La mattina seguente, il peso che sento addosso sembra insostenibile, come se una nebbia pesante si fosse posata sulla mia mente, imprigionando ogni pensiero in un abisso oscuro. I ricordi della notte precedente sono un incubo che si ripete senza fine, ogni dettaglio vivido, ogni sensazione, come un graffio profondo nell'anima che non si rimargina. La paura non mi lascia, è come un'ombra che mi avvolge, e il pensiero che il terrore che ho provato non fosse solo frutto della mia mente mi paralizza. Mi siedo sul bordo del letto, cercando di raccogliere i pezzi di me stessa, ma è come se la mia mente fosse una tempesta di emozioni confuse, e ogni tentativo di razionalizzare mi sembra inutile.
La luce del sole filtra debolmente dalle tende, eppure la sua calda luce sembra così distante dalla fredda oscurità che ha invaso la mia notte. Provo a respirare lentamente, cercando di calmarmi, ma ogni respiro sembra più pesante del precedente. Non riesco a scrollarmi di dosso quella sensazione di angoscia, quella paura che non so spiegare, ma che mi stringe il cuore come una morsa.
L'idea che non possa più vivere con questi dubbi, con queste domande senza risposta, mi spinge a alzarmi. La mia mente è un turbine, ma so che non posso restare prigioniera di queste sensazioni. Mi dirigo verso la Sala Grande, sperando che un po' di normalità possa aiutarmi a ritrovare il mio equilibrio. Quando entro, la sala è come sempre, piena di risate, voci e movimento. Gli studenti chiacchierano tra loro, ridono, indifferenti a tutto ciò che mi tormenta. Mi siedo al mio posto, accanto alle amiche, ma i miei occhi sono fissi sulla porta. Lo aspetto, come se fosse l'unico punto di salvezza in un mare di confusione.
E finalmente lo vedo. Tom entra nella sala. Il suo volto è serio, segnato da una tristezza che non mi sfugge. I suoi occhi sono diversi, non brillano di quella luce che li rendeva così familiari. C'è qualcosa che non va, un'ombra che lo accompagna. Il mio cuore batte più forte, e senza pensarci, mi alzo dalla sedia. Mi allontano dalle chiacchiere, spinta da una necessità che non so spiegare. Vado incontro a lui, cercando di non far sembrare evidente la mia agitazione. Una volta vicino, con una voce che tradisce la mia ansia, gli dico: "Tom, dobbiamo parlare."
Il suo sguardo si fa attento, ma anche un po' sorpreso. "D'accordo," dice, ma la sua voce è piena di preoccupazione. "Cosa succede?"
Senza indugi, lo conduco lontano dagli sguardi curiosi, verso un angolo più tranquillo del castello, dove la solitudine ci offre il rifugio di cui ho bisogno. Quando arriviamo, mi fermo un attimo, cercando di trovare le parole giuste, ma la tensione nell'aria è palpabile. Tom mi guarda con occhi pieni di interrogativi, aspettando che io inizi.
Mi scende un brivido lungo la schiena, ma non posso più tacere. "Tom..." Iniziamo, la voce tremante, ma decisa. "Ieri sera sono andata nella foresta con Asmodeo..." Le parole sembrano risuonare come un'eco nel silenzio, ma la mia voce si spezza, come se ogni parola fosse un peso insostenibile. "Lì, ho incontrato un uomo... che ha detto di essere mio padre. Ma... non era umano. Non era come tutti gli altri, Tom. Era... era come il diavolo in persona."
Un silenzio imbarazzante cade tra noi. I suoi occhi sono fissi su di me, ma l'incredulità che leggo nel suo sguardo è quasi fisica. Non riesce a credere a ciò che sto dicendo, eppure io sono certa di quello che ho visto. La paura che mi stringe il petto non è solo un ricordo, è ancora viva dentro di me. "E poi..." continuo, la voce che si spezza sotto il peso di quei ricordi. "Sono scappata. Non sapevo cosa fare, ma lui mi ha detto... che quello che ho visto nei sogni... è tutto reale. E che succederà presto."
Tom non dice nulla per un lungo istante. La sua espressione è una miscela di preoccupazione e scetticismo, ma non mi interrompe. Mi guarda intensamente, come se stesse cercando di capire se sto dicendo la verità o se sono solo vittima della mia mente che gioca brutti scherzi. Alla fine, rompe il silenzio: "Lilibeth... stai parlando di cose impossibili. Non posso credere che tu abbia incontrato il diavolo. Non può essere."
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La figlia del diavolo
FanfictionLilibeth Morning cresce in orfanotrofio con Tom Riddle. A Hogwarts le loro opinioni si separano, ma non i loro cuori. ‼️in revisione
