Stiles quel sabato aveva fatto più tardi del solito. Il lunedì successivo aveva un esame importante e si era talmente perso tra le parole da dimenticarsi di guardare l'ora. Aveva recuperato velocemente la cesta con i suoi vesti e si era recato in lavanderia, con un leggero strato di sudore ad imperlare la sua fronte, a causa della quasi corsa appesantito dai vestiti.
Appena varcò la porta della lavanderia però, si rese subito conto che qualcosa non andava. Il ragazzo che aveva ribattezzato come "maleducato", era completamente nel panico. Sì, lui amava rinominare le cose, ma non è questo il punto. L'adulto era sommerso dalla schiuma, così come il pavimento ai suoi piedi e i vestiti che occupavano il tavolo e la cesta. Stiles si fermò sui suoi passi, indeciso sul da farsi, poi prese un respiro profondo e mise da parte l'orgoglio ferito, lasciando spazio a quella parte del suo carattere che desiderava aiutare le persone in difficoltà.
Dopo aver posato la sua cesta sulla parte del tavolo libera, si rimboccò le maniche della felpa e si avvicinò al ragazzo.
«Che è successo?»
«Non lo so, questo aggeggio ha iniziato a sputare schiuma appena ho aperto l'oblò»
Stiles non riuscì a frenare la sua risata. Il ragazzo si voltò verso di lui e il più giovane impiegò alcuni minuti per osservare il suo aspetto. La camicia era leggermente bagnata e in alcuni punti aderiva perfettamente al suo corpo muscoloso, la schiuma decorava la metà inferiore dei suoi pantaloni e le mani, mentre il suo volto lasciava trasparire rabbia e fastidio. Il minore aveva visto più volte la rabbia impossessarsi di quegli occhi e iniziò a pensare che quella fosse l'unica emozione presente nel repertorio sentimentale dell'uomo.
«Perché stai ridendo?»
«Non te l'ha mai detto nessuno? Non si apre l'oblò della lavatrice mentre è in funzione»
Il suo interlocutore scosse il capo e tornò a dedicare l'attenzione ai suoi vestiti, indeciso su come rimediare a quel disastro. Stiles decise di intervenire.
«Spostati un po'»
Con un braccio allontanò il ragazzo dalla lavatrice e si accovacciò, sistemando tutti i vestiti nella cesta.
«Sono Stiles, comunque»
«Ma che nome è?»
Stiles si voltò verso di lui, avrebbe voluto saper sollevare un sopracciglio come l'altro ragazzo, perciò si accontentò di lanciargli un'occhiataccia.
«Vuoi una mano? Non criticare la mano che ti aiuta»
«Sono Derek»
«Okay Derek, credo di essermi fatto un'idea, ma chiederò comunque. La sai fare una lavatrice o no?»
Derek scosse la testa, imbarazzato. Stiles gongolò, fiero di aver messo il ragazzo in difficoltà, mentre con maestria continuava a sistemare i vestiti. La schiuma nell'oblò stava filtrando attraverso i buchi, ma il problema più grande restava il pavimento.
«Potresti prendere un asciugamano e iniziare a raccogliere questa schiuma?»
Il maggiore annuì e in silenzio iniziarono a sistemare il disastro. Stiles provò a fare conversazione, ricevendo solo risposte monosillabiche o sbuffi di tanto in tanto.
«Tu non sai proprio come stare in silenzio, vero Stiles?»
«Almeno so usare una lavatrice senza allagare l'intera lavanderia. Qualcuno ti ha mai spiegato come si fa il bucato?»
Per alcuni secondi, il volto di Derek si scurì, gli occhi sempre freddi si fecero acquosi e le sue mani si strinsero in due pugni ferrei, colorando le nocche di bianco. Così come un fulmine, quei sentimenti sparirono velocemente dal volto del ragazzo, lasciando la solita espressione impassibile come scudo.
Stiles si sentì quasi in colpa. Gli capitava spesso di non pensare e lasciar fuoriuscire tutto ciò che gli frullava per la testa, ritrovandosi poi in situazioni in cui era difficile trovare una via di fuga.
«Posso insegnarti, se ti va»
Derek annuì. Stiles raggiunse due lavatrici vicine e portò prima la cesta di Derek, che era completamente da rilavare, poi recuperò la sua. Invitò il ragazzo a seguire i suoi movimenti, mentre a voce calma, istruiva con pazienza il maggiore. Senza rendersene conto, Stiles ripeteva le stesse parole che aveva pronunciato sua madre anni prima, come se fossero impresse nella sua mente e, in poco tempo, un senso di vuoto si fece largo nel petto e alcune lacrime solcarono il suo volto.
«Ruoto i vestiti così male?»
Il sorriso che gli rivolse Derek, bloccò i movimenti del ragazzo. Stiles pensò che il maggiore dovesse ridere più spesso, perché il mondo meritava di godere di tanta bellezza. Come innanzi ad uno specchio, un sorriso spuntò anche sul volto del ragazzino e si ritrovò a scuotere la testa, sistemando i suoi vestiti nell'oblò.
«Dopo il lavaggio, bisogna aspettare la centrifuga»
«A che serve?»
«Ad evitare che tu esca di qui con i vestiti ancora zuppi d'acqua e a farli asciugare più in fretta»
«Ecco perché i miei vestiti non si asciugano mai»
I due ragazzi scoppiarono in una risata spontanea e, per la prima volta da quando l'aveva incontrato, Derek si ritrovò a pensare che il suono della risata di Stiles fosse una melodia talmente bella che avrebbe voluto ascoltarla più spesso. Il minore, invece, sentiva il desiderio di conoscere quel ragazzo crescere dentro di sé. Lui che aveva rifiutato tutti i tentativi di approccio dei suoi compagni, lui che aveva allontanato i sentimenti perché portano solo dolore e sofferenza, lui che aveva sempre prestato più attenzione alla sua razionalità piuttosto che al suo cuore, sentiva di voler mandare all'aria tutte le regole che si era imposto per alimentare quel desiderio, perché la chimica che aveva sentito con quel ragazzo, non l'aveva percepita con nessun altro.
«Sai, le prime volte che ho fatto la lavatrice ero come te. Mio padre è andato a lavoro con le maglie intime rosa per giorni, prima che mia madre le buttasse. Solo dopo lei mi ha detto che, prima di fare la lavatrice, bisogna dividere i capi per colore»
«Sono andato a lavoro con la camicia rosa, Erika mi ha preso in giro per ore»
«Non ti facevo un tipo da calzini rossi»
«Non sono miei, infatti»
Un bip fermò la loro conversazione e, osservando i movimenti di Stiles, Derek sistemò i suoi vestiti nella cesta e, proprio quando stava per andarsene, il più piccolo decise di parlare ancora una volta.
«Se ti va, qualche volta potremmo bere qualcosa»
Stiles fissava il pavimento, le mani che si stritolavano tra loro e, a quella vista, il cuore di Derek si strinse in una morsa dolorosa. Mugugnò un "mh", prima di voltarsi e lasciare il ragazzo solo. Il più piccolo si sentì uno stupido e mentalmente si diede uno schiaffo, forse stava correndo troppo. Lui allontanava tutti, ma non riusciva a capire come mai non riusciva ad allontanarsi da quel ragazzo, come se ci fosse un vento che spingesse la sua anima ad inseguire quella sfuggente di Derek.
Nella sua mente si stava svolgendo una tacita lotta, in cui il cuore cercava di avere la meglio, ma quello che si era presentato come un rifiuto, portò la mente a riprendere in mano la situazione e Stiles non pote' far altro che obbligarsi ad ascoltarla.
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LAVANDERIA [Sterek]
Teen FictionQuando si programma la vita momento per momento, non sempre si tiene in considerazione la variante imprevisto e Stiles non l'aveva minimamente considerata.
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