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CARLOS

Città del Messico, 29 ottobre 2023

Un peso grava sul mio petto. Sorrido alla matassa di ricci di Lando e allungo un braccio verso il comodino per afferrare il telefono e scollegarlo dalla carica.

Sono le 7:05. Controllo le notifiche e rispondo a vari messaggi.

Ieri sera sono uscito con Alex, George e il mio ragazzo. Abbiamo cenato in un ristorante italiano e bighellonato per la città. È stata una serata piuttosto tranquilla, salvo poi concludersi con la caduta di Lando dopo aver visto un ragno su un albero.

Insomma, un epilogo molto caotico visto che Lando si era aggrappato al mio braccio mentre George tentava di scacciare l'animale che stava per fatti suoi.

Il risultato? Il ragno se n'era andato senza che il pilota della Mercedes potesse fare altro se non agitare la mano.

«Mmh, spegni la luce», mugugna il mio ragazzo coprendosi gli occhi con il braccio e girandosi dall'altro lato.

«Come faccio a spegnere il sole?» chiedo retorico.

Lando sposta il braccio e volta il capo nella mia direzione. È così carino appena sveglio! Dio, sono un bastardo fortunato!

Mi sposta un ciuffo dal viso e mi accarezza una guancia con le nocche. Mi perdo nelle sue iridi verdi e fisso quella bocca sottile che amo tanto baciare. Ne traccio il contorno con l'indice, lui la schiude e mi osserva curioso. Le dita scivolano sul collo, sulle clavicole, sull'addome scolpito, e infine sulla V nascosta dai boxer.

Mi sorreggo sui gomiti per studiare meglio il suo viso. Le nostre labbra si sfiorano. Mi prendo tutto il tempo del mondo per godermi il contatto, sentire il loro sapore sulle mie. Non riesco a fare a meno di lui.

Vorrei averlo sempre con me. Vorrei marchiare le sue mani sulla mia pelle come un tatuaggio e non lasciarlo più andare via.

Sono dipendente da Lando Norris.

Le dita si intrecciano, i respiri si fondono, le nostre bocche non vogliono separarsi.

Lando si aggrappa alle mie spalle, mi circonda il bacino e mi morde il labbro, facendomi gemere. Dio, amo quando lo fa!

«Devo andare», mormora, contrariato, controllando l'ora.

«Lo so»

«Ma non voglio»

«Oscar non ci parerà il culo per sempre».

Lando sospira. Si riveste alla svelta e inforca le scarpe. «Ci vediamo in giro», borbotta chiudendo la porta con un tonfo.

Cado sul materasso e mi massaggio le tempie. Detesto questa situazione. Detesto non poter tenere per mano Lando e baciarlo davanti a tutti. Detesto comportarmi come un amico, come lo stesso stronzo di un tempo quando eravamo compagni di squadra.

I fan vanno in visibilio quando ci vedono insieme, quando terminiamo la gara sul podio, o quando ci congratuliamo per un buon risultato con le solite pacche sulla schiena o sulla spalla e i sorrisi che nascondono parole non dette.

Saranno disposti a sostenerci quando riveleremo al mondo intero di stare insieme?

Ho una paura fottuta di quello che potrebbe accadere.

Ho paura di non essere in grado di reggere la situazione e commettere scelte avventate. Non voglio perdere Lando, quello che abbiamo.

Più lo guardo e più comprendo la sua sofferenza. È stato così subdolo da non darmi modo di carpire i sentimenti che provava nei miei confronti, né tantomeno cogliere la scintilla nel suo sguardo quando mi guardava.

Flatline // CarLando Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora