Ines è una giovane soldatessa, strappata dalla sua vita e imprigionata in un carcere di massima sicurezza a Mosca dove i servizi segreti russi le offrono una via d'uscita - una missione pericolosa, in cambio della libertà. Ines accetta. E rinasce co...
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Un colpo di pistola. Sangue ovunque. Quello che accadde nell'ufficio del direttore, fu uno scenario che dopo anni, ancora mi porto dentro come un fardello. Non perché io fossi traumatizzata, ma perché non realizzai subito che la mia vita stesse subendo un simile cambiamento. Lo feci quando Roman mi mostrò i documenti falsificati con la mia foto, e tutto il necessario per poter dare inizio a quell'operazione di cui ancora non sapevo proprio niente.
Ci ritrovammo in un salotto stile molto minimalista, Roman fece subito portare le mie cose, io mi cambiai, e mi preparai a lasciare quel posto oscuro, che era stato luogo di pura e assoluta sofferenza.
Adesso non so dirvi se quando successe io ne fui convinta. Da una parte mi sentii più sollevata, pensai che in qualche modo avrei avuto la possibilità di sentire Hannah, rassicurarla e dirle che sto bene. Dall'altra non sapevo cosa mi aspettasse, forse avrei dovuto rubare, o fare del male a qualcuno. Non ero completamente pronta ad affrontare ciò che mi avrebbero chiesto i servizi segreti.
E chi lo sa cosa mi avrebbero chiesto, caro lettore. Ma di certo non era niente di poco. In ufficio, Roman mi parlò di qualcosa di grosso, di un incarico che necessita solo di qualcuno che per certo, sarebbe riuscito a concludere il lavoro con successo. Però perché proprio io? Non mi conosceva nemmeno Roman, per di più ero anche straniera e a malapena capivo qualche verbo. Per fortuna Roman parlava un tedesco abbastanza fluido.
<<Sei nervosa?>> interruppe il mio silenzio, Roman. Stavo guardando fuori dalla finestra di quell'imponente palazzo stile gotico, che di quello che capii era la sede dei servizi segreti.
C'era un paesaggio freddo, il modo in cui la neve si posava sulla terra ferma, la lentezza con la quale quel bianco paesaggio diventava sempre più nostalgico, mi fece viaggiare con la mente per un pò. A Berlino in questo periodo nevica ininterrottamente, la neve piace molto ad Hannah, pensai. Chissà cosa starà facendo. Solo quando Roman richiamò la mia attenzione staccai gli occhi da quel malinconico paesaggio.
<<No, stavo solo pensando.>>
<<Va bene essere nervosi, stai per andare in una terra straniera a svolgere un lavoro non di poca importanza. >> solo dopo, si sedette accanto a me. <<Però è necessario non deconcentrarsi dall'obiettivo. Ti ricordo, Ines, che sei molto abile, e hai un grande talento. La possibilità che hai davanti è molto importante.>> <<Non è ciò che immaginavo per me, signore.>> <<Roman.>> <<Sì, Roman.>> rivolsi di nuovo lo sguardo all'esterno.
Roman era un uomo dall'aria rigida, alto di statura, se non lo si conosce si potrebbe pure pensare che sia una cattiva persona. La cosa buffa era questa, non lo era. Eppure era un sicario. Non capisco perché la gente scelga di fare una professione simile. Non è bello, fai il lavoro sporco, rischi praticamente tutto, e in molte circostanze potresti ritrovarti ferito. E la cosa più importante era sicuramente una: non puoi fallire. La cosa buona è che s'impara a vivere sul serio, poiché durante il lavoro se ti distrai, o fai qualcosa che potrebbe compromettere il tuo obiettivo, sai che potresti rimanerci secco. Perciò ti godi ogni istante. <<Signorina Wagner, prego. >> da quella portà uscì un signore di mezza età dall'aria giovanile, era vestito in modo molto classico, giacca e cravatta, in viso aveva un'espressione seria. E aveva una grande cicatrice lungo tutta la guancia, supposi che fosse una piccola e spiacevole memoria di una precedente missione.