Capitolo nove

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Derek non sentiva Stiles da due giorni. L'aveva avvertito con un messaggio una volta giunto a casa e, dopo una breve risposta, Stiles era sparito. Il maggiore non era da messaggi e chiamate sdolcinate, ma iniziava a preoccuparsi sul serio. Alcune paure iniziarono ad affollarsi nella sua mente, portando scompiglio. E se Stiles si fosse pentito del bacio? Se io fossi solo un suo passatempo? Se io avessi frainteso i suoi comportamenti? Queste domande si ripetevano in loop nella mente di Derek e, dopo il tramonto, non riuscì a frenare i suoi istinti, ritrovandosi sotto casa di Stiles.

Derek non voleva presentarsi da lui senza preavviso. Sua madre diceva sempre che era da maleducati andare a casa di qualcuno senza avvisare, ma lui credeva che fosse successo qualcosa al minore, perciò era giustificato, no?

Provò a chiamare Stiles un'ultima volta, ma il cellulare squillava senza risposta e lui aveva esaurito l'ultima briciola di pazienza, perciò approfittò del portone aperto e raggiunse la porta con il campanello "Stilinski".

Derek prese un respiro profondo e suonò il campanello. Nella stanza si percepì un frastuono, poi un urto che fece vibrare leggermente la porta, prima che quest'ultima si spalancasse.

«Oh Derek»

«Ciao Stiles. Stai bene?»

Il ragazzo assunse un'espressione confusa, mentre i suoi occhi vagavano sul volto del più grande alla ricerca di qualche indizio.

«Sì, sto bene. Che succede, Der?»

«Sei sparito, credevo fosse successo qualcosa»

«No, è che ...»

Stiles aveva compreso le parole di Derek prima ancora che parlasse. Voleva dare al più grande una risposta tale da mettere a tacere le paure, ma non riusciva a trovare le parole, non voleva esporsi troppo. Stiles non conosceva l'entità dei sentimenti del più grande e temeva che Derek non volesse una relazione, per di più con lui. Magari il maggiore cercava solo compagnia ed era inciampato in un ragazzino fastidioso e iperattivo, o almeno questo è quello che Stiles credeva, poi quel ragazzino era sparito e magari Derek temeva che si fosse innamorato.

«Chi era, Stiles?»

Quella voce bastò a inaridire la gola di Derek, ma quando il proprietario si palesò senza maglia, la furia del più grande si impossessò completamente della sua mente.

«Der, ascoltami»

«No, Stiles, è già tutto chiaro»

Stiles percepiva la rabbia del più grande, ma non riusciva a comprenderne la ragione. Derek sembrava furioso e i suoi occhi assunsero una sfumatura ancora più scura, ma ciò che colpì Stiles fu l'alone di delusione che vi lesse all'interno.

Il minore provò a prendere la mano del più grande, ma Derek allontanò il suo braccio non appena le loro dita si sfiorarono. Quel lieve tocco portò i suoi sensi a voler sentire Stiles più vicino, ma il maggiore mise a tacere i suoi istinti e si voltò, deciso ad andarsene.

«Derek, aspetta»

Stiles afferrò il suo avambraccio, sempre più deciso ad interrompere la fuga del più grande.

«Non capisco cosa succede, ma se hai bisogno di me io sono qui. Sarò qui finché mi vorrai»

«Sta attento a ciò che dici, Stiles, la gente potrebbe crederti»

«Der, sei arrabbiato con me? Non sto capendo nulla»

«No, Stiles»

«E allora perché non mi guardi?»

Stiles stava impazzendo, era completamente nel panico e, la voce ferita del più piccolo, stava facendo impazzire anche il maggiore.

«Derek! Io sono qui, parla con me, dannazione!»

«Vuoi che parli, Stiles? Okay, parlo. Sei entrato nella mia vita con quel tuo sarcasmo così fastidioso, ti sei intrufolato in casa mia, nei miei ricordi, ma più di tutto nelle mie giornate, nella mia testa, ti sei preso tutto e ora lo stai gettando»

«Der, io...»

«In fondo l'hai detto no? Non c'è una lavatrice speciale, una vale l'altra»

«Stiles, chi è questo ragazzo?»

«Nessuno, non sono nessuno»

Derek rispose per Stiles, poi si chiuse la porta alle spalle, lasciando l'appartamento del minore.

Stiles era devastato. Non aveva compreso il filo della conversazione, né le parole che Derek aveva pronunciato, sapeva solo che il più grande era andato via e si era fatta largo in lui la sensazione di averlo perso.

«Stiles, chi era?»

«Derek»

Stiles non aveva ancora raccontato a nessuno, eccetto Lydia, chi fosse Derek, ma credeva che quello fosse il momento giusto per qualche spiegazione in più.

«Devo raccontarti un paio di cose, Scott»

Stiles raccontò tutto. Parlò a Scott del primo giorno in cui aveva visto Derek, di quanto all'inizio lo avesse detestato e di quanto fosse antipatico. Raccontò della bellezza del più grande, della sua dolcezza e della notte in cui il più grande aveva stretto Stiles al suo petto, di come si fosse sentito al sicuro tra quelle braccia e di quanto in realtà fosse attratto da quegli occhi verde smeraldo. In fine raccontò della loro uscita, di come si fossero baciati senza sapere vi chi avesse dato inizio, della delicatezza del maggiore e dei sentimenti che Stiles ormai provava e che non era riuscito a frenare.

«Sei un idiota, fratello»

«Scott, almeno tu, non potresti essere più chiaro?»

«Ero in casa tua, senza maglia, non ci hai presentati, cosa avrà pensato il ragazzo che hai baciato e che ti sei dimenticato di contattare perché il tuo migliore amico è in città?»

«Cazzo! Da quando sei tu quello intelligente tra i due?»

«Da quando l'amore ti ha fritto il cervello. Ora hai due opzioni. Opzione A, vai da Derek, spieghi tutta la situazione e confessi il tuo amore. Opzione B, resti qui e perdi l'unico ragazzo verso cui tu abbia mai provato qualcosa, perché sei un fifone»

«E se non volesse parlarmi?»

«Sei Stiles Stilinski, tu non lasci parlare nessuno. Tu dici tutto ciò che ti passa per la testa, che una persona voglia ascoltarti o meno. Derek non avrà scelta e si renderà conto di quanto tu sia cotto di lui»

«Non è un problema restare solo, Scott?»

«Stiles, recupera il tuo uomo e tornate qui insieme, voglio conoscerlo»

Stiles corse verso la porta di casa, mentre nella sua mente continuava a sperare che Derek volesse ascoltarlo. 

LAVANDERIA [Sterek]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora