Non appena Stiles aveva messo piede in quella casa, si era sentito a disagio. Non sapeva come comportarsi in casa di estranei, così come si sentiva in difetto ad abbandonare la sua cesta accanto alla porta nonostante il consiglio di Derek. Voleva cucinare la cena per sdebitarsi, perciò iniziò a guardarsi attorno, restando ammaliato dalla bellezza semplice dell'appartamento.
«Posso cucinare? Vorrei sdebitarmi»
Derek sorrise e con il braccio indicò la cucina al ragazzo, poi decise di accomodarsi ad uno degli sgabelli dell'isola.
«Fai pure, non sono molto bravo in cucina»
«Perché non ne sono sorpreso?»
Derek soffocò una risata e si perse nei movimenti decisi del ragazzo che, seppure in un luogo sconosciuto, sembrava muoversi con sicurezza come se in quella cucina vi fosse nato.
«Dove hai imparato a cucinare?»
Stiles tagliava i pomodori concentrato, senza guardare il suo interlocutore, ma per un momento le sue mani si bloccarono, ignorando i comandi del cervello.
«Certe cose le impari perché devi, non perché ti va»
Derek non conosceva Stiles, ma in quel mese scarso aveva imparato a capire i segnali del corpo del ragazzo, in quel momento lo percepiva nervoso e decise di alleggerire la tensione.
«Io non so farlo. Non bene almeno»
«Esattamente, c'è una cosa che sai fare, Derek?»
«Le mie abilità ti sorprenderebbero, ragazzino»
Stiles storse il naso al nomignolo, ma finse indifferenza e, dopo aver aggiunto gli ultimi ingredienti nella padella, si voltò finalmente verso Derek. L'uomo cercò di trattenere il sorriso, fallendo miseramente e, notando lo sguardo confuso del più giovane, decise di avvicinarsi.
«Che c'è?»
Stiles impallidì non appena Derek oltrepassò il suo spazio vitale e, senza rendersene conto, trattenne il fiato, come se il suo corpo volesse salvarlo da un imminente pericolo. Perchè lui si sentiva così, come una gazzella intrappolata dallo sguardo predatorio del leone, immobilizzata dalla paura, in attesa del colpo di grazia.
Derek afferrò il primo canovaccio a disposizione e lo passò delicatamente sul volto del ragazzo. Stiles incastonò i loro occhi, i fiati intrecciati e il martellare del suo cuore che inondava i suoi timpani. Si chiese se Derek potesse sentirlo e si ritrovò a sperare di no.
«Eri sporco di pomodoro»
«G-grazie»
L'uomo si allontanò e Stiles ritornò a respirare. Non era mai stato attratto così tanto da qualcuno. Solitamente si soffermava sulla bellezza delle persone, restando in disparte, proprio come accade quando ci si ritrova innanzi ad un quadro in un museo. Sei lì immobile, lo ammiri, ne capti i dettagli, le particolarità, ma non lo desideri, vuoi solo limitarti a contemplarlo.
Derek è stato il primo ragazzo ad aver risvegliato quello stato dormiente e Stiles non sapeva come comportarsi, non sapeva quanto in là potesse spingersi e quanto contatto potesse avere senza spaventarlo. Lui era un ragazzo razionale e, prima di qualunque scelta, analizzava i pro e i contro, ipotizzando le conseguenze delle sue azioni.
«Stiles sento odore di bruciato»
Il ragazzo tornò alla realtà e si voltò verso la cena, salvandola giusto in tempo.
«Sei davvero un ottimo cuoco, Stiles»
«Sei vuoi che ti insegni anche a cucinare, basta chiedere, Derek»
L'uomo si gustò il primo pasto decente dopo giorni, le chiacchiere di Stiles come sottofondo e si sorprese di quanto quel ragazzo ormai fosse diventato familiare.
«Forse potresti insegnarmi le basi»
Stiles sorrise contento. Ricordava amaramente i suoi primi piatti, le espressioni schifate di suo padre e i rifiuti di Scott tutte le volte che lo invitava a cena a casa sua.
«Domani mattina chiamerò un fabbro»
Il ragazzo sorrise riconoscente e, terminata la cena, si offrì di lavare i piatti. Dopo una breve discussione con il padrone di casa, decisero di dividersi i compiti, Derek li avrebbe lavati e lui li avrebbe asciugati.
«Almeno i piatti sai lavarli»
«Stai scherzando con il fuoco, Stiles»
«Ti ho lasciato dei miei vestiti in bagno. Puoi andare prima tu»
Stiles si concesse una doccia veloce e non si meravigliò quando, dopo aver indossato i vestiti, si rese conto di quanto ci sguazzasse dentro. Derek era decisamente più alto e muscoloso di lui.
Mezz'ora dopo, i due ragazzi si augurarono la buonanotte e Stiles si concesse quel momento di solitudine per aggiornare Lydia riguardo quella serata. Quando la stanchezza prese ormai il sopravvento, il ragazzo posò il cellulare e si lasciò cullare dal calore delle coperte e dal profumo ormai familiare di Derek che non solo impregnava i suoi vestiti, ma era ben presente in tutta la casa.
Si era ripromesso di allontanarsi dall'uomo, di mettere a tacere quella curiosità che lo spingeva a porsi domande e a voler entrare nella vita di quel ragazzo di cui non conosceva nulla, eppure le coincidenze l'avevano portato in casa sua, ad occupare il suo divano e ad indossare i suoi vestiti.
Stiles recuperò il cellulare e lesse il messaggio di Lydia.
"Sei fottuto, Stilinski. Credo che questo non sia più un gioco, hai una cotta vera e propria"
Lydia aveva ragione, quella curiosità si era trasformata ormai in interesse e Stiles non voleva più allontanare il ragazzo, piuttosto sperava di occupare un posto definitivo nella vita misteriosa di Derek.
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LAVANDERIA [Sterek]
Fiksi RemajaQuando si programma la vita momento per momento, non sempre si tiene in considerazione la variante imprevisto e Stiles non l'aveva minimamente considerata.
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