50. Freedom tastes like ashes

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Alla fine sarà l'amore che abbiamo sempre represso a ucciderci

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Alla fine sarà l'amore che abbiamo sempre represso a ucciderci.


Avevo sempre immaginato la morte come un sonno profondo e imprescindibile

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Avevo sempre immaginato la morte come un sonno profondo e imprescindibile.

I respiri avrebbero mantenuto la loro cadenza, ma si sarebbero trasformati in ampie onde scure increspate di fuoco e non di schiuma.

La pelle si sarebbe raffreddata sotto i sospiri del vento. I pensieri avrebbero finito la loro corsa sulla giostra del tempo.

E il dolore?

Quello non riuscivo a figurarmi che fine avrebbe fatto.

Ma credevo sarebbe rimasto lì, nell'aria, impregnandola acre e tossico com'era in origine.

Il profumo che mi addolciva le narici in quel momento, però, sapeva di ben altro.

Strofinai il naso con delicatezza su quella pelle e inspirai un po' più di quel profumo che su di me aveva lo stesso effetto di una dose massiccia di tiopentale.

Poi mi coprii gli occhi con una mano, e lentamente mi abituai alla luce del giorno di cui era imbevuta la stanza da letto.

Nate dormiva. Gli posai le dita sul petto, e lo ascoltai alzarsi e abbassarsi con rigorosa calma.

Mi stiracchiai avendo cura di non svegliarlo, e sgattaiolai fuori dalla camera.

Dove sei finito?

Scesi le scale e entrai nella cucina, con l'intenzione di prepararmi un caffè doppio bollente, ma la trovai occupata.

«Buongiorno».

«Che ore sono?», mi domandai a quel punto.

«Le due del pomeriggio», Ethan si voltò e lasciò perdere per un momento la padella sul fuoco, «Hai dormito bene?»

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