«Se vuoi a fine lezione ti aspetto qui fuori. Così ti faccio vedere dove si terrà la prossima.» Rebecca non rispose alla mia provocazione. Continuò a sorridere, ma irrigidì appena le spalle. Aveva capito.
«No, grazie. Me la caverò da solo.» Lo dissi più per riprendere spazio che per convinzione e fu l'ultima cosa che riuscii a dire prima che qualcuno me lo togliesse di nuovo.
Un ragazzo dai capelli castani e spettinati quasi mi travolse, costringendomi a dedicargli attenzione. La sua postura sciolta contrastava la fretta degli altri studenti che si affannavano lungo il corridoio.
I suoi occhi ambrati si fissarono nei miei. «Tu devi essere il ragazzo nuovo, giusto?» Portò alle labbra una barretta ai cereali e ne staccò un pezzo, in attesa della mia risposta.
«Sì.»
Ero incuriosito. Non per qualche dettaglio evidente, ma per il modo in cui era entrato nel mio spazio. Diretto, immediato, privo di esitazioni, con una naturalezza che sembrava non nascere dall'audacia, ma dall'abitudine a non doversi giustificare.
«Bene, ragazzo nuovo. Se non ti muovi ad entrare, il professore Delacourt ti prenderà subito di mira. Ti assicuro che non te la caverai da solo.» Mi afferrò per un braccio. La presa fu sicura, calibrata. Il mio corpo reagì prima della mente, irrigidendosi per riflesso, poi rilassandosi.
Non c'era nulla da cui difendersi.
«Te lo dico per esperienza. Fidati.» Mi trascinò dentro l'aula dietro di sé.
«Martini!» La voce tonante del professore annunciò il nostro ingresso. «In ritardo come al solito. Oggi ha anche un nuovo compagno di sventure, noto con estremo dispiacere.»
Il professore Delacourt mi squadrò dall'alto al basso.
Non male come benvenuto.
«Questa volta ho una buona scusa.» Martini fece scivolare lo sguardo dal professore a me, per poi tornare a rivolgersi al professore. «È il ragazzo nuovo,» continuò lui, «l'ho accompagnato oltre la soglia, perché so quanto lei ci tenga alla puntualità dei suoi studenti.»
"L'ho accompagnato oltre la soglia", una scelta di parole precisa. Vuole giustificare il suo ritardo, ma senza mentire apertamente. Non sono convinto che una verità sotto mentite spoglie mantenga la propria essenza di verità. Però è furbo, lo devo ammettere.
Mi diressi verso la cattedra, mentre Martini prendeva posto tra due ragazze che lo guardarono trasognate, e consegnai al professore il documento che mi aveva lasciato il rettore.
Alle sue spalle lo schermo era già acceso. La luce gli disegnava il profilo dei capelli brizzolati.
«William Murray. Bene, prenda posto e iniziamo subito la lezione di oggi.»
Non mi sfuggirono gli sguardi incuriositi degli altri studenti mentre cercavo una sedia libera.
Laptop aperti, schermi inclinati, dita che scorrevano veloci sui trackpad o su superfici lisce.
Dopo qualche secondo la trovai a metà aula, accanto a una ragazza dai capelli castani, accesi da riflessi dorati.
Non aveva nessun dispositivo davanti.
La lezione probabilmente era iniziata da un paio di minuti, ma lei aveva già disposto il proprio armamentario davanti a sé: post-it, evidenziatori, tre penne di colori diversi, il testo aperto e uno spesso taccuino.
Feci appena in tempo a sedermi che il professore Delacourt puntò i suoi occhietti neri su di me. «Tu. Il nuovo. Vediamo se riesci a recuperare due mesi di corso in trenta secondi.»
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Unsafe Place
RomanceAlla Nyxvale University il potere è l'unica legge. Rebecca Anderson vive come la regina del campus. William Murray non appartiene a nessuno dei suoi regni. Quando si incontrano, il desiderio diventa minaccia. Rebecca è bella, brillante, abituata a o...
