«Non mi sembravi quel tipo di persona. Uno di quelli che giudica in base alle apparenze.»
Le parole di Rebecca mi tornarono in mente mentre camminavo verso casa. Il marciapiede era deserto. L'aria trasportava l'odore di qualcosa di dolciastro proveniente da un fast food poco distante.
Avevo fatto esattamente quello. L'avevo giudicata.
Il modo in cui si muoveva. Il sorriso calibrato.
Pericolosa.
La parola mi era venuta in mente senza che sapessi perché, un'etichetta che il mio cervello aveva appiccicato senza il mio permesso anche se Rebecca non aveva fatto nulla di minaccioso.
Istinto? O era il mio solito bagaglio che parlava e che trasformava ogni ombra in minaccia?
Il problema, dovevo ammetterlo, non era Rebecca. Ero io.
Ogni persona nuova era un potenziale pericolo. Ogni sorriso una trappola. Ogni gesto gentile nascondeva un secondo fine da decifrare prima che fosse troppo tardi.
Era sopravvivenza. E forse stavo sopravvivendo così bene da aver dimenticato come si viveva.
Mi fermai davanti al semaforo pedonale. Il display numerico contava alla rovescia.
Quattordici secondi. Tredici. Dodici. Undici.
Trasferimento internazionale: valore normativo 11,37. Posizione 32 su 61. A metà classifica.
Un evento moderatamente stressante, nella popolazione generale, secondo la Interview for Recent Life Events di Paykel e collaboratori. Anni '70, ma ancora tra gli strumenti più citati per studiare come gli eventi di vita stressanti si collegano alla psicopatologia.
Attraversai la strada ripensando alla tabella completa.
Morte di un figlio al primo posto: 19,33. A seguire, morte del coniuge: 18,76. Terzo, sentenza di carcerazione: 17,60. Più in basso, al diciannovesimo posto, inizio di una relazione extraconiugale: 14,09. Quasi sorrisi.
Tradire era considerato più stressante che attraversare un oceano e ricominciare da zero. Chissà se era vero. Forse era più facile misurarsi con un Paese nuovo che affrontare il proprio riflesso nello specchio, con la consapevolezza di aver mentito alla persona che si era scelto di amare.
Incrociai una coppia sul marciapiede. Giovani che si tenevano per mano, ridevano. Per loro, probabilmente, nessun evento da 14,09.
La ricerca era incontestabile su una cosa: eventi di vita stressanti aumentavano il rischio di episodi depressivi maggiori, di ricadute in chi aveva già una storia di disturbi dell'umore, di esacerbazione di sintomi ansiosi. I valori normativi rappresentavano un impatto medio sulla popolazione studiata, ma la valutazione doveva sempre considerare il contesto individuale: risorse disponibili, storia personale, presenza di vulnerabilità preesistenti, supporto sociale.
Svoltai l'angolo.
La strada si stendeva davanti a me. Un serpente di asfalto che tagliava una città che non era mia, in cui si parlava una lingua che conoscevo da sempre, ma non nei suoi ritmi. Nessuna persona fidata a meno di seimila chilometri. Nessun posto dove andare quando il silenzio nella stanza diventava appiccicoso e i pensieri si incollavano l'uno all'altro.
Condizioni ideali per aumentare il carico e, con esso, la capacità dello stress di compromettere il giudizio. Working memory sovraccaricata, attenzione frammentata. Il cervello cercava scorciatoie.
Categorizzava.
Avevo fatto esattamente quello con Rebecca.
Un'auto sfrecciò a pochi centimetri dal marciapiede. Lo spostamento d'aria mi colpì al petto. I lembi della giacca si aprirono di colpo.
Mi fermai inspirando l'aria fredda.
Il mio 11,37 non valeva così poco. C'era il Passeggero.
Non guidava, ma influenzava ogni scelta dal sedile posteriore. Era un peso che rendeva ogni destinazione più lontana e che non potevo scaricare. Un compagno che non avevo scelto.
Prendeva un evento da 11,37 e lo moltiplicava per un coefficiente invisibile.
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Unsafe Place
Romansa| DARK ROMANCE - Power dynamics | Alla Nyxvale University il potere è l'unica legge. Rebecca Anderson vive come la regina del campus, William Murray porta con sé un silenzio carico di segreti. Quando si incontrano, il desiderio diventa minaccia. Reb...
