𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝟏𝟐 - 𝐒𝐨𝐥𝐨 𝐥'𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨.

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Caro, simpatico lettore

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Caro, simpatico lettore.
Hai anche solo la più pallida idea di quanto possano essere noiose le riunioni in una redazione di giornale?
Quella mattina il mio collega Steven mi aveva praticamente trascinata in sala riunioni. A dire il vero, era scocciato quanto me, ma si era offerto di accompagnarmi per darmi un po' di supporto morale.
Fortunatamente non durò molto. Credo che persino il signor Wilson fosse stufo di ripetere le stesse identiche raccomandazioni ogni volta che arrivavano nuovi giornalisti.

Ci aggiornò sugli ultimi avvenimenti di Londra e ci informò che, nelle settimane successive, sarebbero arrivati in città diversi personaggi famosi del mondo dello spettacolo e della moda. Questo significava una sola cosa: prepararsi a scrivere articoli che facessero parlare i lettori del Daily Mail.
Quando la riunione terminò, io e Steven tirammo lo stesso identico sospiro di sollievo e ci avviammo verso l'uscita. Avevamo entrambi una fame da lupi.
Prima che riuscissi a lasciare la sala, però, il signor Wilson richiamò la mia attenzione.
Da brava dipendente mi avvicinai.

<<Jane... alla fine avete incontrato il signor Mirren?>>
Sospirai.
<<Sì.>>

<<E com'è andata?>> Lo guardai per qualche secondo.

<<Diciamo... che se dovessi descriverlo con una parola, sceglierei "catastrofica".>>
Il signor Wilson si lasciò sfuggire una breve risata.
<<Immaginavo.>>

Lo salutai con un cenno e raggiunsi Steven nel corridoio.
<<Allora?>> domandò lui.

<<Allora ho ancora più fame di prima.>>
Steven rise. <<Ti va un Pret A Manger?>>

Feci spallucce.<<Perché no?>>

Così uscimmo dalla redazione con un unico obiettivo.
Riempirci lo stomaco, sperando che il pomeriggio fosse abbastanza tranquillo da concederci almeno qualche ora di pace.

Ovviamente non potevo sapere che, da lì a meno di un'ora, tutta Londra avrebbe smesso di parlare di moda, spettacolo e pettegolezzi. Da quel momento avrebbe parlato soltanto di una cosa: la rivolta nel carcere di massima sicurezza di Wandsworth.

Henry aveva lasciato casa in un lampo.
Era salito in macchina e aveva premuto l'acceleratore fino in fondo, chiedendosi perché, ogni santa volta che si concedeva il lusso di abbassare la guardia, accadesse inevitabilmente una catastrofe.
Non l'avrebbe più fatto.

Non avrebbe più sottovalutato nulla. Nemmeno il dettaglio più insignificante.

Certo, esistevano eventi che sfuggivano al controllo di chiunque. Henry lo sapeva bene. Ma, se fosse stato necessario, avrebbe sfidato persino l'universo pur di mantenere il controllo della situazione.

Quando arrivò davanti al carcere, fu travolto dal caos. Giornalisti, reporter, auto della polizia, ambulanze... Mancava soltanto l'esercito.

Parcheggiò senza perdere tempo e, prima di chiudere la portiera, aprì il vano portaoggetti. Afferrò la pistola di servizio e la infilò nella cintura dei pantaloni, coprendola con la giacca.
Poi raggiunse l'ingresso, e lì trovò Mason. Aveva la mano completamente sporca di sangue.
<<Mason.>>

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