Cap.11 "Legami rotti"

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Quel pomeriggio passò molto lentamente

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Quel pomeriggio passò molto lentamente.
Le mie dita toccavano la tastiera con fare scattante, mentre provavo a stare dietro alle parole che Henry selezionò con attenzione.
Facemmo alcune pause quel pomeriggio, lavorare senza sosta non ci sarebbe stato granchè d'aiuto. La prima volta Henry si allontanò dalla stanza, e dopo qualche minuto vi fece ritorno con due caffè, che porse proprio accanto al mio pc, senza aggiungere alcuna parola.

L'unico suono che emisero le mie labbra fu un semplice <<Grazie>>, e lui mi aveva solo elargito un'occhiata come per dire "di nulla", perché Henry era fatto così, faceva le cose in silenzio, senza rumore, senza il bisogno di essere ricambiato.

Presi il mio bicchiere molto caldo al tatto e lo avvicinai alle mie labbra, ignara del fatto che avrei potuto provocarmi una qualche ustione, lo bevvi senza stare attenta, poiché ero molto presa dal rileggere il mio articolo.

Al contatto con il bollente caffè, allontanai di scatto il bicchiere dalle mie labbra, e lo porsi sul tavolo mentre con la mano tamponai la piccola ustione che mi feci da sola.
<<Jane, non ti eri accorta che il caffè fosse caldo?>> Henry infilò una mano nella tasca sinistra della sua giacca e mi porse un fazzoletto pulito, <<Tieni, sta' più attenta.>>
<<Grazie.>> accettai volentieri il suo fazzoletto, e iniziai a tamponare meglio il mio labbro inferiore.

La seconda volta, erano le cinque di pomeriggio, ma il freddo e il gelo di Londra non fermarono il signor Mirren dall'avvalersi del suo bisogno di fumare.
<<Ti va una sigaretta?>>
<<Siamo quasi alla fine.>>

<<Solo una sigaretta.>>

<<Va bene.>>
Andammo nella zona fumatori presente all'interno del Metropolitan Office Center, si trattava di un piccolo giardino proprio alle spalle di quella struttura. Ci fermammo al margine del giardino, poiché improvvisamente iniziò a piovere. Non osammo fare qualche altro passo per via della pioggia e del fango scivoloso, così restammo in piedi.

Henry mi porse il suo pacco da venti di Marlboro, e ne presi una.
Accesi un po' prima di lui, insieme alle sigarette mi aveva passato l'accendino a gas.
Fu così che restammo immobili a fissare i fiori che venivano innaffiati dalla pioggia, così come l'erba e quel poco muschio che riuscì ad intravedere in quel piccolo paradiso di verde.
La pioggia si fece più forte, riuscì per fortuna a nascondere il rumore fastidioso delle sirene delle auto della polizia che stavano rientrando da chissà dove.

Ma come la pioggia anche il vento freddo volle partecipare, e il mio maglione non fu sufficiente a ripararmi. Henry se ne accorse, e in silenzio, con la sigaretta ancora attaccata alle labbra e i capelli neri leggermente smossi a causa del vento, si tolse la giacca di pelle e l'appoggiò proprio sulle mie spalle. Non avevo completamente fatto caso al suo gesto, poiché fui concentrata ad ascoltare la pioggia mentre i miei pensieri si rincorrevano tra di essi.

Sentii le sue mani calde, nonostante il freddo, toccarmi le spalle, e mi girai verso di lui.
Non ero abituata ad un trattamento simile, tanto meno non me lo sarei aspettata da lui.
<<Non c'è bisogno.>> feci per toglierla.
<<Tienila.>> il suo sguardo era freddo, tagliente come una lama affilata, e bastò a farmi capire che non dovevo aggiungere altro.
Finimmo la nostra sigaretta, e rientrammo in ufficio.

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