Nel silenzio ovattato della mattina, mentre il freddo dell'inverno penetrava nell'aria, il risveglio nel castello del diavolo fu interrotto dal lieve bussare dei servi. Il loro respiro, visibile nell'aria gelida, sembrava manifestarsi come un ultimo segno dell'inverno che regnava fuori, lontano dalla luce e dal calore che si diffondeva lentamente nella nostra stanza. "Signore, Signora, la colazione è pronta," annunciarono rispettosamente, come se non fosse nulla più che una routine quotidiana.
Mi svegliai tra le braccia di Tom, il suo corpo caldo contro il mio, un rifugio che mi faceva sentire protetta da tutto. Con un sospiro, ci alzammo dal letto. Il pavimento di pietra, gelido sotto i piedi nudi, era un contrasto immediato rispetto al calore delle coperte che avevamo appena lasciato. Ci vestimmo rapidamente, avvolgendoci in abiti pesanti, preparandoci ad affrontare la giornata mentre la neve continuava a cadere copiosa, coprendo il mondo esterno con il suo manto bianco e silenzioso.
Indossavo un abito in velluto blu scuro, che aderiva perfettamente al mio corpo, ornato di ricami argentati lungo l'orlo e le maniche, come se ogni filo fosse intriso di un'energia mistica. I miei capelli, raccolti in un morbido chignon, lasciavano alcune ciocche libere che incorniciavano il mio viso, mentre il mio cuore batteva forte, non solo per il clima gelido, ma anche per la crescente inquietudine che sentivo crescere dentro di me. Tom, come sempre, era impeccabile, vestito in un completo nero su misura che esaltava la sua figura slanciata. Le sue scarpe lucide riflettevano la luce pallida del sole, mentre camminavamo insieme, mano nella mano, attraversando il giardino innevato.
Ci fermammo di fronte a due statue imponenti, che sembravano emergere dalla neve con una presenza eterea, quasi magica. L'angelo e il diavolo, ritratti in un abbraccio intimo, le loro ali estese in un gesto di protezione reciproca. Sembrava che il tempo si fosse fermato attorno a loro, come se queste figure fossero destinate a rimanere lì per l'eternità, testimoni di un amore che sfidava ogni definizione.
"Che strane statue," commentò Tom, osservando le figure con uno sguardo critico. I suoi occhi grigi si spostavano da una figura all'altra, ma non riuscivano a nascondere un interesse quasi involontario.
Annuii lentamente, il mio cuore che batteva più forte al pensiero dei miei genitori, di quanto poco sapessi di loro. "Sono... intriganti," risposi con calma, anche se un turbinio di emozioni mi attraversava. Mi chiesi se ci fosse davvero qualcosa di nascosto in queste sculture, qualcosa che avrebbe potuto svelare di più sulla mia famiglia, su chi fossero realmente.
Tom mi strinse la mano, un gesto che mi offriva conforto e sicurezza. "Forse rappresentano qualcosa di importante per il padrone di casa," suggerì, il suo sguardo sempre più indagatore. La preoccupazione nei suoi occhi non passò inosservata. Mi preoccupava anche lui, preoccupata per la sua sicurezza, ma sapevo che non potevamo fare a meno di affrontare le ombre del passato, anche se avessimo voluto ignorarle.
Sospirai, annuendo. "Forse," dissi, ma dentro di me una curiosità bruciava, come una fiamma che non volevo spegnere. C'era tanto che non sapevo, e più mi avvicinavo a quel mistero, più sentivo la necessità di scoprire la verità. "Devo sapere di più," pensai, ma non osai dirlo a voce alta.
Con una mano tremante, mi avvicinai all'angelo, un gesto che non sapevo spiegare completamente, se non con il richiamo di qualcosa di più grande di me, di un legame che mi univa a quel posto, a quelle figure. Un brivido percorse la mia schiena quando la mia mano toccò la superficie fredda della pietra, e all'improvviso tutto sembrò svanire. Il mondo intorno a me sfumò, il giardino, le statue, e la neve furono inghiottiti dalla nebbia che mi avvolse.
Davanti ai miei occhi apparve una figura luminosa, avvolta in un bagliore dorato che illuminava il giardino innevato. Era una donna di straordinaria bellezza, con ali di luce che si estendevano dietro di lei come un mantello di luce divina. Il suo sorriso era dolce, e la sua presenza emanava una pace che mi avvolse in un abbraccio invisibile.
"Chi sei tu?" chiesi, la mia voce tremante e piena di meraviglia, mentre quella figura fluttuava delicatamente di fronte a me.
La figura sorrise, i suoi occhi scintillanti come stelle. "Sono Seraphina," rispose con una voce che sembrava il suono di una melodia lontana, ma familiare. "Tua madre, Lilibeth."
Il mio cuore si fermò per un istante, come se il tempo stesso si fosse fermato. Mia madre. La donna di cui avevo sentito parlare solo in sogni e leggende, ma che non avevo mai conosciuto. Un'ondata di emozioni contrastanti mi travolse, e le parole rimasero bloccate nella mia gola. Guardavo quella figura luminosa, incapace di articolare alcuna risposta.
Seraphina mi guardò con una tristezza dolce, ma al tempo stesso una calma rassicurante. "È vero, mia cara," disse, come se avesse letto nel profondo del mio cuore. "Come angelo custode, non posso allontanarmi senza il tuo invito."
Il peso di quelle parole mi colpì come un pugno allo stomaco. Avevo chiamato la sua presenza, ma non potevo chiederle di rimanere. Il desiderio di abbracciarla, di trattenerla lì, lacerava il mio cuore. "Ma... non voglio che tu vada via," sussurrai, le lacrime cominciavano a rigare il mio viso, mentre la sua luce iniziava a svanire.
Seraphina mi prese la mano, e il suo tocco era leggero come una piuma, ma pieno di una forza gentile che mi confortava. "Io sarò sempre con te, anche se non puoi vedermi," disse dolcemente, la sua voce come un sussurro che si intrecciava con il vento. "Ogni volta che avrai bisogno di me, sarò lì, nel tuo cuore."
Le sue parole non riuscivano a sollevarmi dal peso della sua partenza, ma il suo sorriso, pur triste, mi donava una sensazione di speranza che non avevo mai conosciuto. Proprio mentre mi perdevo in quel sorriso, Lucifero apparve improvvisamente, il suo sorriso sarcastico che sempre accompagnava la sua presenza oscura.
"È giunto il momento, Seraphina," disse, con una voce fredda ma rispettosa, che non lasciava spazio a dubbi. "Il tuo compito è qui finito."
Seraphina annuì, il suo sguardo colmo di una compassione che non riuscivo a comprendere completamente. "Addio, mia cara," sussurrò con un tono di voce che risuonò nel mio cuore. Poi, in un attimo, la sua figura svanì, dissolvendosi nella luce dorata che la avvolgeva.
Mi sentii persa e sola, come se una parte di me fosse stata strappata via, lasciandomi vuota. Il silenzio del giardino intorno a me sembrava amplificato, mentre il vuoto nel mio cuore si faceva sempre più grande, sempre più opprimente. Tom si avvicinò a me, il suo passo deciso ma i suoi occhi colmi di preoccupazione.
"Sei okay?" chiese, la sua voce gentile, ma io sentivo il suo timore nascosto dietro ogni parola.
"Non lo so," risposi sinceramente, il mio respiro affannoso mentre l'aria fredda mi gelava il viso. "È stato così... surreale."
La nostra conversazione fu interrotta da un suono di lotta proveniente dalla distanza. Tom mi lanciò uno sguardo preoccupato, e senza dire una parola, ci precipitammo verso il rumore. Arrivammo rapidamente alla scena: i Mangiamorte stavano aggredendosi vicino a un albero spoglio, le loro voci rabbiose e i colpi che si schiantavano contro la neve.
"Che cosa sta succedendo qui?" chiese Tom, la sua voce autoritaria e indiscutibile, tagliando l'aria fredda come una lama.
I Mangiamorte si fermarono immediatamente, fissandoci con occhi pieni di odio. "È colpa sua!" gridò uno di loro, puntando un dito accusatore verso un altro.
Tom serrò la mascella, la sua espressione diventando più seria, implacabile. "Andatevene tutti nelle vostre stanze, adesso," ordinò, la sua voce che non ammetteva obiezioni.
Il suo ordine gelido mi fece fremere, ma allo stesso tempo ammiravo la sua determinazione. Si allontanò con passo deciso, pronto ad affrontare i ribelli, a mantenere il suo dominio su tutto ciò che lo circondava. Guardavo la sua figura allontanarsi, il suo sguardo implacabile, e mi chiesi cosa stesse accadendo a me, a lui, e al nostro futuro.
Mentre rimanevo lì, sola con i miei pensieri, mi domandai se fosse la sua protezione a farmi paura, o se fosse quella stessa oscurità che lo rendeva così potente e inesorabile.
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La figlia del diavolo
Hayran KurguLilibeth Morning cresce in orfanotrofio con Tom Riddle. A Hogwarts le loro opinioni si separano, ma non i loro cuori. ‼️in revisione
