46. Wet as a dream

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Se vuoi volare devi prima cadere nel vuoto

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Se vuoi volare devi prima cadere nel vuoto.



Mi aggrappai con le mani alle sue spalle, accarezzandogli la nuca senza mai staccarmi dalla sua bocca affamata, finché finii seduta sul bancone della cucina e fu lui a prendere una pausa da quel bacio

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Mi aggrappai con le mani alle sue spalle, accarezzandogli la nuca senza mai staccarmi dalla sua bocca affamata, finché finii seduta sul bancone della cucina e fu lui a prendere una pausa da quel bacio.

«Arabella...» era affannato, accaldato, marmoreo tra le mie cosce aperte, «Ho bisogno di averti. Di sentirti ovunque. Di vederti addosso a me» le dita mi disegnarono ombre immaginarie sulla pelle fresca delle gambe, «Ma ho bisogno di sapere se posso toccarti, spogliarti, baciarti.»

«Puoi fare tutto» mormorai, le guance in fiamme che non potevo coprire.

«Ho bisogno di sentirtelo dire ogni singola volta» precisò poggiando la sua fronte sulla mia, «Ho bisogno del tuo permesso, per tutta la notte.»

«Va bene» deglutii affannata.

«Mi prometti che mi permetterai di fare solo ciò che realmente ti andrà, e che ti sentirai libera di fare tutto quello che vorrai?» mi chiese ulteriore conferma.

«Sarà così, promesso.»

«Allora stenditi, e lasciati spogliare. Ho voglia di vederti e di adorarti» e con una piccola pressione sulle labbra mi fece adagiare contro il bancone, agganciò gli indici ai boxer e ai pantaloncini e mi guardò, in attesa.

Annuii, e finalmente mi tolse di dosso con lentezza il cumulo di sua biancheria che era di troppo, inginocchiandosi per terra per sfilarmi i calzini lasciandomi baci languidi sul collo del piede e sulle caviglie fino ai polpacci, e poi tornò in piedi, disintegrandomi la coscienza con uno sguardo.

«Vieni qui» mi tese la mano, mi aggrappai a lui e tornai seduta fremendo nel non avere idea di cosa avesse in mente.
«Voglio che tu ti sieda sulle mie spalle, sulla mia faccia.»

Vide il mio sguardo perso, e senza aggiungere altro si abbassò di nuovo all'altezza del bancone, mi cinse le cosce con le mani allargandole e portandosele sulle spalle costringendomi a sporgermi verso di lui, e dopo che ebbi annuito anche quella volta si alzò di nuovo in piedi.

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