Il corpo di Moroni era steso su un lettino in pietra, lo sguardo rivolto verso l'alto, la mente immersa nei ricordi della sua vita e uno strano fastidio che gli tormentava la schiena.
Era stato rinchiuso in una cella piccola, spoglia e buia e l'unica fievole luce che illuminava parzialmente il volto dell'Angelo Vendicatore derivava da una finestrella in alto al muro parallelo con le sbarre della stanza.
L'umore dell'uomo era a terra e la sete lo stava consumando a mano a mano, tanto che ormai mandare giù la saliva era come un'impresa idilliaca: sembrava che tanti piccoli scalatori gli stessero affondando i loro strumenti per salire una montagna in gola facendolo soffrire atrocemente.
Gli avevano detto che all'Inferno non esisteva l'acqua date le alte temperature, ma per far idratare un Angelo proveniente dalla Terra era stato inventato un nuovo fluido che una volta ingerito rendeva immune alla sete per circa un giorno.
Una creatura succube di Lucifero era andata a procurare una boccetta con dentro quel fluido così da non far morire disidratato l'Angelo Vendicatore prima del test dell'Angelo Oscuro.
In quel momento il professore non poteva permettersi passi falsi: doveva aspettare il momento giusto per attaccare Lucifero e sconfiggere Leviel. Nella sua mente si immaginò svariate volte diverse scene in cui lui riusciva a conficcare una lama nella pelle morbida dell'Angelo Oscuro facendo cadere tutto l'Inferno ai suoi piedi e venendo eletto come Arcangelo più potente del Paradiso e un moto di speranza lo invase mentre nella sua testa ripeteva il suo solito mantra:
Il pensiero crea.
Venne strappato dalle sue fantasie non appena lo schiocco della serratura della cella lo fece sobbalzare facendogli strabuzzare gli occhi e facendolo sedere con la schiena dritta.
Dinanzi a lui apparve una donna con sembianze umane e Moroni ci sarebbe anche cascato se due piccole corna di un colore scarlatto, simile a quello della pelle della creatura non le fossero spuntate sulla testa, in mezzo ai capelli neri come la pece.
-Michael.- la creatura chiamò l'Angelo Vendicatore con voce graffiata. Tra i suoi artigli letali era stretta la bottiglietta che avrebbe fatto sì che Moroni sopravvivesse.
-Prendi.- gli porse il fluido e non appena la creatura gli si avvicinò pericolosamente, Moroni si accorse anche di due piccole, timide, ali che le spuntavano dalla schiena provocando probabilmente due piccoli buchi sul suo buffo abito spudoratamente attillato, tanto da accentuare le curve del suo corpo.
Mentre l'Angelo Vendicatore sfiorava gli artigli della creatura per prendere il fluido, questa iniziò a parlare:
-Dall'era della Creazione l'inferno è stato progettato per far soffrire tutte le anime che sarebbero arrivate dopo la morte e la decomposizione del loro corpo terrestre. La prima sfida più ardua da superare è quella della resistenza al calore. Questo posto è così tanto incandescente che se un umano riuscisse a scendere qua sotto, anche solo sfiorando una delle rocce si incenerirebbe sul posto.-
Fece una pausa, e Moroni annuì, incalzandola nel continuare la sua narrazione.
-Gli Angeli, invece, data la loro natura al di sopra del normale riescono a resistere a tanto calore ma per un arco di tempo che può variare da Cherubino a Cherubino. Date le alte temperature l'acqua non fa che evaporare in meno di pochi istanti e dati i diversi Angeli che si fermano a soggiornare anche per mesi all'Inferno per motivi ancora a me ignoti, i nostri Demoni più intraprendenti hanno ideato il Fothìa, il nostro sidro capace di rendervi immuni alla sete anche solo per un giorno.-
La creatura recitò il suo monologo con voce atona e Moroni rimase interdetto sul da farsi: doveva ringraziarla per quella lezione di storia improvvisata oppure avrebbe dovuto trangugiare il sidro ignorando le parole appena pronunciate?
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Salvami, mio Angelo
Fantasy~In corso~ ~Trama provvisoria~ Un'aura negativa si aggirava tra le anime che si stavano godendo il loro camposcuola. Quattro in particolare erano tormentate da questa: Jessie, Sam, il professor Moroni e la professoressa Fray. Tre Angeli (un Custod...
