Mi ritrovo a cercare Tom con una determinazione che non avevo mai sentito prima. L'ansia di dover chiarire tutto, di rompere il silenzio che ci separa, mi spinge a trovarlo, qualunque cosa accada. Cammino velocemente attraverso i corridoi del castello, ogni passo che faccio è più pesante del precedente. La verità che mi è stata rivelata, insieme al tormento che ne è seguito, mi sta consumando, e non posso più sopportare l'incertezza che ci lega.
Lo trovo nel cortile del castello, dove l'aria fredda di un pomeriggio grigio avvolge l'ambiente in un'atmosfera solenne. Il silenzio tra noi sembra palpabile, un muro invisibile che ci separa da tutto il resto del mondo. La sua figura alta e snodato si staglia contro il cielo, il suo volto enigmatico e distante come sempre, ma qualcosa in lui è diverso. È come se il suo stesso essere fosse una muraglia eretta contro tutto ciò che lo circonda.
"Tom," lo chiamo, la mia voce tradisce la rabbia che sta montando dentro di me, "per favore, dobbiamo parlare."
Si gira lentamente, i suoi occhi freddi e severi mi osservano con un'intensità glaciale. "Cosa vuoi?" la sua voce è tagliente, priva di calore, come una lama affilata che sferra il colpo senza pietà.
Non posso più trattenere le parole che mi bruciano dentro. "Tu lo sapevi," dico, la voce che si alza in un mix di incredulità e dolore, "sapevi tutto e non mi hai creduta. Perché?" La domanda mi esce dalle labbra come un grido soffocato, il mio cuore che pulsa con una rabbia che non riesco più a tenere sotto controllo.
Le sue labbra si piegano in un sorriso gelido, quasi sardonicamente, come se le mie parole non fossero che una manifestazione di debolezza. "Volevo conoscere l'essere più oscuro del pianeta," dice con disprezzo, "e capire come fosse possibile che sua figlia fosse... una rammollita."
Le sue parole mi colpiscono come una frustata, il dolore si diffonde attraverso il mio corpo, gelido e penetrante. "Come hai potuto?" sussurro, la mia voce rotta dall'amarezza che ormai mi avvolge. "Come hai potuto trattarmi così, Tom? Io ti ho sempre considerato un amico." Ogni parola che dico sembra un colpo al cuore, un dolore che non avevo mai immaginato di dover sopportare.
Il suo sguardo è incrollabile, privo di qualsiasi emozione, come se le mie parole non avessero alcun peso. "Non c'è spazio per la debolezza nel mondo magico," risponde, la sua voce tagliente come il ghiaccio. "Io cerco il potere, la grandezza. E se tu non sei disposta a seguirmi lungo questa strada, allora sei solo un ostacolo."
Un'ondata di rabbia travolge la mia mente, ma non riesco a fermare le lacrime che iniziano a scorrere silenziose sul mio viso. "Se il potere è tutto ciò che ti importa," gli urlo, "allora sei tu il vero debole!" Le parole esplodono dalla mia bocca come frecce infuocate, spinte dalla frustrazione che mi divora. "Non hai il coraggio di guardare oltre te stesso, di vedere che c'è di più nella vita che il potere e la grandezza!" Le mie mani tremano, ma cerco di mantenermi ferma, la mia voce un grido di disapprovazione.
Tom non si muove, il suo sguardo si fa ancora più gelido, come se le mie parole non lo toccassero minimamente. "Tu non capisci, Lilibeth," ribatte, la sua voce dura e senza pietà. "La grandezza è tutto ciò che conta. E se non sei disposta a lottare per essa, allora sei destinata a essere dimenticata nella storia." La sua bocca emette queste parole con una freddezza che mi fa rabbrividire, come se davvero credesse che la grandezza fosse l'unico scopo della sua esistenza.
Il silenzio che segue è pesante, come una morsa che ci stringe entrambi. Le parole che avevo cercato di dire, quelle che avrei voluto gridare, sembrano svanire nell'aria, senza lasciare traccia. Non so se lui stia realmente ascoltando o se stia semplicemente aspettando che finisca di parlare, ma sento che il nostro legame, una volta indissolubile, si sta spezzando.
Tom mi guarda, il suo sguardo che si fa più cupo, un'espressione di rabbia e amarezza che emerge da dentro di lui. "Non sai nulla di me, Lilibeth," mormora, la sua voce improvvisamente più bassa, come se il dolore che porta dentro fosse troppo grande per essere contenuto. "Non hai idea di cosa significhi essere cresciuto nell'ombra di un segreto, di un'identità negata."
Le sue parole mi colpiscono come un pugno allo stomaco. Mi paralizzano, le sue sofferenze, così simili alle mie, mi straziano il cuore. "Tutto quello che ho sempre saputo è che non appartenevo a nessuno," sussurra, e in quel momento vedo una fessura nel suo muro di gelo. "Come me," aggiunge, gli occhi che si abbassano per un istante, "tu non hai mai avuto una vera casa. Noi siamo cresciuti con la stessa solitudine, con la stessa incomprensione."
Le sue parole mi fanno male, ma anche io sento la stessa solitudine. "Tom, siamo cresciuti insieme," dico, la mia voce più morbida, "siamo stati abbandonati entrambi." Le parole fluiscono senza sforzo, come se, finalmente, stessimo toccando la verità che ci ha sempre unito, anche se ora ci separa. Il suo sguardo si abbassa brevemente, un'ombra di riflessione attraversa il suo volto, ma poi si fa più determinato, come se volesse seppellire quei ricordi, lasciarli dietro di sé.
"Non voglio più essere associato al nome di mio padre," dichiara, con una risolutezza che non lascia spazio a dubbi. La sua voce è chiara, ma c'è un'inquietudine che non posso ignorare. "Quel nome rappresenta tutto ciò che odio, tutto ciò che voglio superare."
Le sue parole risuonano nell'aria, il peso della sua determinazione è palpabile. Sento il fuoco della sua volontà bruciare dentro di lui, un desiderio di distruggere tutto ciò che lo ha definito finora. Ma la sua scelta, la sua risposta, mi coglie di sorpresa.
"Allora come vuoi essere chiamato?" chiedo, il mio tono più morbido, quasi speranzoso che possa esserci qualcosa di più dietro questa sua scelta. Un barlume di comprensione, di un legame che ancora ci unisce.
Tom si prende un momento, gli occhi che si perdono nel vuoto dei suoi pensieri. Poi, con uno sguardo risoluto, finalmente risponde: "Voglio essere chiamato per il mio vero nome, quello che ho scelto per me stesso: Lord Voldemort."
Le sue parole sono come un colpo di scena, una rivelazione che risuona nell'aria come un'eco di potere e determinazione. Il suono del suo nuovo nome sembra denso di una forza inarrestabile, una volontà di dominare il suo destino, di staccarsi definitivamente dal suo passato. Eppure, nel profondo del mio cuore, sento una fitta di preoccupazione. La strada che ha scelto è oscura, e io non posso fare a meno di chiedermi cosa accadrà, non solo a lui, ma anche a me, se dovessimo davvero intraprendere strade così distanti.
"Lord Voldemort," ripeto sottovoce, sentendo il peso di quella scelta, e un senso di paura che cresce dentro di me.
Tom si avvicina, il suo sguardo fisso nei miei occhi, e con un movimento lento e misurato, solleva una mano, accarezzandomi delicatamente il viso. La sua carezza è fredda, distante, ma per un attimo sembra più umana, come se volesse comunicare qualcosa che le sue parole non sono riuscite a esprimere. La sua pelle è liscia, ma c'è una durezza in quel gesto che tradisce la sua indifferenza. La mia mente è confusa, il cuore spezzato tra il desiderio di credere in ciò che siamo stati e il dolore della realtà che ci separa ora.
Poi, improvvisamente, la sua espressione cambia. Si allontana leggermente, la sua mano che si ritira come se avesse toccato qualcosa di indesiderato. Il suo volto torna a essere impassibile, e la voce, quando finalmente parla, è dura, senza esitazione.
"Vai via," ordina, la sua voce tagliente come un coltello. "Non c'è più nulla per te qui."
Ogni parola mi ferisce, e la sensazione di essere un'estranea, una sconosciuta nella vita di Tom, mi schiaccia come un peso insostenibile. Ma non rispondo, non posso. Mi limito a fare un passo indietro, il cuore pesante nel petto, e mi giro per allontanarmi. Non so se mi stia davvero lasciando andare, o se sia solo una parte di lui che cerca di proteggersi.
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La figlia del diavolo
FanfictionLilibeth Morning cresce in orfanotrofio con Tom Riddle. A Hogwarts le loro opinioni si separano, ma non i loro cuori. ‼️in revisione
