Ines è una giovane soldatessa, strappata dalla sua vita e imprigionata in un carcere di massima sicurezza a Mosca dove i servizi segreti russi le offrono una via d'uscita - una missione pericolosa, in cambio della libertà. Ines accetta. E rinasce co...
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Quattro novembre. Londra. Ero in ritardo. Avrei dovuto essere a lavoro dieci minuti prima del solito, ma il destino aveva deciso diversamente. Una minuscola macchia di caffè sul maglione, il traffico paralizzato, e l'orologio che sembrava correre più veloce di me.
Il secondo giorno alla Mirren Enterprise stava per iniziare, e l'assistente personale del Signor Mirren, con molta probabilità si sarebbe beccata una bella assenza.
Fortunatamente non andò così.. o meglio, quasi. Arrivai nel mio ufficio, dopo essermi fatta una bella corsa per tutto il piano. Lasciai la mia borsa sul tavolo e presi fiato. Luna aveva il giorno libero.
Respirai, e mi sedetti sulla sedia. Agli occhi di uno sconosciuto, sarei sembrata una che aveva appena partecipato ad una maratona. Sai cosa ti dico, caro lettore? Avrei preferito che fosse stato uno sconosciuto a vedermi, piuttosto che la signora Bessie.
Mi aveva sentita arrivare, e stavo per avere il mio primo rimprovero in azienda. Il rumore dei suoi tacchi la precedette. Sapevo che una terribile minaccia stava per incombere su di me come una tempesta. Infine, Bessie entrò nel mio ufficio.
<<Jane.>> disse. Tornai in posizione eretta. <<Signora..>> la salutai.
<<Sei in ritardo. E è solo il tuo secondo giorno.>> Rimasi in silenzio. Poi Bessie riprese a parlare. <<Non mi sembra un atteggiamento appropriato per l'assistente dell'amministratore delegato.>>
Abbassai lo sguardo, mortificata. <<Lo so, signora... c'era molto traffico. Non accadrà più, glielo prometto.>>
Bessie mi guardò. <<Bene. Che non accada più, allora. Chiaro?>> Risposi immediatamente. <<Chiaro.>> La perfida signora Bessie abbandonò l'ufficio, lasciandomi tutta sola.
Non sapevo ancora che lavoro mi aspettasse per quel giorno, così decisi di accendere il pc del mio ufficio per dare uno sguardo.
Nel frattempo, Bessie era tornata alle sue mansioni in ufficio. <<Mi chiedo se ho fatto bene ad assumere quella ragazza..>>
<<Come mai?>> chiese Marcus, uno degli agenti di Henry, mentre si abbottonava la camicia, pronto ad uscire.
Bessie si sedette sul bordo della scrivania, accavallando le gambe con eleganza. <<Non lo so. È già venuta in ritardo. Mi domando se sia davvero all'altezza del lavoro che le ho dato.>>
Marcus sorrise appena, avvicinandosi a lei. <<Io penso che tu pensi troppo al lavoro.>>
Marcus sorrise appena, avvicinandosi a lei. <<Io penso che tu pensi troppo al lavoro.>>
<<Non è vero... o forse potresti anche avere ragione.>>
<<Prendiamoci qualche giorno per noi. Fuori città. Non importa dove. Basta che ci sia un posto dove... distrarci.>> Le sfiorò il viso con un bacio.