Ines è una giovane soldatessa, strappata dalla sua vita e imprigionata in un carcere di massima sicurezza a Mosca dove i servizi segreti russi le offrono una via d'uscita - una missione pericolosa, in cambio della libertà. Ines accetta. E rinasce co...
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Buongiorno, caro lettore. Oggi la giornata sarà radiosa.. o almeno, lo spero per te. Ahimè, se per alcuni potrà sembrare luminosa, per altri sarà un vero disastro. In fondo, di solito, capiamo che piega prenderà la giornata nel preciso istante in cui apriamo gli occhi al nostro risveglio — anche se, a volte, finisce in un modo del tutto diverso da come immaginavamo.
Per Jane Feyer, invece, era un'incertezza.
Quel giorno feci una colazione abbondante, poi scesi di casa e decisi di camminare a piedi. Sentivo un bisogno irrefrenabile di scaricare tutta l'ansia che mi portavo addosso da giorni, in particolare dal giorno prima, quando andai a trovare Carl nel suo nascondiglio segreto. La notte prima pensai a lungo a ciò che successe in quella villa abbandonata.
Ma no, non mi stavo innamorando di Carl, perché mai avrei dovuto? Era un criminale, non sapevo ancora se gli omicidi di cui era stato accusato fossero realmente opera sua oppure no.. Forse ero complice di un vero carnefice, e stavo sottovalutando la cosa. O magari era realmente innocente come diceva di essere.
Come potevo scoprirlo? Nel modo più vecchio possibile, ovviamente. Aspettando. Avevo bisogno di Carl per portare a termine la mia missione, e soprattutto per riuscire finalmente a parlare con Jason.
Non importava quanto tempo ci sarebbe voluto; avrei fatto qualsiasi cosa pur di raggiungere il mio obiettivo. Anche finirci a letto, se necessario. E se era questo che voleva — cosa che, col tempo, iniziai a volere anch'io, forse per solitudine — allora l'avrei fatto.
Il signor Mirren era appena arrivato alla Mirren Enterprise, quel giorno sarebbe tornato a lavoro. Aveva riposato, aveva riflettuto, aveva fatto anche delle lunghe passeggiate lungo i colli innevati inglesi, dunque era arrivato il momento di tornare a lavoro. Bessie si trovava già in sede, e quella stessa mattina le inviò un messaggio chiedendogli di raggiungerla poiché doveva parlargli una novità.
Henry avrebbe voluto correre a Scotland Yard per verificare lo status delle ricerche per ritrovare Carl, ma alla fine dovette rimandare.
<<Mason, mia sorella vuole vedermi. Ci vediamo dopo. Voglio un riepilogo delle ultime settimane sulla mia scrivania entro l'ora di pranzo. E risparmiami la solita storia di tornare un altro giorno: oggi si torna a lavoro>> Dopo aver inviato il messaggio a Mason, Henry varcò l'ingresso della Mirren Enterprise con la sua solita camminata lenta, sicura, di quelle che bastavano a far capire a chiunque di non avvicinarsi troppo. I dipendenti lo salutavano con deferenza: <<Buongiorno, signore.>> Lui rispondeva con un semplice cenno del capo, o, a volte, con un <<Buongiorno.>> appena accennato. Il signor Mirren non aveva tempo da perdere. Luna era con me, e insieme entrammo nell'ufficio di Bessie. <<Luna, tesoro, puoi tornare a lavoro, grazie. Jane, tu resta. Mio fratello sta arrivando... e voglio essere presente quando vi stringete la mano.>>
Rimasi seduta in fondo alla stanza, mentre la mia temperatura corporea saliva come un vulcano in eruzione. La paura iniziava a insinuarsi nella mia mente, ma sapevo di essermi spinta troppo oltre per tornare indietro. Il signor Mirren entrò nell'ufficio di Bessie senza accorgersi della mia presenza. Chiuse la porta con delicatezza, mentre la sorella lo guardava con un piccolo sorriso sulle labbra. <<Quindi? Cosa c'è di così importante?>> Bessie mi indicò con un gesto elegante. <<Ti presento la tua nuova assistente.. vi conoscete già.>>