48. Two hearts, one valve

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È dalle stesse ferite, che si sanguina e si guarisce

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È dalle stesse ferite, che si sanguina e si guarisce.



I giorni passarono lenti e divennero presto settimane

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I giorni passarono lenti e divennero presto settimane.

La città era ormai immersa nel calore estivo ma il mio cuore era tornato freddo come il ghiaccio.

Avevo bevuto, fumato, scopato.

Il vuoto era tornato lo stesso.

Avevo evitato qualsiasi contatto con Nate per i primi giorni dopo quello che era successo, e avevo rispettato le distanze imposte da Arabella affogando nella vergogna di ciò che avevo fatto.

Avevo tolto ogni foto e articolo dal muro, infilato ogni fascicolo in uno scatolone e lasciato perdere ogni pista avessi abbozzato, sapendo bene quella giusta fosse una soltanto e non avesse più senso seguirla a quelle condizioni.

Ero tornato a correre sul lungo mare ad ogni alba e ad incastonarmi stelle nel petto ad ogni tramonto.

Finché una delle mie notte insonni era stata spezzata da una telefonata.

«Arabella non è più in sé» mi aveva detto Nate.

«Passa le giornate a letto, non si alza, non si lava, non mangia, non parla».

Si limitava ad esistere nascosta sotto le coperte.

«Non so cosa fare, è come se fosse troppo stanca anche per respirare».

Non voleva vedere nessuno.

«Si sta lasciando scomparire, e io non so come fermarla».

E Nate era a pezzi.

«Si è spenta, Ethan, e io non so come fare a farla riaccendere e tornare a vivere».

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