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La stanza era fredda, il mio cuore di più. Ma d'improvviso un'ombra me lo scaldò.
«Avanti Fay, vieni!»
«Non mi piace che mi chiami Fay, non puoi chiamarmi Arabella?»
«Se ti chiamo Arabella ti muovi a seguirmi prima che qualcuno ci scopra?»
Gli porsi il mignolo e lui lo strinse.
«Perché non stiamo svegliando anche gli altri?» domandai camminando di soppiatto dietro di lui.
«Perché andiamo solo io e te, gli altri non capirebbero e farebbero le spie.»
«E sei sicuro non sia pericoloso stavolta?»
«Non lo è, altrimenti non ti ci porterei.»
Mi fidai, e continuai a camminare.
«E voi due dove state andando?»
Mi si ghiacciò il sangue nelle vene.
«Paul, torna a letto.»
«Voglio venire con voi. Altrimenti dirò alla Hall che vi ho visti girare di notte per andare chissà dove infrangendo il coprifuoco.»
«Allora vieni, ma tieni chiusa quella bocca.»
Paul mi si avvicinò compiaciuto, e tutti e tre insieme ricominciammo a camminare.
L'aria estiva era elettrica, frizzante, sapeva di proibito e l'adrenalina mi si cristallizzò nelle arterie.
Le lucciole ci rincorsero per il bosco, e quando Paul provò a prendermi per mano mi scansai rapidamente, finendo per impigliarmi il vestitino bianco in un rovo di more.
«Aspettate, mi sono incastrata!»
Brian mi si avvicinò, e con uno strattone mi liberò strappandomi la gonnellina.
«Sei sempre il solito irruento» lo rimproverai asciugandomi piccole goccioline di sangue che mi scendevano dalla coscia graffiata.
«E tu la solita sbadata.»
Non glielo dissi nemmeno quella volta, che il fratellino più piccolo del suo migliore amico cercava continuamente un contatto con me e che io lo evitavo costantemente, intimorita e un pelo disgustata da quei capelli neri sempre unticci e quelle occhiaie scure che lo rendevano cupo e spaventoso.
Proseguimmo in silenzio, e arrivati al laghetto corremmo sul pontile fino al bordo, i nostri passi scoordinati a risuonare sul legno vecchio.
Brian iniziò a spogliarsi, il corpo tumefatto e costellato di cicatrici baciato dalla luna, e poi si voltò verso di me.
«Stavolta ti butti tu per prima!»
«Non esiste, lo sai che mi fa paura.»
«Allora aprirà le danze Paul, vero?» scherzò, il suo bellissimo sorriso spontaneo intinto di furbizia ad incorniciargli il viso da angelo.