Capitolo otto

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Erano passati due giorni dalla famosa notte delle confessioni e, per sdebitarsi, Stiles aveva proposto un'uscita, proposta che Derek aveva accettato volentieri.
Si erano incontrati in un pub vicino la lavanderia, avevano ordinato due birre e si erano seduti in uno dei tavolini accanto alla vetrina. Inutile dire come Stiles avesse riempito tutti i momenti di silenzio e, guardandoli da fuori, era palese quanto fossero due poli opposti. Derek era il classico ragazzo misterioso, tutto giacche di pelle e sguardi tenebrosi, espressioni indecifrabili e braccia perennemente incrociate. Stiles era l'iperattività in persona, un'esplosione di parole sconnesse, espressivo come un libro aperto e la strana abitudine di intrecciare le dita pur di tenere le mani impegnate.
Derek avrebbe trovato quei comportamenti fastidiosi su chiunque altro, ma si obbligò ad ammettere a se stesso l'evidenza, quel ragazzino stava conquistando il suo cuore diffidente. Era entrato nella sua vita a gamba tesa, lui e quel suo perenne sarcasmo, portando una leggera brezza nella sua vita ombrosa.
«Derek mi stai ascoltando?»
«Riesci a pronunciare venti parole al secondo, non posso coglierle
tutte, Stiles»
«Simpatico, davvero. Mi chiedo ancora come tu possa piacermi»
Stiles si bloccò il secondo dopo. Le sue guance iniziarono ad assumere una sfumatura tenue di rosso che, dopo il ghigno di Derek, assunse una tonalità ancora più scura. Iniziò a balbettare scuse, cercando di ritornare sulle sue parole, ma l'uomo posò le braccia sul tavolo e fissò i suoi occhi in quelli ambra. Stiles si era ritrovato ad amare quegli occhi, a sognarli persino la notte e, quando se li ritrovava davanti, intrecciati nei suoi, non poteva far altro che restare impotente, stregato dalla loro magia.

«Quindi ti piaccio»
«Come persona, mi piaci come persona, che credevi?»
«Come persona?»
«Certo, sei quasi simpatico ed è divertente vederti fallire ogni volta che fai il bucato»
«Stiles?»
«Sì, Derek?»
«Sta zitto!»
Ovviamente quel silenzio durò alcuni secondi, poi il ragazzo riprese i suoi discorsi sconnessi, portando Derek a sorridere di tanto in tanto.
Decisero di fare un giro nel parco, affermando che fosse presto per tornare a casa. La realtà è che volevano restare insieme ancora un po', ma nessuno dei due voleva ammetterlo.
Passeggiarono per alcuni minuti, finché non giunsero innanzi a delle giostre per bambini e Stiles si fermò, osservando come la leggera brezza notturna faceva dondolare le altalene.
«Quando ero piccolo mia madre mi portava spesso al parco. Ero iperattivo e volevo sempre fare qualcosa. Lei mi ripuliva tutte le volte che cadevo e mi sporcavo di fango»
Derek sorrise immaginando un piccolo Stiles con le ginocchia sbucciate e, inconsapevole delle sue azioni, intrecciò la sua mano con quella del minore.
«Mia madre mi rimproverava sempre. Non ero molto socievole e nonostante mi portasse spesso al parco, preferivo giocare da solo»
«Mi sembri ancora poco socievole, Derek»
Stiles si voltò divertito verso di lui e il maggiore si perse nella sfumatura luminosa che avevano assunto i suoi occhi. La luce della luna illuminava il volto del ragazzo più giovane, rendendo la sua pelle ancora più pallida e gli occhi ambra più dorati.

Derek si rese conto di essere ormai attratto dal ragazzo che credeva di disprezzare, ma che in realtà aveva inondato di luce le sue giornate scure, aveva riempito di parole i suoi silenzi e ascoltato i suoi pensieri tormentati.
«Sono qui con te, questo non è essere socievole?»
«Ti ho praticamente pregato di uscire con me, più di una volta»
«Quindi stiamo uscendo insieme? È un appuntamento, Stiles?»
«Bhe...Ecco...»
Stiles si tirò uno schiaffo in fronte, mormorando un "stai zitto, Stiles". Derek aveva ormai capito che l'abilità del ragazzo era proprio quella di mettersi in imbarazzo da solo, abilità che lui trovava adorabile, per la cronaca.
«Sei davvero fastidioso, Derek»
«Questo ragazzo fastidioso ti piace però, non è vero Stiles?»
«Derek?»
Il maggiore volse il capo in un'espressione curiosa, prestando la sua attenzione al ragazzo, il ghigno divertito ancora decorava le sue labbra.
«Sta' zitto»
Con le mani ancora intrecciate, i due ragazzi proseguirono la loro
passeggiata, spingendosi di tanto in tanto.
Derek guardava Stiles con la coda dell'occhio e, notando il suo corpo tremare per il fresco di quella notte, si tolse silenziosamente la giacca di pelle, posandola sulle spalle del minore.
Le guance del più piccolo si colorarono di un lieve rossore, mentre le sue braccia corsero ad infilarsi nelle maniche della giacca e, prima che potesse controllarsi, Stiles prese una grande boccata d'aria, mentre i suoi polmoni si inondavano del profumo di Derek.

«Grazie, Der»
«Dovresti coprirti di più quando esci, sai?»
«Non credevo di tornare così tardi»
Derek guardò l'orario sul suo cellulare. Era ormai l'una di notte e si stava facendo tardi. Il maggiore suggerì di rincasare e si offrì di accompagnare il minore, con la scusa dell'ora e dei pericoli della notte. La verità è che non voleva separarsi dalla spensieratezza che solo quel ragazzo era riuscito a portare nella sua vita, in seguito alla morte di sua madre.
«Lo sai che non esistono i vampiri, vero?»
«Dimmi la verità, Stiles, sei stupido o qualcosa del genere?»
«Potrebbero rapirmi, questo è vero. Insomma chi non vorrebbe rapire un bocconcino del genere?»
«Davvero, Stiles? Non puoi dire sul serio»
«Tu non mi rapiresti, Derek?»
A quella domanda, il ragazzo interpellato non sapeva davvero cosa rispondere. Stiles stava scherzando, questo è vero, ma Derek non poteva essere più serio di così. Il minore era una bomba di energia e positività, era stato al suo fianco quando un incubo l'aveva sorpreso, si era preoccupato per lui, ma più di tutto, sembrava portare luce ovunque andasse e Derek era più che certo che una persona così non voleva perderla per nessuna ragione al mondo.
«Credo che i tuoi rapitori ti riporterebbero subito a casa, sai?»
«Lydia dice che sono fastidioso, a volte. Lo penserebbero anche i miei rapitori? Tu lo pensi, Derek?»
E no, Derek non lo pensava, non più almeno, ma il suo udito aveva smesso di funzionare dopo il nome della ragazza. Chi era quella Lydia? Che ruolo aveva nella vita di Stiles?
«Lydia è la tua ragazza?»

Derek provò davvero con tutto se stesso ad assumere un tono indifferente, ma poté percepire la leggera nota di fastidio nella sua voce. Sperava che Stiles non lo facesse. Non aveva un posto nella vita del minore, eppure in quel preciso istante si rese conto dei suoi sentimenti. A lui piaceva Stiles, non era solo attratto da quel ragazzino sarcastico all'apparenza immaturo, si era preso una bella sbandata. Quella consapevolezza portò il suo cuore ad accelerare i battiti.
«La mia che? No. Lydia è la mia migliore amica. Ho avuto una cotta
per lei, ma è stato secoli fa»
Bastò quell'affermazione a calmare l'onda di gelosia che stava travolgendo il petto del ragazzo più grande.
«Questa è casa mia»
Stiles aveva allungato di un po' la strada, sperando di restare qualche minuto in più in compagnia del ragazzo, ma il tempo con Derek non era mai abbastanza.
«Puoi avvisarmi quando arrivi a casa?»
«Non servono stupide scuse per chiedere il mio numero, Stiles»
«Non era una scusa. Voglio davvero che mi avvisi»
Derek allungò il cellulare al minore e lo osservò mentre digitava velocemente il suo numero, memorizzandolo.
«Quindi questo è davvero un appuntamento?»
Stiles riconsegnò il cellulare al proprietario, il volto rosso per
l'imbarazzo e le guance gonfie.
«Davvero, Der, puoi smetterla?»
Derek scosse il capo, pronunciando un "mh mh" divertito. Il minore si inumidì le labbra, sbuffando subito dopo. Il gesto non passò inosservato e il più grande si ritrovò a fissare quelle labbra carnose, invitanti ed ora lucide.
«Bhe, allora buonanotte Derek»

«Notte Stiles»
Derek si voltò, pronto per andarsene, consapevole di aver lasciato la sua giacca sulle spalle del minore. Voleva rivedere Stiles e quella sembrava la scusa perfetta per un nuovo incontro.
«Der!»
Il ragazzo si voltò e subito il suo colpo impattò con un altro. Stiles lo stava abbracciando, il volto contro il suo collo, così come le labbra che solleticavano la sua pelle sensibile. Derek avvolse le sue braccia attorno all'esile corpo del minore, il volto tra i capelli, inebriato del profumo del ragazzo che, per assurdo, odorava di ammorbidente.
«Grazie»
Stiles sollevò il capo, gli occhi liquidi incatenarono quelli verde bosco del suo interlocutore e Derek ci provò, provò davvero a controllare se stesso, ma quel ragazzino aveva mandato in tilt la sua razionalità.
Il maggiore posò le sue labbra su quelle del ragazzo in un bacio bisognoso, desideroso di conoscerne il sapore come aveva solo immaginato nei giorni precedenti, curioso di tastarne la morbidezza. Le mani del più grande si posarono delicatamente sulle guance candide del minore, il pollice accarezzava la pelle liscia.
Stiles rispose al bacio prontamente, in fondo lo desiderava da tutta la sera. Si spinse ancora tra le braccia del più grande, mentre una mano corse ad intrecciarsi tra i capelli di Derek e l'altra sul suo cuore. I battiti del più grande correvano all'unisono con i suoi e Stiles credeva di non poter essere più felice di così.

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