Il silenzio tornò a dominare la stanza, mentre i respiri regolari facevano da sfondo a tutte quelle parole non dette. Stiles decise di iniziare il discorso. Non amava parlare delle sue fragilità, ma negli occhi di Derek aveva riconosciuto il suo dolore, e qualcosa dentro di lui gli stava consigliando di provarci, di aprirsi con lui.
«Mia madre è morta quando io avevo otto anni. Non ho mai pronunciato la parola 'morta', questa è la prima volta, e non capivo di cosa avessi paura, ma credo sia perché dirlo a voce alta lo rende più reale»
«Stiles se non vuoi parlarne...»
«No, voglio farlo. Non so quale sia stato il male, ma l'ha portata via da me. Lei mi capiva, mi diceva che la mia iperattività non mi rendeva diverso, ero solo speciale, speciale più di altri bambini. Mi diceva che chi mi prendeva in giro, in realtà era solo invidioso»
«Tua madre aveva ragione»
«Mia madre ha scelto le parole più giuste per non far soffrire un bambino, ma non sono stupido, Derek. Ho creduto ad ogni sua parola, finché non ho capito cosa fosse una bugia bianca e che mia madre fosse la miglior fabbricatrice di bugie bianche della storia»
Stiles fece una breve pausa e una lacrima percorse la sua tempia, prima di affogare nel cuscino. Quella lacrima fu seguita da altre e Derek non poté far altro che stringere l'esile corpo del ragazzo al suo petto.
«E sai qual è la cosa peggiore, Der? Io le ho creduto. Quando in ospedale mi ha detto che stava bene e che saremmo tornati a casa, io le ho creduto, ma lei a casa non è mai tornata»
«Eri solo un bambino, Stiles. Un bambino che aveva bisogno di sua madre, avevi bisogno di credere che lei ce l'avrebbe fatta»
Stiles si lasciò cullare dal respiro di Derek tra i capelli, dal suo battito regolare e dalle carezze del ragazzo lungo la sua schiena. Parlare di sua madre aveva reso il peso sul suo petto più leggero e forse ciò che aveva sempre detto suo padre era vero, se condiviso, un peso si fa più gestibile.
«Mi sono sentito in colpa per anni. Credo che si sia sentito così anche mio padre. Non so perché, ma quando perdi qualcuno inizi a pensare a tutto ciò che avresti potuto fare, al tempo che hai sprecato facendo altro, alle parole non dette. E sai qual è la cosa più divertente, Der?»
«Quale?»
Derek percepì i singhiozzi prima ancora che arrivassero, perciò strinse l'esile corpo ancora più forte e si preparò ad accogliere quella nuova ondata di dolore.
«Che pensare a cosa avresti potuto fare è inutile, perché loro non potranno più sentirci e il tempo che abbiamo perso, ormai è andato e non c'è modo di recuperarlo»
Derek prese l'ennesimo respiro profondo, poi decise di condividere il suo dolore. Stiles aveva avuto coraggio e si era fidato di lui e, per qualche assurdo motivo, sentiva di dover fare lo stesso.
«Mi hai chiesto perché sono sparito, ricordi?»
Stiles annuì, la fronte ancora posata sul suo petto, mentre una mano corse tra i capelli del maggiore, massaggiando dolcemente la cute. Derek chiuse gli occhi, ritornando con la mente ai giorni trascorsi.
«Sono tornato a casa. Mia madre è...È andata via un mese fa»
«Mi dispiace, Der, non lo sapevo»
«Non potevi saperlo. Non lo sapevo neanch'io. Tornava a casa, pioveva a dirotto e la macchina ha perso il controllo. Non ce l'ha fatta»
Stiles raccolse una lacrima, accarezzando la guancia di Derek. Gli occhi smeraldo si aprirono dolcemente, trovando rifugio in quelli preoccupati del minore. Subito i battiti di Derek si calmarono, come se la sola presenza del ragazzino potesse calmare il suo animo in tempesta.
«Non sono riuscito a dirle addio. Non le ho detto quanto le volevo bene»
«Lei lo sa, Derek, lo sa»
Le labbra di Stiles si posarono sulla fronte di Derek, portando l'uomo a stringersi contro il suo corpo, quasi volesse fondersi con lui.
«Prova a dormire un po', che ne dici? È tardi»
«Tu resti qui?»
Stiles pesò le sue parole, indeciso se pronunciarle. Decise di zittire la sua mente e gettarsi a capofitto in quelle nuove sensazioni.
«Per tutto il tempo in cui mi vorrai»
STAI LEGGENDO
LAVANDERIA [Sterek]
Teen FictionQuando si programma la vita momento per momento, non sempre si tiene in considerazione la variante imprevisto e Stiles non l'aveva minimamente considerata.
![LAVANDERIA [Sterek]](https://img.wattpad.com/cover/360617074-64-k399972.jpg)