Cap.14 "Verità o bugia?"

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Era passata una settimana da quando io e Henry ci eravamo schierati l'uno contro l'altro

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Era passata una settimana da quando io e Henry ci eravamo schierati l'uno contro l'altro.

Non ebbi più alcuna notizia. Non parlavamo da una settimana, eppure, era come se fosse passato più tempo.
L'unica notizia che mi arrivò in quei giorni, fu che l'articolo che pubblicai sul Mirren Times aveva fatto scalpore.
Alcuni commenti di giornalisti di cronaca non tardarono ad arrivare, e la maggior parte venivano proprio da giornalisti che lavoravano per il Mirren Times. Ovviamente nel blog dell'azienda non veniva pubblicato niente, ma si sa che le voci di corridoio girano incessantemente.
Ne fui a conoscenza perché tra le scrivanie degli uffici della Mirren Enterprise le voci sul nuovo autore misterioso arrivarono anche a Luna, e lei non perse molto tempo prima di raccontarlo a me, in una delle nostre cene a casa.
E sapeva anche della serie di omicidi avvenuti dove erano coinvolti alcuni giornalisti in passato.

Tra i giornalisti londinesi queste voci non cessavano mai di esistere, chiunque in questo settore era informato del fatto che chi avesse osato scrivere su Carl Looper, etichettato da molti 'il tiranno', andava incontro ad un destino crudele.

Non sapevo il motivo per la quale a Looper non piacesse scorgere il proprio nome sulle pagine di cronaca, d'altronde, se commetti un reato penale e non ti sei mai pentito di averlo commesso (soprattutto una carneficina del genere) l'unica cosa che puoi aspettarti è proprio questa; che la gente parli e scriva di te. Ma ho sempre pensato che la mente umana è troppo complessa, ed io non mi sono mai interessata del tutto alla psicologia.

In quella settimana, mi concentrai nella realizzazione del mio piano.
Dovevo assolutamente scoprire quella verità nascosta, che mi era ancora ignota, e che Henry aveva cercato di cancellare definitivamente.
Jason Ashbourne si trovava realmente in carcere?

Questa è una domanda che mi posi continuamente in quei lunghi giorni, e avrei trovato una risposta al più presto.
Non gli avrei permesso di sviare le mie ricerche.

Dunque l'ultimo giorno di quella settimana, annullai tutti i miei impegni.
Scrissi un messaggio a Luna dicendole che per quella volta non avremmo potuto pranzare insieme, perché quel giorno non avrei permesso a me stessa di distrarmi.
Presi il cappotto insieme alla mia solita borsa, e mi avviai.
Arrivai nella strada principale, dove fermai un taxi.
<<Dove siamo diretti?>> domandò il taxista.
<<Penitenziario di Wandsworth.>>

Arrivai davanti quel penitenziario che visto dall'esterno incuteva già un certo brivido. Mi avvicinai all'enorme portone in legno massiccio, dove ad aspettarmi trovai un agente di polizia, incaricato di accompagnarmi fino all'ufficio del direttore. Saremmo entrati da una porta secondaria.
Una settimana fa, quella sera sul tetto del mio palazzo, contemplando un pò le stelle, mi balenò in mente un'idea che non meritava affatto di essere scartata. Sarei dovuta espormi ad un grande rischio, ma non riuscii proprio a tirarmi indietro.
Così, presa dall'impulso, una volta tornata in camera, aprì il mio pc da lavoro, e scrissi una mail al direttore del penitenziario di Wandsworth.
Non era l'unico penitenziario a Londra. Ma tanto vale iniziare dal peggiore.

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