Ines è una giovane soldatessa, strappata dalla sua vita e imprigionata in un carcere di massima sicurezza a Mosca dove i servizi segreti russi le offrono una via d'uscita - una missione pericolosa, in cambio della libertà. Ines accetta. E rinasce co...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Si dice che l'abito non faccia il monaco. E allora perchè per le occasioni di fondamentale importanza ci preoccupiamo dell'esteriorità del nostro singolo? Forse perché in fondo l'abito fa, al contrario di quel che si dice, il monaco. Dovevo per tanto curare il mio aspetto per incontrare il signor Mirren.
Capelli raccolti in un delizioso chignon. Un pantalone a sigaretta, abbinato ad una giacca grigio tortora. La mia borsa da giornalista, ovviamente del medesimo colore, era quella che utilizzavo per portarmi dietro i parecchi appunti che potevano servirmi nelle mie ricerche.
Il prestigiosissimo luogo di incontro che il signor Mirren aveva scelto per noi, era un luogo dall'estrema lussuosità, ovviamente si trattava di un posto esclusivo, dopotutto non poteva essere altrimenti. In veste da Ines Wagner, donna quale ero realmente, non sarei mai entrata in un simile luogo, ma da Jane Feyer, caro lettore, potevo fare tutto ciò che desideravo.
Magari dovrei smettere di avere paura. Magari ho tutte le carte in tavola per vincere. Magari.
Avrei sfruttato la mia situazione per prendermi tutto ciò che volevo, non l'avrei sprecata, non avrei lasciato alla cattiva sorte di condizionare il mio destino. Erano passati molti giorni, avevo conosciuto Londra, ne stavo cogliendo i giochi, così come i giocatori. Fu difficile abituarsi ad una realtà di cui non avevo scelto io di far parte. Adesso ero realmente Jane Feyer.
La donna indecisa e tormentata dalla voglia di fuggire dalla sua città natale per via delle repressioni, la povera principiante a cui capitò tra le mani un grande colpo di fortuna, che fece di lei una stimata giornalista in brevissimo tempo. La ragazzina dai capelli legati, con le mani sempre sporche d'inchiostro, dagli appunti volanti e i pezzettini di carta ammassati nella sua borsetta vintage di Vivienne Westwood. La giornalista di uno squallido quotidiano, come l'aveva definito qualcuno. Ero Jane. Solo Jane.
L'ombretto marrone sulle palpebre, sfumato svagamente per via del tempo che aveva deciso di accorciarsi proprio quella sera, perché ero quasi in ritardo, e dovevo correre.
Arrivata nel luogo dell'appuntamento, non potetti mascherare la mia espressione di stupore sul viso. Mi feci strada da sola, andando incontro ad un tipo alto e barbuto che se ne stava dietro un computer.
<<Buonasera..>> dissi. <<Buonasera, posso aiutarla?>> <<Sì. Ho un appuntamento.>> <<La prenotazione è a suo nome?>>
<<La signorina è con me, James.>> Eccolo il signor Mirren che entrò subito dopo di me. Silenzioso e sicuro come sempre.
<<Accomodatevi.>>
Il signor Mirren mi guidò verso il nostro tavolo e poco dopo, avvicinò la sedia per farmi accomodare. Poi si sedette anche lui. Ci dammo un'occhiata veloce, fu instintivo.
Il cameriere porse ovviamentre i menù a entrambi, e restai nell'oblio dell'incensione, perchè tutto quello che il menù offriva era costoso, anche troppo per me. Inoltre molte cose trai piatti scritti su carta, io non ne riconobbi quasi nessuno.