Capitolo 15

39 4 2
                                        

                                                                                                        Charlotte pov

Una luce colpisce il mio viso e sono costretta ad aprire gli occhi.

Ma dove sono?

Mi trovo in un letto con lenzuola bianche, la camera è blu scuro, non lilla come la mia, non è decorata.
C'è solo un armadio grande, una scrivania davanti la finestra ed una chitarra davanti a me,vicino lo specchio.

Dopo un attimo di confusione però ricordo.
Festa.Noah.Thomas.Fabbrica abbandonata.

Accanto a me però non c'è la persona con cui mi sono addormentata.
Sono sola nel letto.

Mi alzo molto lentamente e mi dirigo verso il bagno.
Ma lui non c'è.

Attraverso la sala da pranzo e lo trovo lì sul divano mentre dorme.

Perché sta lì?

Quando si è alzato?

<<Noah>> lo richiamo scuotendolo con la mano.

Lui trema per un attimo ma quando apre gli occhi e capisce che sono io si tranquillizza.
Si alza serenamente dal divano e si dirige verso la cucina.

<<Buongiorno eh, grazie per aver salutato. Sei sempre educato>> lo prendo in giro ma non sorride nemmeno, il suo volto è serio e a stento mi guarda.

<<Come mai eri sul divano?>> domando tentando di fare conversazione.
Ma nulla, non risponde.

<<È successo qualcosa?>> domando ancora, un po' innervosita.
<<No>> questa è la sua risposta mentre mi volta le spalle intento a trafficare con i fornelli, di tutto pur di non incrociare il mio sguardo.

Perché fa così ora?

<<Noah>> ho il tono serio stavolta, mentre lo richiamo, lo vedo irrigidirsi appena pronuncio il suo nome ma non si volta.
Così arrivo vicino a lui vicino al bancone della cucina.

<<Noah>> finalmente si gira ed i nostri occhi si incontrano.
Ma non sono gli occhi che mi guardavano ieri.
Non sono gli occhi di chi mi ha abbracciato e stretto a sé mentre piangevo.

Stamattina è diverso.
Sono di nuovo gli occhi di 4 anni fa, di quella notte, e di tutte le giornate a venire.
Sono gli stessi occhi di quando è tornato.

Freddi e vuoti.

<<Cosa vuoi?>> si rivolge a me con tono brusco, un tono così aggressivo che sussulto.
<<Voglio sapere cosa cazzo è successo in queste 8 ore, visto che sei un'altra persona>> lo fisso mettendomi le mani sui fianchi.
Lui però distoglie lo sguardo, e con voce distaccata si rivolge di nuovo a me, <<tra poco tornerà mio padre, è meglio se vai>>

Mi sta cacciando?

<<Perché fai così? Cosa è successo?>> domando con voce insicura.
<<Non sono affari tuoi.>>
<<Lo sono, perché io ci tengo a te e non voglio che stai male>>

Lui però mi rivolge un altro sguardo pieno di disprezzo.

<<Ho fatto qualcosa? Se ho fatto qualcosa che ti ha fatto arrabbiare dimm->> inizio a parlare torturandomi le mani ma vengo interrotta proprio da lui.
<<No! Non hai fatto nulla. Adesso vattene via! Non ti sopporto più>>

Non mi guarda nemmeno, ora però non mi dispiace, anzi. Non voglio far vedere i miei occhi lucidi.

Così vado in camera sua, mi dirigo in bagno e rimetto i vestiti di ieri sera.
Prendo il telefono e la borsa e vado verso la porta.

Finished Love Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora